Lavori Pubblici

Piano Juncker, ok dall'Ecofin, l'Italia metterà 8 miliardi sul fondo Efsi

Alessandro Arona

Il Consiglio dei ministri finanziari approva i regolamenti (manca l'ok del Parlamento Ue) - Da Italia, Francia e Germania 8 miliardi ciascuno, dalla Spagna 1,5 miliardi - La dotazione Efsi sale così da 21 a 46,5 miliardi

L'Ecofin (il Consiglio dei 28 ministri delle Finanze dell'Unione europea) ha approvato le bozze di regolamento preparate il 14 gennaio scorso dalla Commissione che prevedono l'istituzione del Fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi), strumento operativo del Piano Juncker per il rilancio degli investimenti.
E l'Italia annuncia che contribuirà al Fondo per 8 miliardi di euro, la stessa cifra già annunciata da Francia e Germania, mentre l'unico altro impegno è arrivato dalla Spagna, per 1,5 miliardi.

«Italia contribuirà a Piano @JunckerEU con iniziativa di Cassa Depositi e Prestiti per 8 miliardi di euro @PCPadoan #lavoltabuona #crescita». Ecco il tweet del premier Matteo Renzi che rilancia l'interesse dell'Italia per il piano di sostegno agli investimenti (in prevalenza privati e pubblico-privati ) in corso di preparazione da parte della Commissione europea (bozze di regolamento approvate a gennaio ).

«Great news!» gli ha risposto con un altro tweet il vice-presidente della Commissione Ue Jyrki Katainen, delegato per il piano degli investimenti: «Grazie mille @matteorenzi» ha concluso il professore di economia e politico finlandese.

Tuttavia né l'Italia né Francia e Germania trasferiranno materialmente i loro 8 miliardi al fondo Efsi, non si tratterà cioè propriamente di un contributo al fondo europeo (che diventerà operativo non prima del luglio prossimo) ma dell'aggiunta di prestiti delle rispettive banche pubbliche ai progetti del Piano Juncker. Insomma, visto che i regolamenti prevedono che sia un comitato tecnico del Fondo stesso, in tandem con la Bei, a scegliere quale progetto finanziare, a prescindere dal peso dei Paesi e di quanti soldi mettono sul fondo, bè allora anche i paesi che credono nel Piano Juncker preferiscono tenere a Berlino, Parigi e Roma le redini degli 8 miliardi aggiuntivi.
Sarà insomma Cassa Depositi e prestiti a decidere su quali progetti mettere i suoi finanziamenti (sempre prestiti), ovviamente in collaborazione con la Bei e per progetti che rientrino nel Piano Juncker. Ma quanto mettere in più rispetto ai prestiti Bei (la Commissione stima 60 miliardi di euro sulla base di una garanzia Efsi di 21) si deciderà a Roma (CdP d'intesa si presume con il governo).

Perché il fondo Efsi diventi operativo, si prevede dal prossimo luglio, serve ora l'ultimo passaggio delle bozze di regolamento al Parlamento europeo. La dotazione iniziale del fondo sarà pari a 21 miliardi, di cui 16 come garanzie pubbliche e 5 versati dalla Bei. A partire da questi, l'obiettivo è mobilitare altri investimenti pubblici e privati per un totale di 315 miliardi in tre anni.
Come ha detto in una conferenza stampa il vicepresidente Katainen, «i primi prestiti potranno essere erogati già entro la primavera dalla Bei», mentre perché il fondo cominci a finanziare progetti occorrerà aspettare «i mesi di settembre o ottobre».
Katainen ha ringraziato il premier Matteo Renzi per gli 8 miliardi che arriveranno dall'Italia e ha
ricordato che si tratta del quarto paese ad impegnarsi, dopo Spagna (1,5 miliardi), Germania e Francia (8 miliardi ciascuno).

Dopo le ambiguità iniziali sul fatto che potessero essere finanziati anche opere pubbliche "pure" (senza investimento privato, senza project financing insomma), la bozza di regolamento varata a gennaio dalla Commissione europea ha chiarito che i prestiti Bei con garanzia Efsi non possono andare a soggetti pubblici. Vengono dunque automaticamente scartate molte delle proposte che l'Italia aveva inserito nella maxi-lista di dicembre, tra cui 7,6 miliardi per i piani anti-dissesto idrogeologico e 4 miliardi per l'edilizia scolastica, e 2,5 miliardi per la bonifica di edifici pubblici dall'amianto. Tutto questo non ci sarà, anche se questi filoni (prestiti agevolati Bei alle Regioni o al governo) potranno anader avanti nell'ambito dell'attività ordinaria della Bei e di CdP. Qualche chance in più, nell'ambito delle opere pubbliche, potrebbero averlo i progetti per nuove tratte Tav (3,2 miliardi nella lista di dicembre) perché formalmente i prestiti sono a Rfi, che giuridicamente è un soggetto privato; e i piani di riqualificazione energetica degli edifici pubblici (un miliardo d euro), perché dovrebbe passare da società private "Esco".

Tuttavia al momento le priorità sono per l'Italia il piano per la banda larga, gli aiuti alle Pmi e – nell'ambito delle infrastrutture – i closing finanziari di alcune "vecchie" autostrade in project financing mai sbloccate: Pedemontana veneta, Autovia Venete (quarta corsia A4) e Pedemontana Lombarda.

«L'Italia - ha risposto il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan a chi gli chiedeva dove andranno gli 8 miliardi di CdP - ha già prodotto una lista di progetti di interesse nazionale e progetti fatti in comune con altri Paesi, di tipo infrastrutturale e di sostegno alle pmi, che sono stati vagliati già durante il semestre italiano e che costituisce già un pacchetto di progetti che nel
caso dell'Italia hanno un valore facciale di circa 240 miliardi».

«L'idea generale - ha spiegato - è di far confluire le risorse in piattaforme di investimento che sono di interesse nazionale, anche se c'è chiarezza sul fatto che i criteri di allocazione dei fondi del piano Juncker non devono essere di tipo geopolitico». Devono invece rispettare un criterio
macroeconomico, «cioè laddove gli investimenti in passato sono caduti», e un criterio microeconomico, «cioè che si vadano a finanziare progetti meritevoli che però non sono finanziati perché c'è un "fallimento di mercato"».

Il ministro dell'Economia ha spiegato inoltre che non è ancora stato deciso se gli investimenti che i paesi effettueranno nel nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi) attraverso le cosiddette «banche di sviluppo» nazionali (per l'Italia la Cdp) saranno considerate escluse dal calcolo del deficit nell'ambito del Patto di stabilità e crescita e del semestre europeo. «Il trattamento definitivo ai fini della contabilità degli investimenti che provengono da queste banche di promozione nazionali, come sono chiamate, è ancora in sede di definizione - ha osservato - e deve passare dall'approvazione del Parlamento europeo».


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