Lavori Pubblici

Imprese edili vittime del racket si ribellano: arresti a Palermo

Le indagini condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Palermo, dirette dalla Direzione Distrettuale antimafia, sono state avviate nel 2013 e sono la prosecuzione dell'indagine «Sisma». Esse hanno documentato come, dopo la reggenza di Franco Lo Gerfo, il mandamento di Misilmeri-Belmonte Mezzagno sia passato nelle mani fi Giuseppe Vasta, affiancato dai suoi tre fedelissimi, Alessandro Ravesi, Giovanni Ippolito e Aristide Neri.
Cinque sono le estorsioni a danno di imprenditori edili e di commercianti documentate dagli inquirenti. Emblematico l'episodio accaduto la notte dell'8 marzo 2014, quando vennero collocati dei crisantemi sotto una chiara scritta dal tenore intimidatorio posta sulla saracinesca di una macelleria del Comune di Marineo, in provincia di Palermo.
La spregiudicatezza degli arrestati emergeva chiaramente dalle conversazioni intercettate, riferibili anche alla pianificazione di azioni violente, come quella diretta a malmenare un
commerciante a colpi di bastone attendendolo al rientro dal lavoro a sera nei pressi di casa, o quella, programmata, di sequestrare un albergatore, reo di non volersi «mettere a posto»,  e quindi sottoporlo a gravi atti di violenza e minaccia di morte per costringerlo a cedere.
Le indagini si sono anche avvalse in modo rilevante della collaborazione delle vittime delle azioni estorsive.

In definitiva, se da un lato é emerso come nel territorio di Misilmeri - Belmonte Mezzagno sia ancora forte la capacità di cosa nostra di imporre la propria presenza, nonostante le
frequenti operazioni di polizia, dall'altro é stata evidenziata la presenza di imprenditori capaci di infrangere il muro dell'omertà e di affidarsi alle Istituzioni.


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