Lavori Pubblici

Opere incompiute, task force e incentivi ai privati per ultimarle: il piano del Mit

Mauro Salerno

Censite 692 opere incompiute per un valore di 2,9 miliardi di euro e un costo di ultimazione dei lavori stimato in 1,3 miliardi - Sconti fiscali e cambi urbanistici facili per i privati che partecipano

Una corsia preferenziale fatta di sconti fiscali e cambi di destinazione d'uso semplificati per i privati che decideranno di investire negli interventi di recupero. È la fase due del progetto seguito dal ministero delle Infrastrutture per la valorizzazione delle opere incompiute. Il passo successivo alla messa a punto dell'anagrafe degli scheletri di cemento che punteggiano il suolo italiano, inaugurata poco meno di due anni fa (decreto Infrastrutture 42/2013).

I dati aggiornati al 2014 dicono che in Italia sono presenti 692 opere incompiute per un controvalore di 2,9 miliardi di euro e un costo di ultimazione dei lavori stimato in 1,3 miliardi. Numeri in aumento rispetto all'ultima rilevazione che registrava 563 incompiute per 1,9 miliardi. E destinati a crescere ancora nei prossimi mesi insieme all'operazione di censimento da parte degli enti locali. Basta pensare che il maxi-cantiere del palasport di Santiago Calatrava a Tor Vergata, incompiuta-simbolo che ha ospitato ieri a Roma il convegno in cui sono stati diffusi i dati raccolti dal ministero insieme a Itaca, non compare ancora nell'anagrafe nazionale. Da sole, le Vele d'acciaio dell'archistar catalana avrebbero bisogno di un'iniezione di liquidità da 400 milioni per essere portate a termine, oltre che una nuova idea di sviluppo che superi l'ormai inutile progetto delle piscine messo a punto (senza gara) per i mondiali di nuoto del 2009.

Su questo piano si innesta il progetto cui sta lavorando Porta Pia. Che include anche l'ipotesi di un fondo ad hoc per finanziare la conclusione dei lavori, insieme a un pacchetto di agevolazioni fiscali e urbanistiche mirate ad accendere l'interesse dei privati.
«Abbiamo già pronto un provvedimento che tiene insieme tutte queste cose», ha spiegato il viceministro Riccardo Nencini, che però non si è sbilanciato sulla natura (decreto o disegno di legge) della norma. «Il primo passo - ha aggiunto - sarà individuare tra tutte queste opere le priorità su cui concentrare gli sforzi», ha aggiunto.
Sul tavolo anche l'ipotesi di una cabina di regia a Roma con poteri commissariali affidati alle amministrazioni locali, impegnate nelle iniziative di recupero. Un modello che ricalca il piano delle opere anti-dissesto idrogeologico gestito da Palazzo Chigi, che ha cominciato a dare i primi frutti (si veda il servizio ).
«Molte delle opere censite nell'anagrafe - ha aggiunto Nencini - riguardano la costruzione o il recupero di scuole. Si tratta di progetti che incrociano il piano per l'edilizia scolastica gestito da Palazzo Chigi e questo ne potrebbe favorire la realizzazione».
Insieme agli incentivi saranno previste anche sanzioni per scoraggiare l'inerzia dei Comuni. «L'idea - ha annunciato Bernadette Veca, direttore generale delle Infrastrutture, che segue da vicino la partita incompiute - è di impedire la concessione di finanziamenti alle Pa prive di un programma dotato di un apposto budget per portare a termine i cantieri lasciati a metà».

Dai costruttori sono arrivati segnali di apertura rispetto all'intervento dei privati nei progetti di recupero. «Basta che ci sia certezza dei programmi e delle agevolazioni - ha detto il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti - altrimenti si rischia il flop di tanti altri project financing».
Positive anche le valutazioni di architetti, ingegneri e società di ingegneria, che hanno chiesto di focalizzare l'attenzione sui progetti e il risparmio di suolo.


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