Lavori Pubblici

Piano Iacp e opere Sblocca Italia: decreti in ritardo, l'effetto cantiere non si vede

Alessandro Arona e Massimo Frontera

Il Dm per assegnare i 468 milioni alle case popolari doveva arrivare a luglio 2014, è fermo all'Economia - Tempi lunghi anche per arrivare ai cantieri finanziati per 3,9 miliardi dal Dl 133

Far partire cantieri per opere pubbliche si rivela ancora una volta più complicato di ogni previsione. Per il piano di recupero alloggi popolari da 468 milioni, annunciato con il decreto casa del marzo 2014, manca ancora il decreto attuativo. E ancora mancano anche i fondi per le infrastrutture dello Sblocca Italia, annunciati nel settembre scorso.

INFRASTRUTTURE. Stiamo parlando dei 3,9 miliardi di euro del Dl 133 dell'11 settembre scorso, convertito il 12 novembre, uno dei piatti forti dello Sblocca Italia per dare subito una scossa alle opere pubbliche e all'edilizia.
Che la spesa efffettiva sarebbe stata spostata in avanti si era già scoperto, rispetto agli annunci dell'agosto scorso, leggendo il decreto legge: solo 445 milioni di euro (il 12% del totale) può infatti essere speso nei primi tre anni (2014-2016), mentre il restante 88% (3.435 milioni) potrà essere speso solo dal 2017 al 2020.
Tuttavia il Dl 133 imponeva che i cantieri fossero avviati in tempi rapidi: il decreto Lupi-Padoan per assegnare i fondi alle prime due liste di opere doveva essere emanato entro il 12 ottobre, ma è stato invece firmato dai due ministri a metà novembre, registrato dalla Corte dei Conti a gennaio, e deve ancora uscire sulla Gazzetta Ufficiale.
Il decreto sul secondo gruppo di opere, che avrà 2,5 miliardi su 3,9 complessivi, è stato firmato 10 giorni fa dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, e si attende ora la controfirma del titolare dell'Economia Pier Carlo Padoan; poi la registrazione e la pubblicazione.
Ma ad andare più lento del previsto saranno soprattutto i cantieri. Con il decreto Milleproroghe le scadenze sono state spostate così: la cantierizzazione delle opere del gruppo a (335 milioni di euro) dal 31 dicembre 2014 al 28 febbraio 2015; quella del gruppo b (1.059 milioni) dal 30 giugno al 31 luglio, mentre quella del gruppo c è stata confermata al 31 agosto.
Ma soprattutto, nei Dm in uscita le scadenze per "appaltare" e "cantierare" sono interpretate in modo molto flessibile. Opera per opera si fissano obiettivi che coincidono nel primo caso con tappe intermedie, come presentare il progetto definitivo o pubblicare bandi per una quota del totale. Ancora più blandi e indefiniti gli obiettivi circa l'avvio dei cantieri, per cui è quasi certo che pochissime opere, salvo forse le manutenzioni Anas (300 milioni) avranno effettivamente ruspe e operai al lavoro entro il 28 febbraio (gruppo a), 31 luglio (gruppo b) e 31 agosto (gruppo c) come previsto dallo Sblocca Italia.

PIANI CASA. Un nuovo piano casa bussa alle porte - annunciato entro marzo dal viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini per un impegno di 400 milioni e 20mila alloggi in affitto - ma il "vecchio" programma per contrastare l'emergenza abitativa, promosso dal ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi (con il Dl 47/2014), è ancora al palo. Cuore del programma è la riqualificazione dei circa 16mila alloggi Iacp, per i quali sono stati faticosamente trovati 468 milioni. Ebbene, il decreto di assegnazione e riparto di fondi alle regioni, atteso entro il 29 luglio 2014 (4 mesi dall'entrata in vigore del Dl), non è ancora stato emanato: manca la firma dell'Economia. E mancano anche 100 milioni di incentivi per realizzare alloggi nell'ambito di riqualificazioni urbane.
Va invece dato atto al governo di aver trovato i soldi per sostenere l'affitto alle fasce deboli e "morosi incolpevoli", anche se il riparto delle risorse - in tutto 268 milioni di euro (biennio 2014-2015) - non può dirsi ancora perfezionato. E soprattutto non un euro è stato speso finora dai comuni, per vari ritardi lungo la filiera attuativa (il Dm sui 100 milioni per l'affitto per il 2015 è stato registrato solo la scorsa settimana dalla Corte dei Conti). Funziona invece molto bene la cedolare secca, abbassata al 10%: "Siamo passati da 150mila a 260mila contratti a canone concordato incentivati con cedolare secca", ha detto il ministro Lupi, anticipando i dati in uscita dall'Agenzia delle Entrate.
Ora il governo apre un altro fronte. Il nuovo piano casa annunciato dal viceministro Nencini punta a riconvertire al social housing gli immobili invenduti, detenuti da imprese in sofferenza con le banche, oppure già pignorati dagli istituti di credito. I 400 milioni citati dal viceministro servono per coprire i costi degli incentivi fiscali e per garantire il nuovo proprietario (un fondo immobiliare, secondo lo schema ipotizzato) in caso di insolvenza. Fondi però da trovare, salvo che l'intenzione non sia quella di attingere ai citati fondi di sostegno alla locazione.


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