Lavori Pubblici

Viadotto Sicilia, Lupi: «Il crollo è dipeso da un difetto nella progettazione»

Alessandro Arona

Il Ministro delle Infrastrutture attacca: «Da una prima relazione emerge che la colpa è dell'impresa» - Ance Sicilia: «Basta con lo strumento del general contractor»

Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi interviene sulla vicenda della rampa del viadotto Scorciavacche 2 crollata in Sicilia , nell'ambito della realizzazione della Palermo-Lercara Friddi. «Ci dovrebbe essere stato un difetto di progettazione», ha detto in tv il Ministro. Una posizione nuova, che sembra anticipare un giudizio di colpevolezza del general contractor. Il cedimento dei terreni di fondazione non sarebbe cioè dovuto a "imprevisto geologico", cioè a fatto non prevedibile in sede di progettazione o di cantiere, ma di una situazione che poteva e doveva essere prevista in sede di progettazione (che è stata fatta dallo stesso general contractyor, Bolognetta Spa, a guida Cmc). Lo stesso general contractor ha comunque fatto sapere ieri che riparer√† il danno a sue spese , non appena dissequestrato il cantiere, senza aspettare le verifiche tecniche della procura e dell'Anas su cause e responsabilità del crollo.

«Chi ha sbagliato pagherà», ha detto venerdì 9 gennaio il ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi a «La telefonata di Belpietro» su Canale 5 in merito al cedimento del tratto di strada di accesso al viadotto sulla Palermo-Agrigento. «Come è stato possibile? Me lo sono chiesto anche io - dice - ma nel nostro paese molto spesso la realtà supera la fantasia. Ieri ho avuto una prima relazione e ci dovrebbe essere stato un difetto di progettazione da parte di un'azienda che peraltro è molto qualificata e opera in tutto il mondo». Il riferimento è evidentemente alla Cmc di Ravenna, cooperativa da oltre un miliardo di euro di fatturato (di cui il 52% al'estero), numero cinque in Italia tra le imprese di costruzione.

Intanto l'Ance Sicilia si scaglia contro lo strumento del general contractor. «Siamo stati e continuiamo ad essere convinti - scrivono in un comunicato - che sia da modificare la legge che regola il ricorso allo strumento del general contractor nella realizzazione delle opere pubbliche. Altri Paesi dell'Europa, soprattutto quelli di più recente ingresso nell'Unione, applicando i normali strumenti di appalto hanno saputo spendere bene e celermente tutte le risorse disponibili costruendo infrastrutture di trasporto perfette, bellissime ed efficienti, senza ricorrere a queste o ad altre scorciatoie di sorta che sono in contrasto con gli indirizzi europei».
Lo dice l'Ance Sicilia intervenendo sulla vicenda dello smottamento verificatosi all'innesto del viadotto 'Scorciavacche' lungo la Palermo-Agrigento. Per l'associazione dei costruttori edili siciliani «la legge va cambiata, ma nel frattempo, per evitare di danneggiare solo i cittadini e le piccole imprese, questo grossolano errore del legislatore va affrontato e gestito con senso di responsabilità da parte di tutti: tecnici, politici, pubblica amministrazione, associazioni di categoria e l'Anas con la disponibilità e la trasparenza, sempre dimostrata, del suo bagaglio d'esperienza. In questa specifica vicenda - sostiene l'Ance Sicilia - a nulla può servire tentare di stiracchiare i fatti - che, a distanza di qualche giorno, appaiono più chiari, probabilmente consistenti in un grave errore tecnico di realizzazione che, comunque, spetterà alla
magistratura accertare».
«Avvertiamo che il rischio maggiore - spiegano dall'Ance - è quello delle estreme e pericolose semplificazioni e generalizzazioni, che oggi possono produrre enormi danni alla Sicilia». Secondo l'associazione regionale dei costruttori siciliani, infatti, «qualcuno potrebbe trarne l'alibi per tentare di fare perdere credibilità al sistema e bloccare il mercato degli appalti proprio nel
momento in cui l'Isola ha maggiore bisogno di attivare investimenti pubblici che altrimenti verrebbero dirottati altrove. Si pensi, ad esempio, ai fondi europei in scadenza quest'anno».

«In realtà - conclude l'Ance Sicilia - nulla può far passare in secondo piano il vero problema: l'incapacità di programmare, il ritardo nel progettare e la mancanza di coraggio. Occorre più coraggioda parte dei politici e dei burocrati nel mandare avanti e con trasparenza l'apertura dei cantieri esercitando tutti i poteri di controllo, e soprattutto nel cofinanziare gli investimenti di Stato e Regione anche a costo di violare il Patto di stabilità».


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