Lavori Pubblici

Consiglio Ue, via libera al Piano Juncker ma no allo scomputo dal Patto di stabilità

Alessandro Arona

Il vertice del 18 approva la costituzione del fondo Efsi, ma sulle regole di bilancio solo una valutazione «flessibile» dei contributi nazionali - Possibile novità invece sui fondi 2007-13

Il Consiglio europeo dei capi di stato e di governo ha approvato nella tarda serata del 18 dicembre la proposta della Commissione Juncker di costituire il nuovo fondo Efsi per sostenere il piano di investimenti della commissione stessa (piano Juncker), che come noto partendo da 21 miliardi di dotazione (16 dal bilancio Ue e 5 dalla Bei) dovrebbe attivare 63 miliardi di euro di finanziamenti e insieme ad altre fonti pubbliche e private un volume di investimenti stimato in 315 miliardi.
I tempi non saranno, come previsto, brevissimi. Come spiega il comunicato del Consiglio europeo «Nel gennaio 2015 la Commissione presenterà una proposta» di regolamento, «sulla quale i legislatori dell'Unione» (Consiglio europeo e Parlamento) «sono invitati a trovare un accordo entro giugno, di modo che si possano attivare i nuovi investimenti fin dalla metà del 2015».
Nel frattempo - scrive il Consiglio, come aveva chiesto tra gli altri il ministro dell'Economia italiano Pier Carlo Padoan - «Il Gruppo BEI è invitato ad avviare le attività avvalendosi di fondi propri a partire da gennaio 2015». Fra l'altro il Consiglio «sostiene l'intenzione della Commissione e della BEI di rafforzare l'assistenza tecnica a favore di progetti a livello europeo e di creare un polo di consulenza sugli investimenti che sia operativo a partire dal secondo semestre 2015».

Sul nodo del calcolo della spesa pubblica ai fini del Patto di stabilità europeo il Consiglio ha partorito un mezzo topolino, non avendo neanche approvato in pieno la proposta della Commissione di scomputare automaticamente dal calcolo deficit/Pil gli eventuali contributi degli Stati al fondo Efsi. Il comunicato scrive infatti, con grande prudenza, che il Consiglio «prende atto» della valutazione della Commissione circa lo scomputo dal Patto di detti contributi, ma su proposta della Germania questo dovrà avvenire «in linea con la flessibilità insita nelle norme vigenti», dunque nessuno scomputo automatico ma solo una valutazione benevola della Commissione in sede di verifica dei bilanci.

Il testo italiano: «Il Consiglio europeo prende atto della posizione favorevole espressa dalla Commissione riguardo a detti contributi di capitale nel quadro della valutazione delle finanze pubbliche ai sensi del Patto di stabilità e crescita, necessariamente in linea con la flessibilità insita nelle norme vigenti di detto patto».

Il testo originale: «The European Council takes note of the favourable position the Commission has indicated towards such capital contributions in the context of the assessment of public finances under the Stability and Growth Pact, necessarily in line with the flexibility that is built into its existing rules».

Peraltro alcuni Paesi hanno già detto che non verseranno alcun contrbuto aggiuntivo al Patto, e anche chi è intenzionato a versarlo, come l'Italia, attenderà con prudenza di vedere i Regolamenti, e di capire come verrranno decisi gli investimenti da finanziare. Il Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha spiegato che la soluzione migliore sarebbe versaare risorse nazionali per opere di interesse europeo, ma nel proprio paese (Lupi pensa ad esempio alla Torino-Lione o al tunnel del BRennero). Ma questo sembra molto lontano da quanto pensano la Commissione e la Bei (un comitato di esperti indipendenti che valuti i progetti su base europea).

LE PROPOSTE ITALIANE AL PIANO JUNCKER

Una novità positiva potrebbe venire invece per l'Italia sul fronte della spesa dei fondi europei 2007-2013, su cui il nostro paese deve ancora spendere 17 miliardi di euro entro il 2015 e come ha ammesso Delrio è forte il rischio di non farcela e perdere finanziamenti europei.
Il comunicato scrive che «il fondo Efsi integrerà e andrà ad aggiungersi ai programmi dell'UE in corso e alle tradizionali attività della BEI. In questo contesto occorre incoraggiare il pieno ricorso a tutte le risorse esistenti e stanziate dell'UE. La Commissione lavorerà a stretto contatto con gli Stati membri interessati per trovare soluzioni al fine di ottimizzare l'uso degli impegni di cui al periodo del QFP 2007-2013». La Commissione potrebbe cioè essere disponibile a dirottare fondi 2007-13 da progetti bloccati ai nuovi progetti del Piano Juncker.


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