Lavori Pubblici

Il viadotto crollato, Cmc: due mesi per riparare il danno. Intanto la magistratura indaga

Alessandro Arona e Massimo Frontera

Parla Dario Foschini, amministratore delegato della coop Cmc (capofila del general contractor che ha realizzato l'intero appalto da 223 milioni)

«Il colpevole pagherà. Ho già chiesto all'Anas il nome del responsabile». Dopo le durissime parole del premier, Matteo Renzi, emergono i primi elementi sulla responsabilità del cedimento, nei giorni scorsi, della rampa di accesso al viadotto Scorciavacche, in provincia di Agrigento, aperto al pubblico il 23 dicembre. L'impresa che ha realizzato l'opera getta acqua sul fuoco, assicurando che il danno può essere riparato in due mesi con costi a carico dell'impresa, ma allo stesso tempo respinge ogni responsabilità tecnica. Elementi che saranno chiariti dall'inchiesta aperta ieri dalla procura della Repubblica di Termini Imerese, che ha ordinato il sequestro negli uffici dell'Anas della documentazione sull'appalto, inclusa la relazione sul collaudo. Il provvedimento è stato deciso dal procuratore Alfredo Morvillo e dal sostituto Francesco Gualtieri. I magistrati hanno inoltre nominato un collegio di consulenti per investigare sulle possibili cause del crollo. Al momento non risultano persone iscritte sul registro degli indagati. I tempi dell'inchiesta, hanno infine assicurato i magistrati, saranno brevi. Domani il presidente dell'Anas, Pietro Ciucci, farà un sopralluogo in cantiere.

Ieri intanto le prime dichiarazioni della Cmc di Ravenna, la coop che, in cordata con Ccc e Tecnis guida il raggruppamento «Bolognetta scpa» che ha costruito il manufatto, incluso nel maxi-appalto da 223 milioni di euro realizzato in qualità di general contractor.
«La direzione lavori era nostra in quanto general contractor e i lavori li abbiamo fatti noi, non c'è stato subaffidamento», riconosce Dario Foschini, amministratore delegato di Cmc, intervistato da «Edilizia e Territorio». Il manager respinge però ogni addebito tecnico, precisando che «il general contractor ha la responsabilità ultima per tutto quello che non è stato realizzato a regola d'arte, salvo tuttavia i casi di forza maggiore o imprevisto geologico». E questo sarebbe appunto il caso del cedimento, perché – come sostengono sia l'Anas che il general contractor – a cedere non è stato il viadotto Scorciavacche 2, bensì il terreno di fondazione di una delle rampe d'accesso. «La situazione dei terreni – ribadisce Foschini – non poteva essere capita, non rilevabile, dal contraente generale».
Cmc ricorda che è stata proprio la coop a rilevare delle anomalie che hanno portato alla decisione di chiudere l'accesso alla rampa, a brevissima distanza di tempo dalla sua apertura al traffico. «Che ci fosse qualcosa che non andava l'abbiamo visto per primi noi insieme ai tecnici dell'Anas – sostiene Foschini – e insieme abbiamo concordato la chiusura al traffico il 29 dicembre. Poi le piogge copiose dei giorni successivi hanno aggravato il cedimento, ma a quel punto la strada era chiusa».
L'affermazione è una risposta alla pesante accusa del premier Renzi, il quale aveva detto che «solo per una fortunata coincidenza non si è fatto male nessuno».
«Il danno non è grave - aggiunge Foschini -. Se si accerterà che la colpa è nostra, pagheremo e sistemeremo il danno, si tratta di una spesa tutto sommato contenuta, e in un paio di mesi di lavoro possiamo sistemare tutto: visto che abbiamo aperto al traffico quella tratta in anticipo potremo rientrare nell'originario termine di fine lavori senza ritardi sul contratto».
Tra gli aspetti che l'inchiesta dovrà chiarire c'è appunto l'apertura anticipata della rampa, l'antivigilia di Natale, ben prima del termine fissato per la metà del mese di marzo 2015. Un anticipo che secondo il segretario della Fit Cisl Sicilia, Amedeo Benigno, «è dovuta alla pressione esercitata dal vertice aziendale romano dell'Anas sull'impresa e sui funzionari siciliani dell'ufficio di alta sorveglianza» e «fra le possibili cause del cedimento strutturale del corpo stradale».
La procura indagherà anche sui materiali utilizzati dalle ditte che hanno lavorato all'intero lotto delle opere che riguardano 34 km di asfalto, da Bolognetta fino ai pressi di Palermo. Nel mirino dei magistrati sono le imprese che hanno eseguito i lavori.
Interessante anche l'aspetto economico dell'appalto. Il costo complessivo è stato valutato dall'Anas in 296 milioni. L'appalto, con base d'asta di 222,659 milioni, è stato aggiudicato alla fine dello stesso anno con uno sconto del 21,7%. Il progetto definitivo è stato completato e approvato dall'Anas a febbraio del 2011. La progettazione ha però fatto emergere «nuovi e diversi oneri» che hanno fatto nuovamente lievitare il costo complessivo 293 milioni, cioè quasi la stessa cifra prima del bando e del ribasso d'asta. Il cantiere è partito nel 2012, con previsione di chiudere nell'aprile del 2016. Salvo imprevisti.


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