Lavori Pubblici

Ok al Piano Juncker, ora però vanno selezionate le priorità

Giorgio Santilli

Per l'Italia può essere un'opportunità se si fanno subito alcune cose: come la banda larga, il piano anti-dissesto, le ferrovie Torino-Lione, Napoli-Bari e Brescia-Padova

Non è ancora chiaro che impatto potrà avere il piano Juncker sulla crescita europea. Per l'Italia può essere un'opportunità se si fanno subito alcune cose: l'indicazione di 4 o 5 priorità come la banda larga, il piano anti-dissesto idrogeologico, le ferrovie Torino-Lione, Napoli-Bari e Brescia-Padova; una «corsia speciale Ue» per aggirare la burocrazia che uccide i cantieri; rafforzamento degli incentivi fiscali per i privati.
Per ora abbiamo il record dei progetti presentati a Bruxelles, per un importo di 87 miliardi. Ancora ieri Pier Carlo Padoan ha spiegato però che i progetti finanziabili «da subito» ammontano a 40 miliardi. Ha fatto, cioè, una prima scrematura, quanto mai opportuna, rispetto a un numero poco serio e poco presentabile. D'altra parte il ministro dell'Economia, insieme a Matteo Renzi, ha scommesso fin dal primo minuto sul «piano Juncker»: il premier ne rivendica la paternità politica, Padoan ha dato l'accelerazione operativa decisiva nell'Ecofin di ottobre, invitando i Paesi, come presidente di turno, a presentare l'elenco delle opere finanziabili.

In questa cifra di 40 miliardi, in effetti, l'Economia ha messo un gruppo di opere prioritarie e difendibili: strategiche in chiave Ue, cantierabili e finanziabili con quel mix di fondi (europei, nazionali, locali, privati, capitali di rischio, prestiti, bond, garanzie) che sembra, in attesa di chiarimenti esecutivi, la formula privilegiata dal «piano Juncker». Forse per l'Italia serve un passo avanti in più e indicare 4 o 5 priorità: la banda larga (per cui sono stati chiesti 7 miliardi), tre ferrovie veloci come la Torino-Lione, la Brescia-Padova e la Napoli-Bari e il piano per la prevenzione del dissesto idrogeologico che in questo momento è la priorità numero uno per il governo Renzi. Opere che la Ue non potrà non riconoscere come leve fondamentali di crescita.
A questi interventi è giusto aggiungere un pacchetto di opere finanziabili con l'apporto di capitali privati: prevalentemente autostrade. Occorre ricordare che l'Italia ha giocato d'anticipo su questo fronte, avendo rilanciato strumenti innovativi (ma dormienti) come defiscalizzazione, credito di imposta e project bond per opere finanziate da capitali privati. Qui è il futuro del finanziamento delle infrastrutture in un mondo in cui sono largamente disponibili capitali privati in cerca di rendimenti e non più disponibili capitali pubblici. Non si può tuttavia pensare che questo cambiamento di rotta di medio periodo - che Padoan correttamente richiama da mesi - produca quegli effetti sperati di rilancio immediato degli investimenti. Tanto più se si punta su opere come la Orte-Mestre.
C'è un ultimo punto che bisogna ricordare quando si parla di interventi privati (che hanno bisogno di ridurre drasticamente il rischio amministrativo) o quando si parla di investimenti pubblici urgenti. Le procedure italiane - una corsa a ostacoli senza certezze di tempi e di costi - non sono adatte e lo sblocca-Italia, che ha introdotto alcuni elementi di miglioramento, non è ancora sufficiente.
Ci vuole una «corsia preferenziale europea» che consenta di mantenere il rispetto di quella urgenza che lo stesso piano Juncker evoca. Una corsia speciale che superi, con il bollino Ue, le procedure italiane. E strutture della Pa che consentano di superare la frammentazione e l'inefficienza italiana. Speravamo nell'Agenzia sui fondi Ue per portare un po' di Europa in Italia ma anche quel decollo, atteso già da mesi, non c'è ancora stato.


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