Lavori Pubblici

Autostrade, Lupi difende lo Sblocca Italia autostradale: «Unico modo per fare investimenti»

Alessandro Arona

Seminario sulla direttiva concessioni organizzato da Italiadecide e Aequa - Il MInistro: «Le proroghe sono l'unica strada possibile se vogliamo investimenti senza forti aumenti di tariffe»

«Se vogliamo ammodernare e potenziare le autostrade senza aumentare i pedaggi agli utenti l'unica strada, a parte il mago Zurlì, è aumentare la durata della concessione. E questo si può fare d'intesa con l'Unione europea e nel rispetto del diritto comunitario»

Il Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi torna con forza a difendere l'articolo 5 dello Sblocca Italia (si veda la scheda in fondo al servizio, e il testo del Dl 133/2014 convertito), norma che consente di negoziare con le società autostradali un aumento di investimenti e una calmierazione delle dinamiche tariffarie, dando in cambio una proroga delle concessione, anche tramite accorpamento di più concessioni diverse. Norma che oltre le critiche esplicite delle opposizioni ha provocato le censure del presidente dell'Anac Raffaele Cantone («lo slittamento delle scadenze senza gara viola i principi di concorrenza ed economicità») e sta suscitando mal di pancia anche all'interno del Pd («Condivido i rilievi di Cantone», ha detto nelle settimane scorse il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci).
Ma Lupi si difende e attacca. Lo ha fatto nel corso del seminario sulla direttiva europea sulle concessioni (2014/23/Ue) organizzato lunedì 9 marzo all'Aula dei gruppi parlamentari della Camera dall'associazione Italiadecide (guidata dall'ex presidente della Camera Luciano Violante), insiema ad Aequa (presidente Maurizio Cafagno).
«L'Europa – sostiene il ministro delle Infrastrutture – mantiene il suo ruolo se sa rispondere alla crisi puntando sulla crescita. E in tema di infrastrutture questo si deve fare puntando sul project financing con meno rigidità rispetto al passato». «Sulle autostrade – ha detto Lupi – non vogliamo più gli aumenti automatici a inizio anno che derivano dai vecchi regimi tariffari, tant'è che nel 2015 abbiamo contenuto gli aumenti all'1,5% medio, che era l'inflazione programmata dello scorso anno. Ma vogliamo gli investimenti, per ammodernare la rete» (si stimano 10 miliardi di euro derivanti dall'applicazione dell'articolo 5).
«Per fare gli investimenti senza aumentare le tariffe – sostiene Lupi – l'unico modo è allungare le durate. Fra l'altro in coerenza con l'articolo 43 della direttiva» (che consente modifiche alle concessione per inserire investimenti aggiuntivi). Lupi ha ricordato che per questa operazione investimenti-proroga serve un'autorizzazione preventiva della Commissione europea («siamo in attesa di risposta – spiegano al Ministero – ma siamo fiduciosi perché nell'articolo 5 si impone che tutti i lavori aggiuntivi siano affidati a terzi con gara»).
Lupi ha annunciato anche l'intenzione di far modificare la delibera Cipe 39/2007, che consente alle società autostradali di alzare le tariffe se il traffico è minore del previsto («Dov'è il rischio di mercato?» si è chiesto Lupi).
Preoccupazione suscita invece la norma della direttiva (articolo 17) che amplia la possibilità di affidare concessioni e servizi pubblici con l'«in house»: non solo a società pubbliche controllate (che svolgano almeno l'80% dell'attività per il committente pubblico), ma anche a società pubblico-private purché i privati abbiano una partecipazione «che non comporti controllo o potere di veto», e «che non esercitino un'influenza determinante sulla persona giuridica controllata».
«C'è qualche preoccupazione per la concorenza» ha detto il presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella, «l'in house può diventare più facile. Ma probabilmente i paesi membri possono introdurre, in sede di recepimento, norme più rigorose, più restrittive».

ARTICOLO 5 SBLOCCA ITALIA (SCHEDA)
Modifica al rapporto concessorio
Resta la procedura speciale voluta dal governo nel testo originario per modificare entro il 31 agosto 2015 alcune concessioni autostradali vigenti («anche» tramite accorpamenti di
tratte interconnesse e soprattutto con proroghe della durata), al fine di realizzare più investimenti, consentire la bancabilità di quelli già previsti nei piani e ridurre la dinamica degli
aumenti tariffari (tre obiettivi presenti insieme o distinti nei singoili casi, sempre nelle intenzioni del Ministero delle Infrastrutture).
In sostanza si tratta dell'ipotesi di allungamento delle concessioni per una serie di società autostradali (ad esempio Autovie Venete) per le quali la scadenza ravvicinata rende
impossibile finanziare con le banche il piano di investimenti, oppure la copertura degli investimenti è possibile solo grazie ad aumenti tariffari pesanti. L'obiettivo del Mit è dunque in
alcuni casi sbloccare gli investimenti, in altri congelare le tariffe. Il Ministro Lupi ha già inviato a fine agosto alla Commissione europea la richiesta di autorizzazione. L'obiettivo è
sbloccare investimenti per circa 10 miliardi di euro (in parte vecchi progetti mai partiti, come la A15 Parma-Verona, in parte nuovi progetti, come la terza corsia sulla A4
Venezia-Trieste).
Tuttavia il Parlamento ha introdotto una serie di vincoli e pareri che renderanno molto meno semplice e molto più controllata tutta l'operazione.
Al fine di assicurare gli investimenti necessari per gli interventi di potenziamento, adeguamento strutturale, tecnologico e ambientale delle infrastrutture autostradali nazionali,
nonché per assicurare un servizio reso sulla base di tariffe e condizioni di accesso più favorevoli per gli utenti, i concessionari autostradali propongono al Ministero delle
Infrastrutture, entro il 31 dicembre 2014, le modifiche del rapporto concessorio in essere finalizzate a procedure di aggiornamento o revisione anche mediante l'unificazione di tratte
interconnesse, contigue ovvero tra loro complementari, ai fini della loro gestione unitaria.
Come nel testo originario del Dl la firma degli atti aggiuntivi alle convenzioni deve avvenire entro il 31 agosto 2015, tuttavia: 1) l'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo
è subordinata al rilascio del preventivo assenso da parte dei competenti organi dell'Unione europea (comma 4-bis); 2) serve un parere dell'Autorità di regolazione dei trasporti; 3)
serve un parere del Cipe; 4) serve un parere delle competenti commissioni parlamentari; 5) le nuove convenzioni devono sempre prevedere nuovi investimenti (che invece era solo
una delle possibilità, nel testo iniziale), e resta fermo che i concessionari sono tenuti a realizzare gli investimenti già previsti nelle convenzioni vigenti.


Lavori con gara.
Negli atti aggiuntivi alle convenzioni concordati in base ai commi 1-2, la quota di lavori «ulteriori rispetto a quelli previsti dalle vigenti convenzioni» deve essere affidata con gara
europea, per tutti i lavori e non solo per quelli di valore superiore alla soglia comunitaria di 5,186 milioni di euro, come era nel testo originario del Dl.


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