Lavori Pubblici

Oneri di urbanizzazione, Ance: in sette anni 7,4 miliardi in meno di investimenti

Massimo Frontera

I costruttori dell'Ance hanno calcolato i mancati investimenti causati dalla possibilità, per i Comuni, di utilizzare in modo diverso una parte delle entrate destinate a realizzare le urbanizzazioni

È una salvezza per i Comuni spendaccioni ma allo stesso tempo una tassa occulta per i cittadini e una mancata occasione di sviluppo economico. Stiamo parlando della possibilità - riconfermata dalla legge di stabilità per il 2015 - di poter destinare a spese correnti una parte cospicua delle entrate destinate a realizzare opere di urbanizzazione, cioè investimenti sulla città e il territorio.

Una possibilità che in tempi di ristrettezze come gli attuali diventa una tentazione irresistibile, soprattutto perché consente agli enti locali di evitare salutari politiche di austerity, soprattutto a quelle amministrazioni che non brillano nel controllo dei costi. E così, puntuale, è arrivata l'ennesima proroga: «anche per il prossimo anno - segnala l'Ance - i Comuni potranno utilizzare il 50% degli oneri di urbanizzazione per finanziare spese correnti».

Ormai la possibilità è diventata una prassi, visto che il 2015 è l'ottavo anno consecutivo. E la cosa ai costruttori proprio non va giù. «È un modo distorto di utilizzare le risorse destinate all'infrastrutturazione del territorio per coprire esigenze di spesa corrente», tuona l'Ance, che in occasione dell'ultimo osservatorio congiunturale (presentato lo scorso 18 dicembre) ha calcolato l'esatta dimensione dello sviluppo sottratto all'economia e alle città.

Secondo la stima dell'Ance, condotta sui dati della Ragioneria dello Stato, «tra il 2008 ed il 2014, la norma ha consentito ai Comuni di utilizzare 7,4 miliardi di euro originariamente destinati ad investimenti per coprire spese correnti». Solo nel 2015, «secondo una prima analisi, la norma dovrebbe permettere ai Comuni di utilizzare circa 700 milioni di euro per coprire spese correnti».

Da qui le critiche dei costruttori, che offrono anche più generali spunti di riflessione sulle conseguenze negative della misura. «È paradossale - fanno notare i costruttori - che la norma proroghi un sistema che negli ultimi 7 anni, ha drenato risorse a favore della spesa corrente, togliendo quindi 7 miliardi agli investimenti locali a favore del territorio, esattamente l'importo delle risorse che il Governo intende ora destinare a un piano di riduzione del rischio idrogeologico».

C'è poi una riflessione più strategica: «In un contesto in cui tutti sottolineano la necessità di ridurre il consumo del suolo e di incentivare la riqualificazione del patrimonio esistente - ragionano i costruttori -, la nuova proroga appare anacronistica in quanto spinge le Amministrazioni a fare cassa con gli oneri di urbanizzazione e ad utilizzare il territorio come moneta e non come sviluppo».

Il report dell'Ance (link )


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