Lavori Pubblici

Piano Juncker, Lupi: «La lista dei progetti italiani è ancora lunga, serve una selezione»

Giorgio Santilli

Per il ministro delle Infrastrutture, le risorse messe a disposizione in ambito europeo sono ancora scarse, ma resta il fatto che è la prima volta che l'Unione stanzia fondi per una politica per la crescita da investire in un arco temporale definito

«Chi è intervenuto a gamba tesa è stato il sindacato, in particolare Cgil e Uil, perché bisogna tutelare il diritto costituzionale allo sciopero ma anche quello alla mobilità. Di fronte a una segnalazione del garante sugli scioperi che dichiarava illegittima la modalità di sciopero prescelta, io non potevo non precettare. Vedo con soddisfazione che i sindacati hanno accettato di sedersi al tavolo per modificare alcune modalità dello sciopero e ridurre così i disagi, soprattutto per i pendolari. Da qui nasce la revoca della precettazione. Era un atto di responsabilità da parte mia precettare ieri e lo è ora revocare, a fronte della riduzione della durata dello sciopero. Politicamente avrebbe pagato più il braccio di ferro, forse, ma io sono una persona responsabile». Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, ha speso un'intera giornata sulla questione della precettazione diventata politicamente bollente dopo che il premier Matteo Renzi è sceso in campo con una posizione di mediazione.

Quanto ha pesato l'intervento del premier, ministro Lupi?
Non ha pesato affatto. Con il presidente del consiglio avevo ovviamente parlato ieri (ieri l'altro per chi legge, ndr) e mi aveva detto «non condividiamo lo sciopero ma non diamo alibi ai sindacati perché noi vogliamo rispettare il diritto allo sciopero». Tanto più di fronte a questa raccomandazione, la mia decisione di precettare era stata ponderata, ma non potevo non farlo di fronte alla segnalazione del garante. L'obiettivo era anche quello di mettersi al tavolo con i sindacati per far rientrare la protesta di venerdì e quella di sabato, dichiarata precedentemente da un'altra sigla, in un quadro di rispetto delle regole e del diritto costituzionale alla mobilità. Così è stato.

Parliamo di infrastrutture, ministro. Cosa pensa del piano Juncker?
Penso che sia un piano ancora in chiaroscuro perché le risorse messe a disposizione in ambito europeo sono ancora scarse, ma al tempo stesso ci sono indiscutibili punti positivi di svolta. Per la prima volta si mettono risorse a disposizione di una politica per la crescita e si dà un arco temporale concreto, tre anni, per spenderle. Le infrastrutture materiali e immateriali sono al centro di questa politica. Per la prima volta si deroga al patto di stabilità, escludendo le risorse aggiuntive che confluiranno dagli Stati dal conteggio del deficit. Il Consiglio dei ministri europei dei Trasporti del 3 dicembre ha approvato all'unanimità, tedeschi compresi, un documento di sostegno a questo piano e la ragione principale è che, dopo anni di piani infrastrutturali europei, Tnt, core network, eccetera, tutti con orizzonti lunghissimi, 2020 e oltre, ora abbiamo un piano stringente che ci consente di accelerare le priorità.

Quali sono ancora i nodi da sciogliere?
Anzitutto bisogna evitare di arretrare rispetto allo scorporo dal deficit delle risorse destinate dagli Stati. Ci sono spinte in questo senso ma non passeranno. In secondo luogo è fondamentale capire come saranno distribuite le risorse del fondo e quelle aggiuntive degli Stati perché è evidente che bisogna incentivare l'assegnazione di risorse del singolo Stato a progetti sul suo territorio. È un meccanismo decisivo ai fini del funzionamento del piano Juncker.

Quando saranno prese queste decisioni?
Al Consiglio europeo del 18-19 dicembre si farà un passo decisivo. Il piano italiano è un buon piano, che ha all'interno priorità importanti come la banda larga o gli assi ferroviari fondamentali interni e di collegamento con l'Europa, ma 93 interventi per 84 miliardi sono ancora troppi.
Non c'è dubbio che bisogna fare ancora una scrematura ma il lavoro di coordinamento del Mef è stato ottimo nella prima fase. L'Italia ancora una volta si dimostra più avanti degli altri Paesi europei perché il nostro piano seleziona opere davvero prioritarie e in gran parte cantierabili, legando in modo coerente con il filo della crescita i vari capitoli, la ricerca, l'innovazione, le infrastrutture, l'energia. In questo piano c'è il riflesso del duro lavoro che abbiamo fatto in questi mesi per selezionare vere priorità. Dimostriamo ancora una volta di essere più avanti come successo anche con la vicenda Alitalia.

La vicenda Alitalia?
Con Alitalia abbiamo dimostrato di saper sfidare l'Europa sui temi di cui l'Europa ha fatto una bandiera: siamo andati verso un'alleanza di mercato, con un piano di investimenti da 1,7 miliardi di mercato. Avrebbero avuto ragione Lufthansa e Air France a sollevare la questione a Bruxelles se fossimo andati avanti con gli aiuti di Stato. Invece, siamo andati in direzione opposta, quella dell'Europa, quella del mercato.

Tornando alle infrastrutture, avete sbloccato anche la convenzione della bretella autostradale in project financing Campogalliano-Sassuolo, opera a servizio di un distretto industriale con una gara rimasta boccata per otto anni.
Speriamo sia l'ultima volta che sblocchiamo una convenzione per cui la gara è rimasta bloccata otto anni. Bisogna accelerare i progetti e la spesa delle risorse, superare le contrarietà e revocare le risorse se gli ostacoli permangono. Questo deve valere anche per i concessionari privati. Le risorse vanno spese in tempi certi. Quanto alla Campogalliano-Sassuolo, è un'opera simbolo di quello che l'Italia deve fare: mettere in rete distretti industriali di eccellenza, collegarli ai mercati esteri con infrastrutture fondamentali. Dobbiamo aiutare le imprese italiane che sono eccellenze e fanno export, che oggi è la nostra ancora di salvezza. Ma dobbiamo farlo in tempi celeri e certi perché quelle imprese non possono aspettare anni.

Un'altra priorità che ultimamente lei ha imposto è quella dei collegamenti ferroviari veloci con gli aeroporti. Ha superato una resistenza storica di Fs. Complimenti.
Non mi pare un caso... Comunque è vero, Fs sta facendo la sua parte. D'altra parte la politica deve tornare a svolgere il suo ruolo. Le aziende pubbliche devono essere bracci operativi per realizzare le politiche che il governo decide. In questo caso, avremo i progetti entro il 31 dicembre, come stabilito. Per Venezia sarà più facile, non essendoci il collegamento ad alta velocità. Sarà più difficile recuperare i guasti del passato su Roma e Milano, ma stiamo studiando soluzioni.

Domani (oggi per chi legge, ndr) il Cdm dovrebbe varare misure anticorruzione. Gli appalti sono uno dei settori più inquinati. Ha intenzione di presentare sue misure di legge?
Ho apprezzato il giudice Nordio che in questi giorni ha dichiarato che, se si vuole combattere la corruzione, bisogna smetterla di fare altre leggi. Non presenterò mie misure, ma al Consiglio dei ministri dirò che per combattere la corruzione bisogna semplificare, sburocratizzare, fare molta prevenzione, garantire certezza del diritto, dei tempi, assicurare la massima trasparenza informando i cittadini con la rete. Se pensiamo che inasprire le pene sia sufficiente per combattere la prevenzione, facciamo un buco nell'acqua.

Una polemica politica del suo partito contro le proposte di Renzi?
Il presidente del consiglio ha convocato il Cdm dicendo che dobbiamo dare un segnale forte. Siamo totalmente d'accordo. Ci confronteremo sulle proposte che meglio raggiungono lo scopo.


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