Lavori Pubblici

Piano Juncker: progetti 2015-17 per 500 miliardi, dall'Italia elenco da 83,7 miliardi

A.A.

Fondo di garanzia da 21 miliardi mobiliterà finanziamenti per 60 miliardi e investimenti per 315 - Il mnistro Padoan: «Ancora molti aspetti da chiarire» - Katainen: «Li chiariremo»

Il report consegnato all'Ecofin di martedì 9 dalla Task force Commissione europea-Bei segnala che i progetti presentati dagli Stati membri per entrare nel "Piano Juncker" da (circa) 315 miliardi sono duemila, per un investimento complessivo di 1.300 miliardi di euro. Si tratterebbe dunque di oltre quattro volte il raggio d'azione (investimenti) previsto dalla Commissione per il suo piano.
Tuttavia l'attenzione si concentrerà sui progetti che possono essere avviati nel triennio 2015-2017, che ammontano solo a 500 miliardi di euro. Di questi, quelli presentati dall'Italia ammontano a 83,7 miliardi di euro.
Tra i progetti italiani figurano come previsto i nuovi interventi contro il dissesto idrogeologico, il programma per l'ammodernamento delle scuole, la banda ultralarga, il rifinanziamento del fondo di garanzia Pmi e della "nuova Sabatini", vari project financing autostradali, vari porti, le nuove tratte ad alta capacità ferroviaria, i valichi del Brennero e Torino-Lione.

Il report presentato dalla task force Commissione-Bei sarà illustrato al Consiglio europeo del 18-19 dicembre, dopodiché dovranno essere approvati nuovi regolamenti europei (Commissione-Consiglio-Parlamento) per lanciare il nuovo fondo di garanzia da 21 miliardi di euro (16 miliardi dal bilancio Ue e 5 dalla Bei), che dovrebbe essere in grado di garantire finanziamenti per 60 miliardi di euro e per questa via sbloccare investimenti complessivi per almeno 315 miliardi di euro nel prossimo triennio.
L'intenzione della Commissione è sbloccare il nuovo strumento entro giugno 2015.

Nella selezione dei progetti (il meccanismo di selezione non è stato ancora definito, seppure è stato spiegato che sarà "meritocratico", non con "quote paese") sarà data priorità ai seguenti settori:
- infrastrutture strategiche in energia e digitale
- infrastrutture di trasporto, educazione, ricerca e innovazione
- investimenti che portino occupazione, in particolare tramite fondi alle Pmi e misure per l'impiego dei giovani
- progetti sostenibili per l'ambiente
- Innovazione e Ricerca & sviluppo.

«Il nostro sforzo è attrarre capitale privato per investimenti più rischiosi», ha spiegato il vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen (che segue di fatto il progetto per conto del presidente Juncker) alla conferenza stampa finale dopo la riunione dell'Ecofin, che ha sostenuto l'azione dell'esecutivo Ue per attuare il 'piano Juncker'. «Il problema non è la liquidità - ha detto Katainen - che sul mercato è abbondante, ma la credibilità dei progetti. Il fondo servirà a rendere finanziabili progetti attualmente difficili da finanziare sul mercato per motivi di rischio e di durata».

Katainen ha confermato che «attualmente il Piano Juncker ha una capacità di credito di 60 miliardi miliardi di euro», grazie alle garanzie del bilancio Ue e al denaro fresco della Bei (16 + 5 miliardi). Secondo le previsioni della Commissione questo potrà sbloccare investimenti per 315 miliardi.

Il presidente della Bei Werner Hoyer ha dichiarato che «il lavoro della Task force dimostra che ci sono abbastanza progetti di investimento in Europa, da cui è possibile selezionare una pipeline di progetti che ci assicuri di mettere i soldi dove meglio si può rispondere alla necessità di aumentare la competitività europea».

Il piano europeo per gli investimenti del presidente della Commissione «è benvenuto, ma ci sono tre aspetti su cui sono necessari chiarimenti». Lo ha detto a Bruxelles il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, parlando al convegno «Fiscal Discipline and Public Investments« organizzato da Friends of Europe, a cui partecipava anche l'ex premier Mario Monti.
Innanzitutto il «timing: il Piano Juncker sarà attivo a partire da giugno, si prevede, ma nel frattempo, ha spiegato Padoan, ci aspettiamo «che la Bei (Banca europea per gli investimenti, ndr) adotti una politica di prestiti più 'aggressivà, più attiva (pro-active, ndr)».
La seconda cosa da chiarire, ha continuato il ministro, riguarda «i criteri in base ai quali verranno
selezionati i progetti» da finanziare nell'ambito del Piano.
Quanto al terzo aspetto su cui servono chiarimenti, Padoan ha chiesto: «Quali sono gli incentivi per gli Stati membri, soprattutto quelli in cattiva posizione di bilancio, per partecipare», con contributi finanziari al Piano Juncker? Più tardi, rispondendo alle domande dei cronisti, il ministro ha aggiunto: «Credo che gli Stati membri dovrebbero investire nel Piano Juncker, perché favorisce gli investimenti europei. Ma affinché questo avvenga, bisogna chiarire i princìpi e i criteri in base ai quali le risorse del Piano, comprese quelle che provengono dagli Stati membri, saranno riallocate ai progetti».

Subito dopo, via twitter, il vicepresidente della Commissione Ue responsabile per crescita occupazione e investimenti, Jyrki Katainen, ha assicurato che «i chiarimenti arriveranno».


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