Lavori Pubblici

Piano Juncker? «Un libro dei sogni», secondo le grandi imprese di costruzione

Massimo Frontera

Critiche pesanti delle grandi imprese di costruzione aderenti all'Igi. Per Bassanini (Cdp) il piano è un buon segnale ma servono più risorse

Decisamente severe le prime valutazioni del piano Juncker da parte delle grandi imprese di costruzione. Il giudizio degli imprenditori è affidato a un comunicato diffuso dall'Igi, Istituto grandi infrastrutture, in cui il piano Juncker viene definito senza giri di parole un «libro dei sogni». Secondo la nota, i 315 miliardi del piano sono «puramente virtuali». «Di fatto - si legge nel comunicato - la Commissione ha in cassa solo 8 miliardi. Che peraltro vanno divisi tra i 28 Stati membri dell'Unione». I fondi reali e concreti, spiega sempre l'Igi sono i seguenti: 2,7 miliardi dal programma Horizon 2020, 2 miliardi da margini di bilancio e 3,3 miliardi dal Connecting Europe Facility, progetto comunitario per le infrastrutture di trasporto.

«A questo punto - si legge nella nota Igi - si apre il libro dei sogni: la Commissione si impegna a stanziare, ancora non si sa quando, altri 8 miliardi. Si arriva così, sempre virtualmente, a 16. Un ulteriore impegno verbale della Bei per 5 miliardi porta la somma fantasma a 21 miliardi. Partendo da questa base immaginaria, la Bei dovrebbe emettere obbligazioni per 60 miliardi. A questo punto, secondo la Commissione, entreranno in gioco investitori privati che dovrebbero partecipare al finanziamento dei progetti, contribuendo a moltiplicare fino a 5 volte i fondi disponibili per un totale di 315 miliardi».

«Si tratta - chiude il comunicato Igi - di calcoli elaborati su una chimerica lavagna». Dopo aver ricordato che i fondi reali ammontano a soli 286 milioni per ciascun paese dell'Unione, l'Igi dà la stoccata finale: «creare illusioni ed erronee aspettative non sembra essere la politica migliore per uscire dalla crisi».

Molto più diplomatico il giudizio di Franco Bassanini, presidente di Cassa depositi e prestiti. Il piano Juncker da oltre 300 miliardi sugli investimenti per la crescita «possiamo considerarlo almeno un buon segnale» ma «siamo senza dubbio ancora lontani da quello di cui avremmo bisogno per cambiare davvero direzione», ha detto Bassanini intervenendo a un convegno sugli investimenti di lungo periodo in Europa. «Gli Usa - ha aggiunto - hanno immesso nell'economia, in varie forme, oltre 900 miliardi di dollari per stimolare investimenti e crescita».

Sul fronte investimenti, secondo Bassanini, è necessario «promuovere gli investimenti di lungo periodo nelle infrastrutture, nell'innovazione e nella educazione per costruire una crescita sostenibile è condivisa dai governi, dalle organizzazioni internazionali, dal G20, dal mercato e dall'Ue». E nel caso delle infrastrutture, «la priorità deve essere data quindi alle reti: alle reti europee dell'energia, dei trasporti, delle comunicazioni».


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