Lavori Pubblici

Piano Juncker, «il fondo serve a mobilitare i privati, non a fare opere pubbliche»

Alessandro Arona

A Roma il vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen con delega agli investimenti - «L'Italia non ha ancora deciso se aderire al fondo» - «L'Efsi darà prestiti a bassi tassi e alto rischio»

Il fondo Efsi (European fund for strategic investment), strumento operativo del "Piano Juncker" della Commissione europea per stimolare investimenti, «potrà finanziare investimenti sia pubblici che privati, che in Ppp» (partenariato pubblico-privato), «ma l'Efsi darà prestiti, non saranno finanziamenti a fondo perduto, il suo obiettivo è soprattutto spingere gli investimenti privati, soprattutto quelli ad alto rischio» (che il mercato non finanzia).
Lo ha spiegato a Roma in conferenza stampa il vice-presidente della Commissione Europea, Jyrki Katainen (delegato per il piano di investimenti), rispondendo a una domanda del Sole 24 Ore (Edilizia e Territorio).

Katainen era stato in precedenza in audizione alle commissioni riunite Bilancio, Attività produttive, Lavoro e Politiche Ue di Camera e Senato.

«Molti dei progetti proposti dall'Italia - abbiamo chiesto - ma anche da altri paesi, comprendono infrastrutture al 100% pubbliche, come strade e ferrovie, è possibile che l'Efsi finanzi direttamente gli Stati?».
A quest'ultima specifica domanda Katainen non ha risposto, ma ha spiegato che «di solito i finanziamenti ai soggetti pubblici li dà in ordinario la Bei. L'idea nuova dell'Efsi è di mobilitare gli investitori privati, altrimenti se se puntassimo sugli investimenti pubblici non faremmo che mettere ulteriormente sotto pressione i bilanci».

«È vero - ha detto Katainen - che a livello europeo si sono ridotti anche gli investimenti pubblici, ma, a causa dei vincoli e della situazione economica, ma è triste constatare che molti Stati membri, quando tagliano i bilanci, in questi anni hanno in realtà dato la precedenza nei tagli agli investimenti pubblici (piuttosto che alla spesa corrente, ndr), e questo ha ridotto tantissimo il livello degli investimenti».

«Il Fondo rischi sarà completo entro giugno ma cominceremo l'attività di prestito già prima
dell'estate». Ha spiegato, aggiungendo. «Ho incontrato il Ministro Padoan: l'Italia non ha ancora deciso se e per quale cifra contribuire al fondo».

Il Feis, ha spiegato Katainen nell'audizione parlamentare, «è analogo alla Bei ma con differenza: assumerà una quota di rischio maggiore. Questo è il segreto del Fondo. Non vogliamo aumentare l'onere per i contribuenti per gli investimenti. Vogliamo che il capitale privato che c'è inizi a diventare mobile, a lavorare e produrre investimenti». «L'importante - ha aggiunto - è che ci sia una lista di progetti trasparente, senza influenze della politica nella scelta di quali progetti finanziare e quali no».

«Ho incontrato investitori, banche di investimento, fondi pensione di diversi Paesi, - ha riferito il responsabile europeo per il lavoro e la crescita - e ci dicono: 'Il nostro dovere è quello di investire in infrastrutture europee, abbiamo molta liquidità, il problema è che non troviamo progetti
sostenibili e redditizì... può sembrare sorprendente ma questo è quello che ci dicono».

Katainen ha inoltre precisato: «Il settore privato ci ha fatto intendere che vogliono fare affidamento sulla politica di investimento del Feis, vogliono essere certi che non ci sia un'interferenza politica nella selezione dei progetti, altrimenti non possono fare affidamento sulla sostenibilità e la redditività dei progettì».

Katainen si è soffermato a lungo sulla situazione delle piccole e medie imprese che, ha sottolineato, all'opposto di quanto accade negli Usa, sono costrette a ricorrere alle banche per l'80% delle loro necessità finanziarie e per il resto affidandosi ad altri canali. Per aumentare il sostengo alle Pmi «sarebbe positivo se gli Stati membri dessero il loro contributo».
I finanziamenti per la crescita, ha ricordato, oltre che a «infrastrutture, reti energetiche, ferrovie, autostrade e centri di ricerca», dovranno andare anche a questo settore.

«Le Pmi - ha insistito il vicepresidente della Commissione - soffrono di carenza di liquidità e questo nuovo Fondo dovrà finanziare o cofinanziare progetti, o finanziarne le
esigenze». Ma il Feis, ha puntualizzato, «non distribuisce finanziamenti a fondo perduto, ma a tasso inferiore a quello di mercato e volto alla condivisione del rischio». Katainen ha preannunciato l'emissione di «tranche junior» ma «il settore privato dovrà finanziare il grosso del progetto». E, ha assicurato, «se ci saranno perdite, il Fondo subirà la prime perdite, il finanziamento pubblico sarà il primo a soffrire, a subire la perdita». Anche questo, ha osservato,
è «per incoraggiare i privati a investire», mentre, ha garantito, la «pipe line dei progetti sarà trasparente».


© RIPRODUZIONE RISERVATA