Lavori Pubblici

Tagliate opere Fas per 508 milioni in Sicilia: le risorse usate per coprire spesa corrente

Alessandro Arona e Brunella Giugliano

Riprogrammate dal Cipe previsioni Fsc (fondi ex Fas) per 518 milioni, di cui 508 derivanti dalla cancellazione di una lista di opere - Serviranno per ripianare il disavanzo corrente 2014

«Non potevamo farci nulla - spiegano a Palazzo Chigi - quanto richiesto dalla Regione Siciliana è ammesso da una norma di legge dell'epoca del governo Monti (articolo 16 comma 3 Dl 95/2012, ndr), e il Cipe non poteva che "prendere atto"» (si vedano tutte le decisioni del Cipe del 28 gennaio ).
In sostanza la giunta guidata da Rosario Crocetta, nell'ambito di una fase d'emergenza di aggiustamento del bilancio regionale che ha portato fra l'altro all'esercizio provvisorio per i primi quattro mesi di quest'anno, ha deciso di revocare finanziamenti ex Fas (Fondo sviluppo e coesione, Fsc) per 508 milioni di euro a un elenco di opere ferme, spostando queste risorse nel calderone del bilancio 2014. «È proprio così - spiegano a Palazzo Chigi, sono stati tagliati investimenti per ripianare il deficit 2014 di parte corrente».
La riprogrammazione decisa dalla Sicilia vale in tutto 518 milioni, i restanti 10 sono stati destinati a interventi di smaltimento dell'amianto e dell'eternit nei comuni della Valle del Belice.

Abbiamo chiesto alla Regione Sicilia, tramite lo staff di Crocetta, di avere più informazioni sui contenuti e sulla ratio di questa operazione, ma purtroppo finora non abbiamo avuto alcuna risposta.

Il provvedimento del Cipe ("presa d'atto") si inserisce comunque in un quadro contabile piuttosto complesso per la Regione Siciliana.
Già a luglio scorso la Corte dei Conti, nel giudicare comunque "regolare" il rendiconto 2013 della Regione, aveva richiamato l'amministrazione a introdurre limiti più rigorosi all'indebitamento e ad attivare il sistema di controlli interno annunciato, ma mai partito. Al 31 dicembre 2013, infatti, il debito complessivo della Sicilia era di 5.394 milioni (5.143 a proprio carico e 251 da rimborsare allo Stato), dato in calo rispetto al 2012 (allora il debito era di 5.683 milioni) ma comunque preoccupante.

Per intervenire in maniera incisiva sul disavanzo, nell'ottobre successivo e cioè durante il terzo rimpasto di giunta, assessore all'Economia è stato nominato Alessandro Baccei, un nome di fiducia del Governo Renzi, già collaboratore del sottosegretario alla Presidenza, Graziano Delrio, ai tempi dell'Anci. Il risultato è che da quel momento le operazioni contabili siciliane sono in qualche modo monitorate da Palazzo Chigi e dal Ministero all'Economia.

Ma il bilancio 2014 ad oggi non è ancora stato chiuso. Con la Legge Regionale 3 del 13 gennaio 2015, infatti, la Giunta di Crocetta ha approvato l'esercizio provvisorio di Bilancio e ha stabilito che «il Governo della Regione è autorizzato ad esercitare provvisoriamente, fino a quando non sarà approvato con legge regionale, e comunque non oltre il 30 aprile 2015, il bilancio della Regione per l'anno finanziario 2015». Il provvedimento legislativo ha come conseguenza che la spesa dei primi quattro mesi dell'anno può essere effettuata in base al bilancio 2014, per dodicesimi mensili e quindi non utile a riqualificare la spesa.

In questi giorni, presso gli uffici di Palazzo d'Orléans, si stanno approntando le linee guida sugli obiettivi e le modalità, coerenti con i principi contenuti nella legge di Stabilità, per delineare la finanziaria regionale. Quest'ultima dovrà essere per la Sicilia di "austerità" ma anche di crescita.


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