Lavori Pubblici

Duecento esuberi per Coop costruttori, 60 milioni di crediti irrecuperabili

Natascia Ronchetti

Per la storica impresa bolognese il ricorso ai contratti di solidarietà non è stato sufficiente - Prime otto ore di sciopero su un pacchetto di 40, si tratta per la cassa integrazione in deroga

Un pacchetto di 40 ore di sciopero, le prime otto ieri, con un picchetto davanti a un cantiere nel centro di Bologna. Poi l'accordo con le istituzioni e i sindacati per verificare il ricorso alla cassa integrazione in deroga. Per Coop Costruzioni, impresa storica del capoluogo emiliano – è stata costituita quasi 80 anni fa – e per i suoi addetti è cominciata la fase più difficile dall'inizio della crisi che ha bruciato nel settore, tra città e provincia, 13mila posti di lavoro e che ha portato la coop a decidere la drastica riduzione del personale.
I vertici della cooperativa hanno annunciato duecento esuberi su un totale di 463 addetti circa, dei quali 332 soci lavoratori, dopo aver inutilmente tentato di arginare con il ricorso ai contratti di solidarietà le conseguenze della paralisi del mercato delle costruzioni. Arrivando a paventare la chiusura, inevitabile senza una ristrutturazione. Con gli ammortizzatori il costo del lavoro è stato portato a 21 milioni. Un risparmio ancora insufficiente a fronte di un valore della produzione che continua a essere eroso dalla crisi di mercato e che dai quasi 230 milioni del 2008 è sceso a poco più di 180.
Numeri discussi ieri al tavolo provinciale della città metropolitana per cercare di individuare una strada praticabile.
La cooperativa ha circa 60 milioni di crediti, buona parte dei quali nei confronti della pubblica amministrazione. Ma entrano in cassa con il contagocce mentre le banche sarebbero disposte ad aprire nuove linee di finanziamento solo in presenza di un piano industriale che passa attraverso una forte riorganizzazione anche sul piano dei livelli occupazionali. La situazione della cooperativa ha mobilitato la Regione, gli amministratori della città, a partire dal sindaco Virginio Merola, e Legacoop. I sindacati hanno chiesto, senza ottenerlo, il rinnovo dei contratti di solidarietà, che scadono il 6 maggio. E il confronto si è spostato sugli ammortizzatori sociali in deroga.
Ora, infatti, il tavolo istituzionale, al quale la cooperativa era rappresentata ieri dal vice presidente Nicola Ruggeri, dovrà riaggiornarsi il 24 marzo per fare il punto su tutte le possibili alternative al rinnovo dei contratti di solidarietà, con un ulteriore abbattimento del costo del personale per avvicinarsi ai 12 milioni che permetterebbero il risanamento: l'unica alternativa possibile, grazie anche alla mediazione istituzionale, per dare alla coop una boccata d'ossigeno e permetterle di negoziare con gli istituti di credito una ristrutturazione del debito. Salvando, contemporaneamente attività produttiva e occupazione. Un'intesa che dovrà passare anche al vaglio dell'assemblea dei soci, prevista venerdì.


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