Lavori Pubblici

Servizi idrici, le gestioni crescono con sblocca-Italia e stabilità

Marisa D'Agostino* e Alessandro Mazzei*

Il servizio idrico integrato in Italia mostra problemi e bisogni ormai ben noti agli addetti al settore e ai governi che si sono succeduti negli ultimi anni, anche se le risposte spesso tardano ad arrivare a causa principalmente di una atavica paura della classe politica ad affrontare nodi complessi, delicati e spesso "incrostati" da una spessa coltre ideologica. Tuttora, gli aspetti di maggiore problematicità riguardano la governance istituzionale del settore e l'assetto industriale delle aziende che gestiscono il servizio.

La governance. Da quando sono state soppresse le Autorità di Ambito territoriale ottimale (Ato) ed è stato assegnato alle Regioni il compito di definire struttura e caratteristiche dei nuovi regolatori locali, 15 Regioni su 19 hanno completato l'iter con l'approvazione di una legge regionale, mentre Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia hanno nominato commissari o comunque definito regimi transitori. Questo processo ha portato a una riduzione dei dei cosiddetti enti di governo di Ambito (Ega) che sono passati da 92 a 70, facendo registrare la positiva tendenza a costituire soggetti di dimensioni regionali (Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Sardegna e Calabria). Ma di negativo c'è la grande eterogeneità delle scelte regionali e la parziale o assente operatività degli Ega in molte Regioni del Sud, in cui detti Enti non sono stati costituiti o si è ancora in una fase commissariale. Ora il decreto sblocca-Italia approvato dalla Camera introduce il termine perentorio del 31 dicembre 2014 per le regioni ancora inadempienti, decorso il quale scatta il commissariamento da parte del Governo. Lo sblocca-Italia dà più in generale una decisa sterzata riformista, non solo ribadendo il principio di unicità della gestione, ma collegandolo a un tendenziale favor verso dimensioni dell'ambito territoriale di livello regionale. Dagli emendamenti approvati dalla commissione Ambiente della Camera sembrano arrivare due messaggi contrastanti: il primo rischia di rappresentare una deroga al principio di unicità della gestione, prevedendo la possibilità che i comuni montani con meno di 1.000 abitanti possano gestire il servizio idrico in forma autonoma (norma già presente in origine nel Dlgs 152/06, ma poi opportunamente cancellata); il secondo, eliminando la previsione di subconcessione, ripristina il favore della norma verso un gestore unico di ambito ottimale.

Le aziende di gestione. Lo spaccato più complesso da analizzare riguarda, però, le aziende che gestiscono i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione. A 20 anni dalla legge Galli si registra ancora una elevata frammentazione del settore, che è ben lungi dall'avere un assetto industriale. La dimensione media delle aziende è ancora molto ridotta sia in termini di abitanti serviti (300.000) sia in termini di comuni gestiti (40) sia infine per valore del ricavo da vendita (36,2 milioni di euro con solo dieci aziende che superano gli 87 milioni nel 2013). La frammentazione delle aziende, tuttavia, non è un fenomeno che riguarda allo stesso modo tutta l'Italia: le aziende più grandi sono nel Lazio, Toscana e Sardegna, mentre nelle regioni del Nord la dimensione è ben al di sotto della media nazionale, con una forte presenza di piccole aziende locali. Le regioni del Sud in molti casi non risultano neanche censite nel panel di dati a disposizione dell'Autorità energia elettrica, gas e servizi idrici, tranne i casi di Puglia e Campania. Anche in questo caso, lo sblocca-Italia non solo evidenzia la necessità di gestire ambiti di dimensioni efficienti, ma indica un percorso per superare l'impasse in tema di organizzazione e affidamento del servizio, specie al Sud. Tutto ciò in primo luogo grazie alla fissazione di termini perentori (con conseguente attivazione di poteri sostitutivi in caso di inerzia dei soggetti competenti) e di precise attività da adempiere per procedere agli affidamenti del servizio secondo le norme comunitarie.

Tuttavia, il settore del servizio idrico integrato, come del resto quello delle utilities in generale, attende ancora un segnale per superare la frammentazione gestionale e per favorire la nascita di operatori di medio-grandi dimensioni, magari quotati in Borsa e realmente capaci di realizzare l'elevato fabbisogno di investimenti. La legge di stabilità sembra rappresentare lo strumento migliore per prevedere incentivi e modalità per l'aggregazione delle aziende di gestione e, nel testo approvato dal Governo, contiene significativi incentivi all'aggregazione delle aziende anche del settore idrico. Sblocca-Italia e Stabilità, se non stravolti dal voto parlamentare, possono rappresentare una concreta opportunità per il settore del servizio idrico integrato, che troverebbe in questo pacchetto di norme le risposte attese da anni.
(*) Autorità idrica Toscana


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