Lavori Pubblici

Piano anti-dissesto, 1.080 cantieri per un miliardo (senza gara) entro il 2015

Giuseppe Latour e Mauro Salerno

Per garantire trasparenza e coinvolgere più imprese l'Unità di Missione di Palazzo Chigi chiede ai commissari regionali di usare una piattaforma elettronica

Più di mille cantieri per un valore di oltre 1 miliardo per tamponare il rischio idrogeologico. Saranno assegnati nel 2015, sfruttando la corsia preferenziale delle deroghe al codice degli appalti, introdotte dal decreto Sblocca Italia per accelerare il piano di interventi urgenti gestito dall'Unità di missione del Governo. La maggiorparte saranno interventi di piccolo taglio sotto il milione di euro. Solo 20 progetti superano l'importo di dieci milioni. Tra questi anche le opere per la messa in sicurezza del Lago d'Idro a Brescia (50,3 milioni) e le opere di consolidamento dell'area di Giampilieri a Messina, franata nel 2009 a causa di un'alluvione che ha provocato 25 vittime.

Interventi fondamentali per mettere in sicurezza il territorio, con ricadute importanti anche per l'edilizia potranno così bypassare i paletti di una gara formale.

Tradotto in pratica, significa che i commissari regionali chiamati a gestire materialmente gli interventi avranno due strade: andare a trattativa privata, con l'invito di almeno dieci imprese, o usare una piattaforma elettronica seguendo il suggerimento della struttura guidata da Erasmo D'Angelis per garantire un più alto livello di trasparenza. Il rischio che l'imperativo di fare in fretta finisca per generare l'effetto di limitare la concorrenza tra le imprese sulle migliaia di interventi previsti dal piano in tutta Italia è alto, anche se se da Palazzo Chigi assicurano che «il modello delle gare telematiche ha già funzionato con successo, ad esempio in Sicilia».

Al netto degli interventi partiti e del maxi-progetto da oltre 300 milioni per la messa in sicurezza del Sarno in Campania, il piano prevede l'assegnazione di 1.155 cantieri per un controvalore di quasi 1,7 miliardi da qui al 2015. Un'operazione di grande impatto, resa possibile andando a "raschiare" il barile delle iniziative mai partite negli ultimi 15 anni, revocando fondi e rifinanziando le opere previste dai vecchi Piani operativi regionali (restano da assegnare 147,5 milioni per 92 interventi), dai piani del ministero dell'Ambiente precedenti al 2009 e dagli accordi di programma 2009-2010 (in tutto 1.063 interventi per 1.525 milioni).

Un ricco pacchetto di progetti utile a mettere in sicurezza il colabrodo di frane e zone a rischio alluvione, ma anche a dare subito benzina al motore spompato delle costruzioni. E non con le solite grandi opere, ma con migliaia di piccoli cantieri distribuiti in tutta Italia, con un cronoprogramma di pochi mesi. Il rischio è che ora però queste gare siano sottratte al mercato. Il decreto Sblocca Italia ha infatti innalzato da uno a 5,18 milioni il tetto massimo per l'assegnazione degli interventi sulla difesa del suolo con la formula della procedura negoziata senza bando, riducendo anche i termini per le offerte, pubblicando il bando solo sul sito dell'ente e con la possibilità di firmare il contratto subito dopo l'assegnazione.

Anche se, a provare a limitare le eccezioni alle regole di mercato, sarà proprio l'Unità di missione: «Forniremo ai commissari una piattaforma elettronica – spiega il direttore, Mauro Grassi – che permetterà di garantire una maggiore trasparenza. Le Regioni potranno usarla e chiedere alle imprese che vorranno partecipare alle gare di iscriversi. In Sicilia abbiamo già usato una piattaforma di Invitalia e ha funzionato molto bene». Detto questo, però, «è chiaro che i governatori saranno padroni di decidere come procedere; noi potremo dare solo indicazioni».

Ma torniamo ai numeri. Rielaborando i dati sugli interventi ancora da assegnare (forniti con esercizio di massima trasparenza dall'Unità di Missione, che peraltro ha creato una banca dati unica degli interventi) si scopre che sono 1.080 i cantieri che potranno essere assegnati aggirando le gare per un controvalore di 1.072,6 milioni. In percentuale si tratta del 93,5% degli interventi da assegnare, pari al 64% del valore dei progetti ancora da mandare in cantiere. Ai 741 interventi di importo inferiore al milione (controvalore di 336,9 milioni) per cui è sempre possibile attivare le procedure meno formali già previste dal codice, vanno aggiunti i 339 cantieri di importo compreso tra 1 e 5,18 milioni (controvalore 735,7 milioni) per cui valgono le deroghe. Dell'intero piano restano così soltanto 50 interventi (poco più di 1 su 20, per un totale di 605,3 milioni) per cui sarà obbligatorio passare per le vie della gara europea, senza possibilità di scorciatoie.


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