Lavori Pubblici

L'Italia delle grandi opere? E' in Oman

Simone Filippetti

Dall'Eni a Condotte, 5 italiani in pista per la maxi-ferrovia da 20 miliardi di dollari

In Italia le opere pubbliche sono ferme? Il nuovo Eldorado mondiale delle grandi opere è in Oman, la porta d'ingresso del Golfo Persico.
Nella punta meridionale della penisola arabica si gioca la più grande partita delle costruzioni del 2015 e probabilmente dei prossimi anni. In grado di modificare anche gli equlibri del mercato in Italia e ridisegnare la mappa dei big. A marzo il Sultanato di Muscat deciderà a chi affidare una gigantesca opera pubblica, la più grande mai realizzata nel paese: una ferrovia nel deserto. Qualcosa come 2.200 chiometri di binari da costruire ex novo. Un'opera dal costo faraonico: circa 20 miliardi di dollari (secondo le prime stime).
Ovvio che di fronte a questi numeri, sopra ci siano gli interessi di tutto il mondo. Con l'Italia in prima fila. I principali contractor dei quattro continenti si stanno dando battaglia in Oman, ma il nostro è il paese con più consorzi in gara. La partita si gioca tutta in sordina: la gara è iniziata in realtà lo scorso agosto. Ma tutto è rimasto sotto traccia. Emergono notizie ora che la gara entra nel vivo: entro fine mese vanno presentate le offerte. A marzo si sveleranno i nomi dei vincitori.Quello che va in appalto ora è un primo lotto: circa 200 chilometri di ferrovia tra la città di Sohar, sulla costa a nord della capitale, fino a raggiungere Buraimi, nell'entroterra, al confine con gli Emirati. Il costo è di circa 3 miliardi: il che lascia ipotizzare un valore complessivo di tutta l'opera di oltre 20 miliardi. È logico pensare che chi si aggiudica il primo appalto, poi mette una seria ipoteca su tutti gli altri che seguiranno. Ecco perchè questa prima gara ha una forte valenza strategica. E i numeri che l'opera vale sono in grado di cambiare le dimensioni di qualsiasi gruppo.

Il pallino è in mano alla Orc, le Fs del sultanato. La società ha avviato un piano decennale di costruzione della ferrovia. E già dalla scorsa estate ha iniziato a selezionare i concorrenti: sono 18 consorzi da tutti gli angoli del pianeta. Ci sono, tra gli altri, gli spagnoli di Fcc-Ferrovial e di Acciona, gli austriaci di Strabag, i tedeschi di Bau, i francesi di Vinci, i cinesi di China Railway e i coreani di Daewoo.
A spulciare l'elenco dei concorrenti, balza all'occhio la presenza dominante di costruttori tricolori. Che si daranno battaglia in tre diversi consorzi con cinque aziende. In prima fila c'è addirittura l'Eni con il suo braccio di ingegneria e progettazione Saipem (assieme alla Rizzani de Eccher). Un altro consorzio è capeggiato dalla Condotte Acque Potabili (la società idrica e ingegneria di proprietà della multiutilty Iren e del comune di Torino) e vede anche la partecipazione del gruppo Gavio (con la Itinera). In gara c'è anche il colosso Salini-Impregilo (attualmente impegnato anche in un'altra opera monstre, il raddoppio del Canale di Panama).
Piccola curiosità: la sfida che a Piazza Affari aveva tenuto banco nel 2012, quella tra Gavio e Salini si sposta nei paesi arabi. Proprio dopo l'uscita da Impregilo, Beniamino Gavio ha deciso di puntare sulle costruzioni con la società che ha già in pancia, Itinera. E ha deciso di puntare con forza penisola araba. Dove ritrova appunto l'eterno rivale, già impegnato nella costruzione della metropolitana di Riyhad .


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