Lavori Pubblici

Appalti, arrestato Ercole Incalza: super dirigente delle grandi opere - Le reazioni della politica

M.Fr.

Il super-dirigente delle Infrastrutture arrestato per l'inchiesta partita dalla Tav di Firenze - Le intercettazioni: Lupi: «Se cancellano la struttura di missione cade il governo»

L'ex super-dirigente del ministero dei Lavori Pubblici Ercole Incalza è tra i quattro arrestati dell'inchiesta della Procura di Firenze e del Ros, che vede oltre ai 4 arrestati anche 47 indagati. Tra questi, ha precisato la procura, non figurano politici. Le altre tre perone sottoposte a misure cautelari sono gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, e Sandro Pacella, collaboratore di Incalza. Fonti del governo ci tengono a precisare che Incalza «attualmente non riveste nessun ruolo o funzione neanche a titolo gratuito».

CHI SONO I QUATTRO ARRESTATI DALLA PROCURA DI FIRENZE
Le perquisizioni del Ros dei carabinieri nell'ambito dell'indagine «Sistema» hanno riguardato, tra l'altro, gli uffici della Struttura di missione presso il ministero delle Infrastrutture, di Rfi, di Anas, Ferrovie del Sud Est, del Consorzio Autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre, dell'Autostrada regionale Cispadana e dell'Autorità portuale Nord Sardegna. Alcune perquisizioni sono svolte con il concorso del personale dell'Agenzia delle Entrate.

Secondo l'accusa sarebbe stato proprio Incalza - definito «potentissimo dirigente» del ministero dei Lavori Pubblici, dove è rimasto per 14 anni, attraversando sette governi, fino all'attuale - il principale artefice del «sistema corruttivo» scoperto dalla procura di Firenze.

Come ha sottolineato il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo, in conferenza stampa , sono stati documentati gli «stretti rapporti» esistenti tra Incalza e l'ingegnere Stefano Perotti, ritenuto «figura centrale dell'indagine», responsabile della società Ingegneria Spm, a cui sono stati affidati incarichi di direzione lavori per la realizzazione di diverse «Grandi Opere» tra cui la linea ferroviaria A/V Milano-Verona (tratta Brescia-Verona), il Nodo Tav di Firenze per il sotto attraversamento della città, la tratta ferroviaria A/V Firenze Bologna; la tratta ferroviaria A/V Genova-Milano Terzo Valico di Giovi; l'autostrada Civitavecchia-Orte-Mestre; l'autostrada Reggiolo Rolo-Ferrara; l'Autostrada Eas Ejdyer-Emssad in Libia.

Sarebbe stato Incalza, in particolare, in qualità di "dominus" della Struttura tecnica di missione del ministero dei Lavori pubblici, ad organizzare l'illecita gestione degli appalti delle Grandi opere, con il diretto contributo di Perotti, cui veniva spesso affidata la direzione dei lavori degli appalti incriminati. Riguardo agli altri due arrestati, Pacella è un funzionario del ministero, stretto collaboratore di Incalza, così come gravitava nell'ambito del dicastero anche Cavallo, presidente del Cda di Centostazioni Spa, società del gruppo Ferrovie dello Stato.

Lupi a Incalza: «Se cancellano la struttura di missione cade il governo»
«...su questa roba ci sarò io e ti garantisco che se viene abolita la struttura tecnica di missione non c'è più il governo!». Con queste parole il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi si rivolge il 16 dicembre 2014 ad Ercole Incalza in una telefonata intercettata dal Ros nell'ambito dell'inchiesta di Firenze. Secondo gli inquirenti la conversazione «ben rappresenta» l'importanza della Struttura tecnica di cui era a capo Incalza. «Il ministro Lupi - si legge nell'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Incalza e di altri tre indagati - a fronte della proposta di soppressione» della Struttura di Missione «o di passaggio della stessa sotto la direzione della presidenza del Consiglio arriva a minacciare una crisi di governo».
Nel provvedimento viene quindi riportato un brano della conversazione intercettata. Dice Lupi: «...vado io guarda...siccome su questa cosa...te lo dico già...però io non voglio...cioè vorrei che tu dicessi a chi lavora con te che sennò vanno a cagare!...cazzo!...ho capito!... ma non possono dire altre robe!... su questa roba ci sarò io li e ti garantisco che se viene abolita la struttura tecnica di missione non c'è più il governo!...l'hai capito non l'hanno capito?!».


L'inchiesta coordinata dalla procura di Firenze ha portato già a quattro arresti e vede oltre 50 indagati. Il bando dell'inchiesta è il nodo fiorentino dell'Alta Velocità e per il sotto-attraversamento della città. Da lì l'inchiesta si è allargata a tutte le più importanti tratte dell'Alta velocità del centro-nord Italia ed a una lunga serie di appalti relativi ad altri grandi opere, compresi alcuni relativi all'Expo, in particolare la realizzazione del Palazzo Italia. Ma al centro delle inchieste restano soprattutto le grandi opere della Tav, che in Italia valgono 39 miliardi, come sono state quantificate all'interno del contratto di programma delle Ferrovie . «Non ci sono politici tra gli indagati «nell'inchiesta «Sistema», ha voluto specificare il procuratore capo di Firenze,
Giuseppe Creazzo. L'inchiesta vede in totale quattro persone sottoposte a misure di
custodia cautelare e 47 indagati.

Le accuse

Agli indagati vengono contestati i reati di corruzione induzione indebita, turbata libertà degli incanti e altri delitti contro la Pa. Le ordinanze di custodia cautelare sono in corso di esecuzione dalle prime ore di questa mattina a Roma e a Milano da parte del Ros, che contestualmente sta effettuando in diverse regioni perquisizioni di uffici pubblici e sedi societarie riconducibili agli indagati. Un «articolato sistema corruttivo che coinvolgeva dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti ed imprese esecutrici dei lavori»: è quanto evidenziato dall'inchiesta.
Secondo i carabinieri del Ros, coordinati dal procuratore Giuseppe Creazzo, Incalza aveva anche «portato un rilevante contributo» per agevolare il Consorzio Nodavia, capeggiato dalla Cooperativa rossa Coopsette.

Chi è Ercole Incalza e cosa fa la struttura di missione
La carriera di Ercole Incalza, già dirigente di lungo corso del ministero delle Infrastrutture, ha avuto una svolta nel 2001 con la nomina a capo della segreteria tecnica del ministro Pietro Lunardi (governo Berlusconi); ed è poi rimasto al ministero quasi ininterrottamente per quattordici anni, attraversando sette governi, e lasciando l'incarico solo il 31 dicembre scorso. L'ex ministro dei Lavori pubblici Antonio Di Pietro (governo Prodi) ha voluto precisare che «allorché arrivai al ministero delle Infrastrutture, ho subito provveduto a rimuoverlo (Incalza, ndr) dall'incarico di responsabile della Struttura tecnica di missione e anche a metterlo fuori dal ministero». Incalza è stato promosso capo struttura di missione da Altero Matteoli (di nuovo Berlusconi), confermato da Corrado Passera (governo Monti), Lupi (governo Letta) e poi ancora Lupi (governo Renzi), fino a tre mesi fa. La struttura di missione delle Infrastrutture è lo snodo di tutte le grandi opere del Paese, il nucleo dirigenziale del governo che sovrintende all'attuazione della legge obiettivo, al piano nazionale delle infrastrutture al monitoriaggio di tutti gli investimenti.

Dalla Cassa del Mezzogiorno alla Tav
Ma la dirigenza di Incalza alla Struttura di missione è solo l'ultima parte di una lunga carriera iniziata negli anni '70 alla Cassa per il Mezzogiorno, della quale diventa dirigente nel 1978, assumendo nel marzo 1980 la responsabilità del Progetto Speciale dell'Area Metropolitana di Palermo. Giovane socialista pugliese approda al ministero dei Trasporti con Claudio Signorile.
Nel 1983 è consigliere del ministro dei Trasporti, poi nel giugno 1984 assume la responsabilità di capo della segreteria tecnica del Piano Generale dei Trasporti. Dal gennaio 1985 dirigente generale della direzione generale della Motorizzazione civile e dei trasporti in concessione,
passa alle Ferrovie dello Stato nell'agosto 1991, per diventare amministratore Delegato della Treno Alta velocità Tav Spa dal settembre 1991 al novembre 1996.

Nel 1998 finisce ai domiciliari insieme all'ex presidente di Italferr Maraini. Dopo la bufera della Tangentopoli di Necci e Pacini Battaglia a metà degli anni Novanta, Incalza torna alla ribalta
al ministero di Porta con Pietro Lunardi e diventa poi il braccio destro del ministro Altero Matteoli con l'incarico di capo della struttura tecnica di missione.

Le reazioni
Grillo: «Ne vedremo delle belle!»
«L'hanno appena arrestato. Ora ne vedremo delle belle. Tutti in galera». Lo scrive Beppe Grillo su Facebook in merito al blitz dei Ros che ha portato all'arresto, tra gli altri, di Ettore Incalza. Su Twitter il leader M5S ha aggiunto. «Ora subito legge anticorruzione».

«Ettore Incalza, il dirigente bipartisan alle grandi opere dei governi berlusconiani e del Pd
degli ultimi 20 anni, è stato arrestato per corruzione, concussione e altri gravissimi reati. È l'ennesima conferma di come le cosiddette "Grandi Opere" in Italia hanno solo portato corruzione, infiltrazioni mafiose, sprechi e distruzione dell'ambiente. La miglior risposta del Parlamento a questo ennesimo scandalo deve essere l'immediata approvazione della nuova legge anti-corruzione ferma da 2 anni in questo Parlamento nonostante le continue sollecitazioni del Movimento 5 Stelle che su questo argomento non si è mai tirato indietro con proposte,
emendamenti e disegni di legge». Lo ha detto il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato Andrea Cioffi. «Il Movimento 5 Stelle - continua Cioffi- lo scorso dicembre ha anche presentato un disegno di legge per verificare l'utilità delle cosiddette "Opere Strategiche-Grandi Opere" e rivedere il loro piano di piano di finanziamento» . «Per garantire trasparenza nel nostro disegno di legge abbiamo anche proposte d'inserire il "dibattito pubblico" nella legislazione dei grandi appalti. Sono misure urgenti da approvare immediatamente» conclude Cioffi.

Pisapia: Fare chiarezza
«Se ci sono stati degli illeciti è importante che questi emergano». Così Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, commenta le indagini della magistratura sulle grandi opere rese note oggi. «Ho molta fiducia nella magistratura», ha detto Pisapia che ha poi aggiunto: «Come ho sempre fatto attendo il termine delle indagini per dare un giudizio».

Scotto (Sel): Il ministro Lupi in Aula su ennesimo scandalo
«Dopo l'ennesimo scandalo che colpisce il ministero delle Infrastrutture, il ministro Lupi non si nasconda e venga in Parlamento a riferire. Sulle grandi opere, e sui suoi appalti, a partire dalla TAV è necessario fare chiarezza». Lo ha affermato con una nota il capogruppo di Sel a Montecitorio, Arturo Scotto, commentando gli arresti per la vicenda di Firenze sulla gestione illecita degli appalti nelle Grandi opere. «Per questo - ha aggiunto - riteniamo sia necessario che il Parlamento approvi al più presto una commissione d'inchiesta parlamentare che indaghi sull'intreccio corruttivo che talvolta coinvolge dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti ed imprese esecutrici dei lavori».


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