Lavori Pubblici

Interim di Renzi alle Infrastrutture già da venerdì, un'ora di incontro al Colle

E.T.

Spacchettamento, rotazione dei dirigenti, ruolo e posizione della struttura di missione sulle grandi opere, fondi europei: i nodi nel colloquio con Sergio Mattarella e i passi successivi

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affidato al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, l'interim del ministero delle Infrastrutture. Lo ha reso noto il premier in una lettera letta alla Camera dalla vicepresidente Marina Sereni.

Il presidente del Consiglio ha comunicato che «in data 20 marzo il presidente della Repubblica ha adottato un decreto con il quale ha accettato le dimissioni» di Maurizio Lupi da Ministro delle Infrastrutture. «Con il medesimo decreto il presidente della Repubblica ha affidato l'interim» del dicastero allo stesso Renzi.

Da questa comunicazione emerge dunque che l'interim a Renzi è stato affidato da Mattarella già venerdì scorso, e dunque il colloquio di oggi tra l'inquilino del Quirinale e il premiere Renzi aveva per oggetto già "il dopo", cioè quale organizzazione e quale Ministro dare al dicastero delle Infrastrutture.

Da dirimere, dopo le dimissioni del ministro di Ncd, la definizione del ministero (anche se l'ipotesi del cosiddetto spacchettamento non é così forte), e gli equilibri della maggioranza. Al momento l'interim é stato assunto dal premier, ma il periodo di transizione non dovrebbe durare a lungo e
proprio di questo si è parlato con il Capo dello Stato.

Domenica Ncd aveva chiesto che l'uscita di scena di Lupi non avesse come conseguenza un ridimensionamento del peso del partito centrista nell'esecutivo. E dopo giorni in cui alcuni
hanno parlato di rischio di governo monocolore Pd, ora è Scelta civica a lamentare il pericolo di un bicolore Pd-Ap. «Area Popolare si sente sottorappresentata al governo? Non lo so, certo é che Area Popolare ha tutt'ora tre ministri importanti e numerosi viceministri e sottosegretari, laddove Scelta Civica, dopo il trasloco nel Pd di un manipolo di persone povere di seguaci e ricche solo di cariche, é l'unica delle tre forze politiche con gruppi parlamentari autonomi a
potersi dire oggettivamente sottorappresentata» attacca Mariano Rabino, responsabile Sc per gli Enti locali. «Se quelli di Area Popolare vogliono trasformare il governo in un bicolore, sarà
allora inevitabile - avverte - che diventi bicolore pure la maggioranza che lo sostiene».

È durato poco più di un'ora il colloquio tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,
e il premier Matteo Renzi, che ha lasciato alle 11.15 il Quirinale. Lo ha reso noto un comunicato della Presidenza della Repubblica, ma nessuna dichiarazione è stata rilasciata al termine della riunione.
L'incontro, oltre al resoconto del premier sul Consiglio europeo di venerdì, ha avuto al centro le scelte da compiere per colmare il vuoto al ministero delle Infrastrutture dopo le dimissioni di Maurizio Lupi.

LO SCENARIO: INTERIM E RIORGANIZZAZIONE, POI IL NUOVO MINISTRO
Il ministero delle Infrastrutture è dunque per ora passato operativamente nelle mani del premier Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio non ha infatti intenzione di riempire subito la casella della squadra di governo lasciata libera da Maurizio Lupi ma di riflettere almeno qualche giorno sul da farsi. In pole position per la nomina a Ministro resta sempre l'attuale Sottosegretario a Palazzo Chigi Graziano Delrio.

Alla guida del ministero di Porta Pia, che gestisce una partita chiave come quella degli appalti di progettazione e lavori, il premier è determinato a piazzare un politico, scelto all'interno della cerchia a lui più vicina. Qualora la scelta cadesse su Delrio, anche se al momento la situazione sembra essere ancora molto fluida, sarebbe necessario risolvere la questione legata alle deleghe del Sottosegretario, in particolare quelle relative alla gestione dei fondi europei. Una competenza, quest'ultima, che potrebbe essere affidata a uno degli altri sottosegretari alla presidenza o al futuro ministro degli Affari Regionali, si ragiona, la cui poltrona potrebbe essere assegnata all'esponente Ncd Gaetano Quagliariello.
Se alla fine Delrio restasse invece al suo posto, fra gli altri nomi sui cui si ragiona restano quello della vicesegretaria del Pd Deborah Serracchiani (attuale governatrice del Friuli e la cui nomina a Roma comporterebbe anche nuove scelte per la regione).
L'unico 'tecnicò che potrebbe entrare nella rosa potrebbe essere il superconsulente Andrea Guerra.

Altra ipotesi ancora in campo, anche se con chance più basse di successo, quella di spacchettare lo stesso ministero delle Infrastrutture, sottraendo la struttura di missione, che ha il compito di segure le grandi opere e portarle al Cipe, consegnandola nelle mani di Palazzo Chigi.
Ciò che è certo, e di cui anche la presidenza del Consiglio è consapevole, è che il ministero che è stato guidato in questi mesi da Maurizio Lupi ha un ruolo chiave, a maggior ragione alla vigilia dell'Expò, e che quindi appare difficile che l'interim del premier possa durare a lungo.


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