Lavori Pubblici

Grandi opere, 10 proposte per mettere in sicurezza (e far ripartire) gli appalti

Giorgio Santilli

Cogliere l'occasione delle direttive Ue per semplificare e rendere più efficiente il sistema, riducendo i costi con tempi certi per le opere

Combattere la corruzione è una priorità per il settore degli appalti che ne è afflitto ciclicamente. Ma per farlo bisogna anche cogliere l'occasione storica data dalle direttive dell'Unione europea di semplificare e rendere più efficiente il sistema, riducendo i costi e garantendo tempi certi per le opere.
È davvero possibile oggi - mentre siamo nel pieno dell'ennesima tempesta giudiziaria - centrare tutti questi obiettivi insieme? Quattro circostanze aprono oggi uno spazio politico per andare in questa direzione, sempre che ci sia la volontà di abbandonare vecchi schemi ormai al tramonto.
La prima circostanza è, come detto, il recepimento delle direttive europee: grande occasione per abbandonare tutto ciò che nella legislazione italiana è ridondante rispetto a quella europea. Ripartire dallo scheletro europeo? E tutto il resto? Si delegifica e si affida alla competenza regolatoria dell'Anac.

Ecco la seconda circostanza: il "modello Cantone" sta funzionando, bloccando il malaffare senza bloccare le opere. Dunque, più poteri regolatori a Cantone. Terza circostanza: il fallimento, ormai acclarato dai numeri, della legge obiettivo. Serve un quadro unitario di programmazione serio e selettivo per opere di ogni dimensione. Basta piani faraonici: fare ciò che è utile e farlo con percorsi semplificati. Ultima circostanza favorevole che si combina con le altre: la quarta rivoluzione digitale sta trasformando il modo di fare appalti in Europa, Uk e Paesi scandinavi in testa, Francia e Germania a seguire. Il Bim (Building Information Modeling) consente di abbattere del 30% i costi con progettazione in 3D e modello integrato di gestione di tutte le fasi di un'opera.

Da questo quadro possono venire fuori proposte che qui sintetizziamo in dieci punti.
1) Recepimento direttive Ue e delegificazione di tutto ciò che non c'è nelle direttive
2) Insieme alla delegificazione, massiccio trasferimento di poteri di regolazione all'Authority di Cantone che agirebbe, oltre che con sanzioni sui casi singoli, con atti interpretativi, bandi tipo, poteri di vigilanza ampliati
3) Direzione lavori affidata alla stazione appaltante anche nelle grandi opere (nella legge obiettivo oggi è affidata al general contractor
4) Varianti in corso d'opera nel limite europeo del 15% (oggi 20%)
5) Appalti lavori affidati solo sulla base di progettazioni esecutive, concessioni lavori solo sulla base di progettazioni definitive, incentivi ai concorsi di progettazione per lavori in ambito urbano. Appalti integrati progettazione-lavori limitati a pochi casi di fattispecie tecnologiche
6) Sostituzione della legge obiettivo con un pianificazione strategica unitaria nazionale fortemente selettiva per grandi opere e programmi prioritari di piccole opere
7) Spazio all'innovazione digitale nella gestione della gara e del contratto di appalto (Bim) con il rafforzamento dei poteri del responsabile unico del procedimento e della funzione di project management
8) Semplificazioni procedurali per l'approvazione dei progetti in ambito locale
9) Introduzione del débat public con esiti vincolanti dei progetti approvati per gli amministratori locali e per le stazioni appaltanti
10) Riduzione della frammentazione delle stazioni appaltanti, drastica riduzione delle trattative private


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