Lavori Pubblici

Fondi Ue, cofinanziamenti ridotti di 7,4 miliardi

Alessandro Arona e Giorgio Santilli

Nella sforbiciata sui programmi 2014-20120 per il Sud si salvano solo i due piani nazionali per l'occupazione e per la scuola

Sarà di 7,4 miliardi il taglio del cofinanziamento nazionale ai fondi strutturali europei per il 2014-2020. La riduzione del cofinanziamento dal 45-50% al 25% della programmazione totale inciderà sulle dotazioni di Campania, Calabria e Sicilia, con un taglio da 4.448 milioni ai tre piani operativi regionali (Por) e una riduzione da 2.978 milioni alla quota dei piani operativi nazionali destinata al Sud. Dal taglio si salveranno solo i due piani nazionali per la scuola e per l'occupazione dove il cofinanziamento per il Sud raggiungerà il livello massimo del 45%. Il governo ha però confermato in pieno la promessa fatta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, di non cancellare queste risorse facendole invece confluire in «programmi complementari» paralleli che avranno scadenze e procedure meno rigide (in termini di obiettivi di spesa) rispetto alla programmazione dei fondi Ue ma rispetteranno l'ancoraggio territoriale e le priorità programmatiche.

A quantificare nei dettagli l'operazione della riduzione del cofinanziamento è il Cipe, comitato interministeriale per la programmazione economica, che nell'ultima riunione di giovedì scorso ha approvato il quadro finanziario nazionale a sostegno della programmazione comunitaria 2014-2020: a fronte di fondi strutturali Ue per lo sviluppo regionale (Fesr) e sociale (Fse) pari a 32.686 milioni, il cofinanziamento nazionale in senso stretto si attesterà a 20.085 milioni per un totale di programmazione di 51.771 milioni (61,2% a carico dei fondi Ue, 38,8% dei fondi nazionali).
La quota delle cinque regioni meno sviluppate (oltre alle tre penalizzate, ci sono Puglia e Basilicata che mantengono cofinanziamenti vicini al 50%) sarà ovviamente più bassa della media nazionale, il 33,4%: 11,3 miliardi su 22,4 di fondi Ue. Le Regioni di transizione (Abruzzo, Molise e Sardegna) avranno cofinanziamenti per 1.337,9 milioni a fronte di fondi Ue per 1.387,7 milioni, mentre le regioni più sviluppate avranno cofinanziamenti per 7.468,3 milioni a fronte di fondi comunitari per 7.867 milioni. Come si vede, nel centro-nord, il cofinanziamento è praticamente pari ai fondi Ue, quindi al 50% della programmazione totale.

Nei numeri del Cipe si chiarisce anche che il cofinanziamento nazionale allargato (se si comprendono cioè i 7,4 miliardi di «programmi complementari» e altre assegnazioni minori) arriva a 24 miliardi di risorse statali (previste nel fondo di rotazione ad hoc) e 4,4 miliardi di quota regionale.

Nello spostamento di risorse la penalizzazione maggiore riguarda i piani operativi regionali: oltre 800 milioni per la Calabria, circa 1,8 miliardi per la Campania, circa 2 miliardi per la Sicilia. Tra i piani nazionali lo sconto maggiore lo subiscono il Pon Reti con circa 650 milioni e il Pon imprese e competitività con circa 800 milioni.

Sui «programmi complementari» - che ricordano da vicino il Piano azione coesione (Pac) con cui l'Italia ha abbassato il cofinanziamento per il ciclo 2007-2013 per raggiungere target di spesa altrimenti lontanissimi - la delibera Cipe non aggiunge altro, per ora. È probabile che parta ora una programmazione parallela che si incroci con i «piani strategici» di azione e coesione finanziati anche con l'altra grande cassaforte per le infrastrutture nel Sud, il Fondo sviluppo coesione (Fsc). Anche per la programmazione di questo fondo sarà il Cipe a decidere entro aprile, come previsto dalla legge di stabilità 2015.

Delibera Cipe 28 gennaio 2015


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