Lavori Pubblici

Ciucci: Non saranno i cittadini a pagare il cedimento del viadotto in Sicilia

Alessandro Lerbini e Mauro Salerno

Realacci: problematiche serie legate alla gestione delle opere. Il direttore lavori deve essere un soggetto terzo

«Non saranno i cittadini italiani a pagare il ripristino dell'opera stradale interessata dal cedimento della rampa di accesso al viadotto Scorciavacche sulla statale 121 Catanese avvenuto a fine 2014». Lo ha affermato il presidente dell'Anas, Pietro Ciucci, nel corso dell'audizione di questa mattina davanti alla Commissione Ambiente della Camera, presieduta da Ermete Realacci, relazionando sulla vicenda che ha avuto vasta eco sulla stampa ed anche in ambienti governativi, a cominciare dal premier Renzi.

Il presidente dell'Anas ha ripercorso rapidamente la sequenza dei fatti, ricordando che il
contraente generale era fatto nella circostanza da CMC e CCC da cui poi è derivata una società di progetto con Tecnis . All'Anas, la stazione appalatante, i compiti anche di alta sorveglianza, assicurata da «struttura specifica con una ventina di persone», e il collaudo. Ciucci ha chiarito che il tratto in cui si è registrato il cedimento è quello della variante Scorciavacche, lungo poco più di un km e composto da due viadotti della lunghezza di 170 metri l'uno divisi in quattro campate. E «per gli standard Anas sono piccole opere», ha rilevato.

Il valore dell'intero tratto da 1,1 km vale 13 milioni. La realizzazione di quel tratto è stata avviata in anticipo rispetto a tutti i 34 km dell'ammodernamento della statale interessata «perché la situazione dei viadotti è molto preoccupante, ed abiamo deciso di dare ad essi una priorità nei lavori e realizzare i nuovi».
In origine l'apertura al traffico era prevista per marzo 2015, «un'ottimizzazione del cronoprogramma ha portato ad anticipare al dicembre 2014», ha detto Ciucci, precisando che «non è ottimizzazione dovuta ad un andare di fretta o trascurando controlli».

Il 23 dicembre ci sono state le ultime verifiche, poi però il 30 dicembre dalla Sicilia arriva al vertice Anas il segnale di «uno strano avvallamento sul tratto di accesso, la preoccupazione che questo movimento in atto potesse determinare un rischio e le previsioni meteo ci ha portato a chiudere al traffico questo tratto. Nei giorni successivi c'è stato in effetti il cedimento, e non c'era traffico perché la strada era chiusa e quindi non c'era alcun rischio per l'incolumità delle persone». Il 4 gennaio il cantiere è stato sequestrato, il 7 «ho fatto un sopralluogo autorizzato dalla procura di Termini Imerese», c'è stato un cedimento verticale, «cedimento del piano di posa
forse, quindi forse un errore progettuale o in fase di realizzazione dell'opera e la commissione lo accerterà».

Il presidente dell'Anas ha ribadito che «c'è stato un errore grave che non doveva verificarsi, ed è importante che essendo sempre possibile un errore ci siano procedure che portino l'errore a non essere un disastro e quelle procedure hanno funzionato, non c'è stato alcun rischio per le persone».
Ciucci ha anche ricordato che di conseguenza ci sono stati avvicendamenti
nelle responsabilità del procedimento Anas, che è una funzione «molto importante all'interno dell'Anas», oltre che la sostituzione del direttore dei lavori da parte del contraente generale , «e chiederemo il ripristino del danno», ribadendo che «non rimarrà alcun danno a carico della contabilità pubblica. Nel caso specifico Pantalone non è chiamato a pagare».

Il danno subito, per quanto riguarda il ripristino dell'opera, allo stato attuale e da prime stime, sembrerebbe quantificabile in circa 200mila euro, con un tempo di ripristino di poche settimane .

Realacci: Serie problematiche relative alla gestione delle opere

«Dall'incredibile vicenda del crollo della rampa di accesso al viadotto Scorciavacche della Agrigento-Palermo - ha affermato Ermete Realacci -, nonostante il presidente Anas Ciucci oggi in audizione abbia voluto dare segnali di rassicurazione, emergono serie problematiche generali legate alle questioni della gestione dei lavori pubblici e dei controlli. Un problema sottolineato anche dalla stampa, che ha recentemente diffuso una perizia del 2008 in cui già si definiva l'area del viadotto agrigentino come franosa.
Dal caso siciliano emergono criticità dovute anche all'eredità della Legge Obiettivo che prevede che il direttore dei lavori venga deciso dal general contractor. Al contrario il direttore dei lavori, specie nella realizzazione di opere pubbliche, dovrebbe essere un soggetto terzo. Esigenza riconosciuta oggi dallo stesso presidente dell'Anas.
Più in generale nella normativa sugli appalti bisogna ridurre la parte burocratica e finanziaria a favore della qualità delle opere. In una battuta: nella realizzazione delle opere si dia più spazio a ingegneri, architetti e geologi, meno ad avvocati e burocrati. Anche a questo devono servire il recepimento delle normative europee e la semplificazione delle normative sugli appalti. Un caso come quello siciliano non è accettabile, tanto più in un paese in cui ancora oggi usiamo ponti e strade romani costruiti 2000 e passa anni fa».

Privatizzazione Anas
La privatizzazione dell'Anas avrebbe «significativi benefici per lo Stato, producendo, tra l'altro, un effetto moltiplicatore sugli investimenti dal momento che consentirebbe di realizzare nuove opere infrastrutturali senza gravare sul debito pubblico» ha detto Ciucci.

«In ogni caso - sottolinea il presidente Anas - presupposto indefettibile per procedere alla privatizzazione è la definizione di un quadro normativo e regolamentare certo in ordine al funzionamento e al finanziamento della Società. L'Anas è pronta a fare la sua parte per conseguire l'obiettivo della privatizzazione sulla base degli indirizzi provenienti dalle Autorità di Governo, con ciò ultimando quel percorso di avvicinamento al mercato, intrapreso a partire dal 2002, con l'avvenuta trasformazione in società per azioni, e divenire un vero e proprio operatore di mercato, punto di riferimento nella realizzazione e gestione delle opere pubbliche».

Per Realacci, «in merito all'ipotesi di privatizzazione bisogna ricordare che in Anas sono compresenti compiti di natura privata e funzioni pubbliche essenziali, come l'indizione e la gestione delle gare, i controlli, la manutenzione delle rete viaria, che è bene rimangano tali. Per non essere reticenti: ho forti dubbi sulla privatizzazione, l'Anas non può essere un ircocervo, sarebbe necessario come minimo separare gli ambiti. Anche per evitare ad esempio che i casi di fallimento del project financing come quello della BreBeMi siano direttamente o indirettamente a carico del pubblico».


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