Lavori Pubblici

Alta capacità e Orte-Mestre, opere e imprese coinvolte nell'inchiesta di Firenze

Alessandro Arona, commento di Giorgio Santilli

L'ordinanza del Gip evidenzia che quasi sempre nell'alta capacità la direzione andava a Stefano Perotti, che ipotizza in cambio un controllo del tutto compiacente e il pagamento di mazzette a Incalza

Se la parte realizzata del programma 2001 delle grandi opere (legge obiettivo) ammonta al solo 8% in valore, come attesta il Rapporto Cresme-Camera dei Deputati anticipato dal Sole 24 Ore del 12 marzo , le opere coinvolte nell'inchiesta di Firenze sono quasi tutte nel primo gruppo. Sono cioè opere già concluse (come la tratta Tav Bologna-Firenze), realizzate in parte (il Terzo Valico, il nodo di Firenze, un lotto della Salerno-Reggio Calabria) o infine approvate dal governo e in fase di avvio (tratta Tav Brescia-Verona e autostrada Orte-Mestre).

La sintesi dell'inchiesta nelle slides della procura di Firenze

È naturale che sia così: servono infatti cantieri veri e finanziamenti per costruire scambi corruttivi.
Le opere coinvolte nell'inchiesta rientrano comunque nel primo gruppo inteso in senso ampio.

La tratta Bologna-Firenze dell'alta capacità ferroviaria, è stata completamente realizzata tra il 2000 e il 2009 dal consorzio Cavet (a guida Impregilo), per un costo complessivo di 5,9 miliardi di euro. In questa come nella altre tratte Tav coinvolte nell'inchiesta la direzione lavori è stata affidata alla società di progettazione di Stefano Perotti dal general contractor (affidatari dell'opera senza gara in base ai contratti Tav del 1991, firmati da Ercole Incalza allora Ad di Tav Spa). Il compito di Perotti, secondo l'ordinanza del Gip, sarebbe poi stato quello di favorire varianti e lievitazioni di costi a beneficio delle imprese, pagando tangenti a Incalza sotto forma di false consulenze.

Stesso meccanismo – sempre secondo l'inchiesta – per Terzo Valico ad alta capacità ferroviaria Genova-Milano, anch'esso appalto affidato senza gara da Incalza nel 1991, al consorzio consorzio Cociv (a guida Salini Impregilo). L'opera è finanziata per 2.222 milioni su un costo totale di 6.200, in corso di realizzazione. Anche in questo caso la direzione lavori è della Spm Consulting di Stefano Perotti.

Il contratto tra Rfi e Novodia (Coopsette, 771 milioni) per il nodo Tav di Firenze (sottoattravresamento e stazione) è stato invece affidato con gara, nel 2007. Il costo totale dell'opera è di 1,6 miliardi di euro. I lavori per il passante sono fermi (al 25% circa) dall'ottobre 2013, per l'inchiesta sulle terre da scavo, mentre sono ripartiti nel 2014 per la stazione. Sono in corso indagini da parte del Cnr sulle terre da scavo, Rfi ipotizza che il cantiere possa ripartire entro ottobre prossimo. Anche per quest'opera la direzione lavori è della Spm di Perotti in cambio – spiega l'ordinanza del Gip – di un controllo del tutto soft e compiacente sulle imprese di costruzione.

L'altra tratta Tav coinvolta nell'inchiesta, la Brescia-Verona, rientra anch'essa nei contratti senza gara del 1991, in questo caso affidato al Consorzio Cepav Due (Saipem, Condotte, Maltauro, Pizzarotti). La tratta, sempre di Cepav Due, Treviglio-Brescia, di 2.050 milioni, è in costruzione, al 60% di avanzamento, con direzione lavori alla Spm di Perotti, ma non è coinvolta nell'inchiesta. Quella successiva, ferma da vent'anni in un cassetto, è stata sbloccata con i finanziamenti per 2.264 milioni di euro voluti da Incalza e Lupi e fatti inserire nelle leggi di Stabilità 2014 e 2015.
A inizio gennaio Rfi ha firmato l'accordo con Cepav Due per riavviare la progettazione. La direzione lavori non è ancora affidata, ma l'inchiesta ipotizza che le imprese l'avessero già promessa a Perotti, sempre in cambio della spinta di Incalza all'opera e del controllo compiacente di Perotti.

Poi c'è l'autostrada Orte-Mestre, project financing da 9,8 miliardi di euro di costo appoggiata dagli sconti fiscali (per 1,9 miliardi in valore attuale) concessi dal Cipe a novembre su spinta di Incalza e Lupi. La gara di concessione potrà essere avviata dopo l'uscita in Gazzetta della delibera, il promotore è guidato da una società del gruppo Bonsignore. Anche qui ci sarebbe già stata la promessa di direzione lavori a Perotti.

Infine il macrolotto 3 parte 2 dell'autostrada Salerno-Reggio, appalto ottenuto nel 2013 con gara dal consorzio Italsarc (Cmb e Ghella): la direzione lavori è come sempre di una società riferibile e Perotti, e il costo sarebbe cresciuto (anche grazie al solito controllo compiacente) in due anni da 424 a 600 milioni di euro.


© RIPRODUZIONE RISERVATA