Lavori Pubblici

Progetti sponda e miniopere per salvare il 2015

Alessandro Arona

Ritardi e soluzioni alternative che stanno adottando le regioni e i programmi in ritardo per evitare di perdere i fondi della programmazione 2007-2013

Nel 2015, ultimo anno della programmazione europea 2007-2013 dei fondi strutturali, l'Italia deve ancora spendere e rendicontare 13,6 miliardi di euro.
A partire dal governo Monti, quando ministro era Fabrizio Barca, l'Italia ha impresso una forte accelerazione alla spesa per recuperare i forti ritardi dei primi anni, e dunque la percentuale di spesa sui programmi europei Fesr-Fse 2007-2013 è salita dal 25% di fine 2011 al 36% del 2012, al 52,7% del 2013 e infine oltre il 70% al 31 dicembre 2014. Tuttavia la missione dell'ultimo anno si presenta ancora ardua, se pensiamo che nel 2013 la spesa italiana per i fondi strutturali è stata di 5,7 miliardi di euro, nel 2014 è salita a 7,5, e ora nell'ultimo anno dovrebbe quasi raddoppiare, pena la revoca dei fondi da parte della Commissione. La spesa di questi 13,6 miliardi nel corso di quest'anno è la prima missione dell'Agenzia per la coesione, che sta partendo in queste settimane dopo l'insediamento, un mese fa, della direttrice Maria Ludovica Agrò.

Al di là del dato medio, a preoccupare sono alcuni programmi specifici, regionali ma anche nazionali. Il dato peggiore è quello del Pon Reti, i progetti di opere pubbliche gestiti dal ministero delle Infrastrutture, fermo a fine 2014 al 51% della spesa: nonostante il valore del programma sia stato ridotto dai 2,75 miliardi iniziali agli 1,8 attuali (grazie al Piano azione coesione di Barca che ha ridotto il co-finanziamento nazionale ai piani spostandolo su programmi "paralleli" senza vincoli Ue), il Pon reti ha ancora da spendere 897 milioni di euro.
In forte ritardo, nonostante i target centrati a fine 2014, anche il Por Campania, dove su 4.576 milioni totali ne restano da spendere in un solo anno 2.025 (il 44%) per effetto dei rinvii (consentiti da Bruxelles) sulla rendicontazione delle grandi opere. Male anche il Por Sicilia (da spendere 1.895 milioni su 4.359 pari al 43,5%) e il Por Calabria, dove mancano 806 milioni di spesa su 1.998.

Anche in Puglia la spesa residua è rilevante, 1.037 milioni sul Por Fesr, ma si tratta del 24,7% del totale, un dato migliore della media nazionale e in linea con molte regioni del Nord Italia.
Tutte le Autorità di gestione, le Regioni Campania, Calabria e Sicilia e il ministero delle Infrastrutture ammettono i ritardi, ma raccontano di un rush finale a pieno regime, con accelerazione sui grandi cantieri in corso e una incessante attività di riprogrammazione, con spostamento di fondi da progetti incagliati ad altre opere a cantierizzazione più veloce (piccole opere dei Comuni in Campania, liste in overbooking sempre sul Por in Calabria, progetti tecnologici di Rfi nel Pon Reti).

Ma anche nella programmazione 2007-13, come fu nel 2000-2006, l'arma che salverà l'Italia dalla perdita dei fondi Ue sarà probabilmente quella dei "progetti sponda". Ora si chiamano «progetti retrospettivi» ma il concetto è lo stesso: si spostano le risorse europee da progetti in forte ritardo o "senza speranza" su opere o progetti già in corso, spesso in fase avanzata, che erano già finanziati con altre risorse nazionali. In questo modo improvvisamente si inserisce un intervento che consente di contabilizzare molta spesa e con i fondi "liberati" si potrà continuare a inseguire negli anni futuri quel progetto (tolto dal programma) che non voleva camminare.
Una pratica, quella dei progetti retrospettivi, che la commissione Ue non ama, ma che finisce sempre per accettare. «Sebbene non vi sia alcuna disposizione giuridica che vieti il supporto retrospettivo - scrisse la commissione nella nota Cocof del 29 marzo 2012 sui progetti retrospettivi - la Commissione non raccomanda questa pratica». Il rischio è infatti di perdere il "valore aggiuntivo" che i progetti con fondi strutturali Ue dovrebbero avere in termini di nuovi cantieri daavviare.

L'Italia, comunque, nel recepire la nota Cocof nel Quadro strategico nazionale (Qsn) 2007-13, ha imposto un ulteriore paletto ai progetti retrospettivi: devono comunque essere pescati all'interno della "programmazione parallela" dei fondi Fas (ora Fsc), cioè comunque progetti pensati per le aree svantaggiate e coordinati con i programmi Ue.
L'Italia ha già fatto uso dei progetti retrospettivi nella riprogrammazione 2013 e 2014, per centrare i target, e naturalmente c'è il rischio che questo processo si accentui in questo ultimo anno.

Guardando tuttavia le tabelle dei quattro programmi più in ritardo relative ai "Grandi progetti" dei Por Fesr (riportate dal settimanale "Edilizia e Territorio" - Il Sole 24 Ore) emergono ritardi che si fa fatica a pensare possano essere recuperati in un solo anno. In Campania la spesa rendicontata è pari al 28% del totale, con progetti come il riassetto del Sarno e la difesa del litorale di Salerno fermi quasi a zero. In Calabria i due progetti più importanti, le metropolitane di Catanzaro e Cosenza, non sono ancora partite. In Sicilia la spesa è arrivata al 42%, ma alcuni progetti sono appena partiti, come l'anello ferroviario di Palermo. La Sicilia conta nel recupero, ma intanto ha chiesto a Bruxelles l'inserimento di un maxi lotto della Ss 640, opera in corso finanziata con fondi ex Fas.


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