Lavori Pubblici

Innovazione in edilizia, il decalogo di Federcostruzioni - Ricerca Cresme

Alessandro Arona

Bellicini: «Un terzo delle imprese a rischio default, ma l'innovazione è strada obbligata» - Girardi (Federcostruzioni): «Pronti a fare la nostra parte, ecco le dieci strade da percorrere»

«Un terzo delle imprese di costruzioni italiane ha il Ros negativo» (Return On Sales, ritorno sulle vendite, il rapporto tra risultato operativo e ricavi netti), «dunque di fatto è a rischio default».
Lo ha detto il direttore del Cresme Lorenzo Bellicini in occasione del convegno organizzato presso la sede del Cnr, a Roma, su «Mercati nuovi per nuovi imprenditori» da Federcostruzioni , in collaborazione con Cna (ordine architetti) e Cni (ingegneri) .
«La nostra indagine sui bilanci delle imprese - ha spiegato Bellicini - ci dice che questa è la situazione del sistema dell'offerta in un mercato che dal 2008 ha perso 55 miliardi di investimenti, oltre un terzo del valore complessivo. Un mercato che nel 2014 vale 170 miliardi»: 8 miliardi per le energie rinnovabili, 36,3 miliardi per la manutenzione ordinaria in edilizia, 126 milioni per investimenti in costruzioni (divisi tra nuvovo, 44 miliardi, e manutenzione straordinaria, 82 miliardi). In tutto, dunque - ha sottolineato Bellicini - il mercato del recupero vale il 70% del totale.

Eppure il Cresme prevede nel 2015 l'anno di inversione del ciclo, in cui si aprirà il settimo ciclo edilizio dal dopoguerra. I primi segnali vengono dalla crescita del valore delle gare di appalto, +21% negli avvisi e +50% nell'importo (si veda il nostro servizio ) e del numero delle compravendite immobiliari nel terzo trimestre 2014 (+4%). Per questo il CResme prevede per il 2015 una crescita degli investimenti in costruzioni dell'1,1% in valori reali, con il rinnovo che crescerà del 3,5% mentre le nuove costruzioni segneranno un nuovo calo, del 3,4%.

«Un ciclo - spiega Bellicini - nel quale uno dei driver principali sarà rappresentato dalla capacità di offrire livelli crescenti di qualità, in cui rientrano elementi di sostenibilità, di qualità gestionale, di processo, ovvero un insieme di prestazioni in grado di innovare profondamente il modo stesso di costruire».

«Il sistema imprenditoriale che si riconosce in Federcostruzioni – ha sottolineato il Presidente di Federcostruzioni Rudy Girardi - è pronto a raccogliere la sfida che viene da un diverso modo di costruire. La qualità delle costruzioni rappresenta effettivamente un'opportunità di crescita per tutto il settore delle costruzioni, con effetti positivi sull'intero sistema Paese». «Ma - ha aggiunto - per far questo è necessario che le Amministrazioni pubbliche assicurino un quadro compatibile con tale obiettivo attraverso un quadro regolatorio chiaro, univoco e coerente».

Per sostenere la qualità nelle costruzioni in Italia Federcostruzioni ha lanciato un "decalogo" di proposte. Eccolo, riportato integralmente

LE DIECI PROPOSTE DI FEDERCOSTRUZIONI PER LA QUALITA' IN EDILIZIA

1) Garantire un clima di effettiva legalità contrastando sia i tentativi di infiltrazione da parte di organizzazioni malavitose sia le pratiche quotidiane di concorrenza anomala che estromettono dal mercato gli operatori virtuosi e che comportano opere di scarso livello qualitativo.
2) Razionalizzare e rendere più efficace il sistema dei controlli oggi del tutto insufficienti, episodici - nonostante previsti dalle norme - e basati su adempimenti burocratico-formali, puntando su un vero e proprio sistema pervasivo e fondato su indicatori prestazionali.
3) Promuovere a livello nazionale ed europeo l'introduzione di una standardizzazione dei criteri e degli strumenti di valutazione degli attestati di qualità.
4) Sostenere i processi di innovazione tecnologica sia di prodotto che di processo il cui fine ultimo è sempre quello di accrescere il livello qualitativo delle opere, attuando procedure di controllo e qualificazione altamente specializzate.
5) Incentivare i processi di integrazione e convergenza tecnologica così da favorire una crescita reale in termini di sistemi costruttivi e di soluzioni a tutto vantaggio sia dell'utenza finale che in termini di qualità e di sostenibilità del prodotto immobiliare.
6) Regolamentare l'applicazione di prodotti e innovazioni certificate così da garantirne i valori qualitativi e prestazionali.
7) Realizzare un efficientamento della macchina burocratica dello Stato perseguendo il duplice obiettivo di ridurre gli elevati oneri diretti e di semplificare norme e regole così da facilitare l'operato delle amministrazioni pubbliche nei ruoli che le sono più propri, quelli della programmazione e del controllo.
8) Introdurre un efficace sistema di analisi costi-benefici degli investimenti e modificare l'attuale sistema degli appalti che privilegia il prezzo a scapito della qualità con effetti devastanti sul tessuto delle imprese, disincentivando la crescita tecnologica e gli investimenti produttivi.
9) Restituire centralità alla fase progettuale che deve rappresentare il punto certo di partenza di ogni iniziativa per consentire la formulazione di offerte dettagliate.
10) Intervenire per ridurre in maniera strutturale il peso eccessivo del costo dell'energia.

LA RICERCA CRESME: CERTIFICAZIONI INEFFICACI
Uno degli aspetti più interessante della ricerca Cresme, presentata il 16 dicembre al convegno Federcostruzioni, è quello relativo alla certificazione. «C'è stata una forte crescita delle certificazioni in edilizia in Italia» ha spiegato Bellicini. «Le certificazioni dei sistemi di gestione ottenute da imprese italiane del settore costruzioni - si legge nella ricerca - sono passate dalle 2.309 del 1999 alle 29.955 di gennaio 2012. Si tratta per il 93% di certificazioni ISO 9001 (sistemi di gestione della qualità), mentre il restante 7% è diviso tra ISO 14001 (gestione ambientale, 4,2%), BS OHSAS 18001 (salute e sicurezza sul lavoro, 2,8%) e altri (0,3%). In termini di numerosità totale, il 47% delle certificazioni è detenuto da imprese di servizi, il 34% da imprese industriali in senso stretto, il 19% da imprese di costruzioni e lo 0,4% da imprese agricole o ittiche».
Tuttavia «L'"intensità di certificazione" del settore costruzioni è di (soli) 3,3 certificati ogni 100 imprese, leggermente superiore alla media di tutta l'economia (2,8), ma nettamente inferiore rispetto all'industria in senso stretto, che presenta 8,3 certificazioni ogni 100 imprese».

Inoltre in Italia, ha rilevato il Cresme, negli ultimi anni si è creata «una corsa tra i certificatori a chi è più compiacente con le imprese o a chi ribassa maggiormente i prezzi (a scapito, ovviamente, della qualità delle certificazioni). Di pari passo con la diffusione dei certificati di qualità, infatti, è cresciuto anche il problema dei certificati "gonfiati"».
«Ma il problema, a ben vedere, è anche più ampio di così, e riguarda sia le certificazioni volontarie sia gli adempimenti obbligatori: troppo spesso nel nostro paese i controlli sono basati sugli adempimenti formali invece che sulle reali prestazioni erogate. Il nocciolo del problema, nel nostro paese, è che spesso una certificazione diventa un "pezzo di carta", un adempimento formale necessario ma privo di significato concreto».

Dovremmo passare - spiega Bellicini «da certificazioni ed auto-dichiarazioni basate su adempimenti formali a certificazioni basate sulle prestazioni dei prodotti finali ed eseguite da enti terzi, totalmente indipendenti anche rispetto alla progettazione e all'esecuzione dei lavori. A ciò va aggiunto un sistema di controlli efficaci e credibili».

A livello internazionale il modello di riferimento viene considerato quello tedesco: «Tutti gli osservatori - osserva la ricerca Cresme - sono concordi nel sostenere che in Germania l'elevato livello qualitativo del mercato deriva, oltre che da fattori storici e culturali, proprio dalle caratteristiche del sistema di controllo della qualità. E la regola è semplice: i controlli, sono: 1) basati sulla misurazione delle performance, non solo sulle procedure formali; e sono 2) caratterizzati da grande rigore e severità. I controlli sono veri per tutti e puntano al contenuto, piuttosto che alla procedura formale. Inoltre la responsabilizzazione del costruttore è assicurata dal fatto che le norme statali e locali sono integrate da altre "regole tecniche generalmente accettate" (Allgemein anerkannte Regeln der Technic – AaRdT). Queste norme, pur non facendo parte del corpo legale ufficiale, sono riconosciute dalle leggi ufficiali (ad esempio quelle sui contratti e sugli appalti) e possono fungere da riferimento in caso di controversie legali derivanti da problemi nelle costruzioni. Molto spesso si tratta di linee-guida formulate dalle associazioni di categoria. Più in generale, si tratta di riferimenti allo "stato dell'arte" del costruire».

«I segnali positivi indicati dal Cresme - ha commentato il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti - possono diventare fattori stabili di un processo di ripresa delle costruzioni italiane solo se si accompagneranno a una spinta vigorosa sul piano degli investimenti pubblici soprattutto sui fronti della messa in sicurezza del territorio e della manutenzione del patrimonio pubblico ad iniziare dalle scuole e a sostegno di concreti diffusi interventi di riqualificazione urbana." Per il presidente dell'Ance è altresì necessaria una razionalizzazione del sistema impositivo sulla casa verso un' unica local tax in grado di dare certezza al mercato immobiliare, che da sempre costituisce un fattore essenziale di qualunque possibile concreta ripresa economica.

L'intervento di Gaetano Manfredi


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