Lavori Pubblici

Arcisate-Stabio, Rfi e Claudio Salini risolvono consensualmente il contratto

Alessandro Arona

Tatta ferroviaria da 223 milioni di accesso allla Svizzera - La rottura sul nodo dei costi dello smaltimento delle terre con amianto - Nuovo bando da 85 milioni previsto entro febbraio

Rfi (Rete ferroviaria italiana) e Ics Grandi Lavori (Claudio Salini) «hanno risolto per mutuo consenso l'appalto in atto» per la realizzazione della ferrovia Arcisate-Stabio (costo originario 223 milioni di euro). La decisione era stata annunciata già a fine novembre da Rfi, ma solo l'8 gennaio Rfi comunica che l'accordo per la risoluzione è stato firmato.
I lavori residui, pari a 85 milioni di euro, «saranno riaffidati con nuova gara, come previsto dal cronoprogramma inviato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti», e cioè «entro febbraio 2015, non appena sarà pubblicata la delibera Cipe (11 novembre 2014, ndr) relativa al progetto per lo smaltimento delle terre da scavo in esubero».
«Le attività di cantiere - prosegue così il comunicato Rfi - potranno così riprendere a luglio 2015, al termine dell'iter per l'assegnazione dei lavori».

Il bando Rfi risale al 24/10/2008, con base d'asta 182,47 milioni di euro, aggiudicato a Ics Grandi Lavori-Carena il 16/4/2009 con ribasso del 25,93% a 160,2 milioni. I lavori sono partiti il 19/7/2010, e dovevavno finire il 15 dicembre 2014, ma sono ancora fermi al 45%. Da un paio d'anni il cantiere procede a singhiozzo per un problema sopravvenuto di terre da scavo cariche di amianto, il cui smaltimento ha reso necessario un accordo a un tavolo istituzionale Rfi-impresa-Regione Lombardia il 19 febbraio 2014, nel quale si prevedeva una delibera Cipe entro il 30 settembre, arrivata poi il 23 novembre scorso, e ancora da pubblicare in Gazzetta.

La decisione di Rfi di rescindere il contratto (a cui poi a denti stretti ha aderito anche la Ics) è stata comunicata a fine novembre: «Una scelta dettata dall'impossibilità di individuare condizioni percorribili e condivise fra RFI e l'attuale appaltatore (ICS) per proseguire con la commessa in essere», scrisse Rfi. Aggiungendo: «La decisione di chiudere il contratto non è conseguenza di una scelta preordinata di RFI, come sembra emergere dalle dichiarazioni dell'ingegner Claudio Salini pubblicate dai media nazionali e svizzeri, ma dalle azioni messe in campo dall'appaltatore.
Lo stesso infatti, aveva già comunicato il 30 settembre scorso, nella riunione del tavolo di monitoraggio istituito presso Regione Lombardia, l'intenzione unilaterale di chiudere il cantiere a causa della mancanza della delibera CIPE prevista dall'accordo sottoscritto nel febbraio 2014. Decisione poi confermata a RFI con lettera formale».
«Per proseguire i lavori, l'impresa ha poi presentato una richiesta economica – dallo stesso definita non trattabile - di 52 mln di euro aggiuntivi, a fronte di lavorazioni ancora da eseguire per 85 mln di euro. Un adeguamento, in aumento, dei prezzi contrattuali di oltre il 60%, peraltro non collegato ad alcun evento già accaduto, ma solo basato su valutazioni extracontrattuali.
Una proposta inaccettabile per RFI, perché è una ricontrattualizzazione del prezzo dell'appalto tramite una revisione prezzi non ammessa dalla vigente legislazione; sostanzialmente una richiesta al di fuori di ogni consentita e ragionevole gestione dei fondi pubblici con cui l'opera viene realizzata».

Decisione a cui Claudio Salini rispose piccato: «Che la tratta italiana avrebbe subito dei sostanziali incrementi di spesa lo si sapeva sin dal lontano 2013, firma del primo Accordo con RFI e Regione, e ciò era stato comunicato ai vertici di RFI e Regione Lombardia anche nella sottoscrizione dell'Accordo del 19 febbraio 2014 tra l'Impresa, RFi e Regione Lombardia. In tale occasione l'impresa aveva espresso la necessità di reperire almeno altri 30 milioni, cifra da definire meglio solo a valle delle prescrizioni imposte dopo l'approvazione del CIPE, che comunque si attestava intorno al 15% del valore attuale del Contratto e dell'originario importo posto a base di gara nel 2008».
«L'ingegner Claudio Salini - comunicava la Ics il 26 novembre - evidenzia che appare assai strano che oggi la Stazione Appaltante "cada dal Pero" ritenendosi sorpresa della richiesta fatta dall'Impresa per ultimare le opere quando lo stesso Accordo del 19 febbraio 2014 esprima chiaramente che: qualora l'autorizzazione del CIPE avvenga entro il 30 settembre l'impresa si obbliga ad eseguire i lavori per finire, salvo il diritto di richiedere i maggiori oneri per la realizzazione, mentre nel caso in cui l'autorizzazione avvenga dopo tale data le Parti si ritroveranno per concordare i maggiori costi di esecuzione dell'Appalto».
«La Stazione appaltante - sostenne Salini - ha voluto giocare la propria partita scommettendo sull'Approvazione del CIPE entro il 30 settembre senza volersi curare degli impatti derivanti dalla mancata approvazione entro tale data, e ciò malgrado sin dal mese di settembre l'Impresa abbia sempre dato, anche nei Tavoli di Monitoraggio, la disponibilità ad iniziare ad analizzare il dettaglio dei maggiori costi da sostenere per completare i lavori. A questo punto il giorno 1 ottobre l'Impresa si è trovata costretta a rappresentare che non era intenzionata a proseguire i lavori ai Prezzi Contrattuali e successivamente ha formalizzato la richiesta di compenso dei maggiori oneri, il tutto in linea con le pattuizioni di cui all'art.8 sottoscritto tra le Parti a febbraio 2014».

Un dialogo tra sordi, sembrerebbe, che comunque non ha impedito di arrivare alla firma della risoluzione consensuale.

Il 27 dicembre intanto la Ics ha fatto sapere che «Il 26 dicembre è stata inaugurata la nuova linea ferroviaria FMV Mendrisio–Stabio in territorio ticinese», appalto delle ferrovie svizzere anch'esso affidato alla Ics Grandi Lavori.


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