Lavori Pubblici

La procura: «Incalza lautamente retribuito da Perotti» - Nell'inchiesta anche Palazzo Italia all'Expo

M.Fr.

Nell'inchiesta ci sono le tratte Tav Milano-Verona, il terzo valico, l'autostrada Civitavecchia- Orte-Mestre e il Palazzo Italia dell'Expo

Il sistema della corruzione - come illustrato nella conferenza stampa della procura di Firenze - era studiato in modo che i soldi andavano a società riconducibili a Stefano Perotti, direttore dei lavori grazie all'opera di interessamento di Ettore Incalza; quest'ultimo riceveva poi un corrispoettivo. Il Gip ha rigettato la richiesta dell'accusa per associazione a delinquere.

La conferenza stampa ha fornito dettagli sull'inchiesta che ha portato nelle prime ore di questa mattina, all'arresto di quattro persone, tra le quali l'ex dirigente della struttura di missione del ministero delle Infrastrutture, Ercole Incalza, al suo collaboratore Sandro Pacella, e degli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo .

«L'indagine "Sistema" sugli appalti per le grandi opere risale al 2013 e nasce dagli approfondimenti investigativi relativi alla gestione illecita degli appalti per il nodo Tav di Firenze», ha spiegato il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo, in conferenza stampa.

«Questo tipo di direzione dei lavori consentiva modifiche, con opere che lievitavano anche del 40 per cento», ha detto il comandante del Ros, Mario Parente, alla conferenza stampa in corso a Firenze sui grandi appalti che ha portato a 4 arresti. «Il totale degli appalti affidati a società legate a Perotti», uno dei quattro arrestati, è di 25 milioni di euro».

«Perotti affidava consulenze retribuite a Incalza», ha spiegato il procuratore capo Creazzo: «Ettore Incalza da molti anni si occupava di grandi opere ai lavori pubblici - ha proseguito Creazzo - per l'accusa la direzione dei lavori veniva affidata all'ingegner Stefano Perotti per un accordo illecito. Incalza veniva lautamente retribuito».

La Procura di Firenze aveva chiesto anche l'associazione a delinquere per le persone coinvolte nell'indagine, ma il Gip non l'ha concessa. I reati ipotizzati sono induzione indebita, corruzione, turbata libertà degli incanti e turbata libertà del diritto di scelta del contraente: «Avevamo chiesto anche l'associazione per delinquere - ha detto Creazzo - ma la richiesta è stata rigettata dal Gip».

Le opere inquisite: dalla Tav all'Expo, dalla Orte-Mestre alla Libia
Le opere finite nell'inchiesta sono molte. Tra queste, le tratte Tav Milano-Verona, il terzo valico, l'autostrada Civitavecchia- Orte-Mestre e anche il Palazzo Italia dell'Expo. E ancora: l'autostrada Reggiolo Rolo-Ferrara. C'è anche un lavoro all'estero: un'autostrada in Libia.

In particolare, gli investigatori avrebbero documentato gli «stretti rapporti» esistenti tra Incalza e l'ingegnere Stefano Perotti, ritenuto «figura centrale dell'indagine», responsabile della società Ingegneria Spm, a cui sono stati affidati incarichi di direzione lavori per la realizzazione di diverse «Grandi Opere» tra cui la linea ferroviaria A/V Milano-Verona (tratta Brescia-Verona); il Nodo Tav di Firenze per il sotto attraversamento della città; la tratta ferroviaria A/V Firenze Bologna; la tratta ferroviaria A/V Genova-Milano Terzo Valico di Giovi; l'autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre; l'autostrada Reggiolo Rolo-Ferrara; l'Autostrada Eas Ejdyer-Emssad in Libia.
Secondo il Ros, Perotti avrebbe «influito illecitamente» anche sulla aggiudicazione dei lavori di realizzazione del cosiddetto Palazzo Italia Expo 2015 e sulla realizzazione del nuovo terminal del porto di Olbia.


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