Lavori Pubblici

Piano aeroporti, pronto il decreto che individua gli 11 scali «strategici»

Massimo Frontera

Il governo ha definito l'atto che approva la lista degli 11 scali di rilevanza strategica, e le condizioni che gli scali nazionali devono rispettare per non essere declassati

Il piano nazionale aeroporti fa un altro passo verso l'attuazione. Il governo ha infatti definito lo schema di Dpr che approva il documento varato il 30 settembre scorso dal Consiglio dei ministri (proposto dal ministero delle Infrastrutture). Gli uffici di Palazzo Chigi lo hanno inviato alle Regioni, in vista dell'intesa in conferenza Stato-Regioni che, salvo problemi, si punta ad avere entro l'anno.

Nel documento si conferma un'architettura complessiva di 37 scali, ma focalizzata prevalentemente su tre gate intercontinentali - Malpensa, Fiumicino e Venezia - e 11 terminal «di rilevanza strategica», uno per bacino di traffico, con l'unica eccezione del l'area Centro-Nord con due poli: Bologna e Pisa-Firenze. La lista completa degli scali «strategici» è la seguente: Milano Malpensa (bacino Nord Ovest), Venezia (Nord Est), Bologna e Pisa/Firenze (Centro Nord), Roma Fiumicino (Centro Italia), Napoli (Campania), Bari (Mediterraneo/Adriatico), Lamezia Terme (Calabria), Catania (Sicilia orientale); Palermo (Sicilia occidentale); Cagliari (Sardegna).

Fin qui appunto l'elenco degli scali che «rivestono una particolare rilevanza strategica», secondo il codice della navigazione (articolo 698). Ci sono poi gli altri scali di interesse nazionale, che però devono guadagnarsi "sul campo" la qualifica, dimostrando il possesso di alcuni requisiti. Si tratta di: Milano Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia e Cuneo (Nord Ovest); Verona, Treviso e Trieste (Nord Est); Rimini, Parma e Ancona (Nord Ovest); Ciampino, Perugia e Pescara (Centro Italia); Salerno (Campania); Brindisi e Taranto (Mediterraneo/Adriatico); Reggio Calabria e Crotone (Calabria); Comiso (Sicilia Orientale); Trapani, Pantelleria e Leampedusa (Sicilia occidentale); Olbia e Alghero (Sardegna).

Gestione unica per gli scali di Pisa e Firenze
Sia Pisa che Firenze riescono a fare ingresso nella Top 11 degli scali strategici, come numeri due nel bacino dell'Italia del Centro Nord, in affiancamento a Bologna. La qualifica viene però condizionata alla realizzazione di «una gestione unica» tra gli scali di Firenze e Pisa.

Condizioni per non essere declassati
A differenza degli scali di rilevanza strategica, gli scali di interesse nazionale devono dimostrare di "meritarsi" tale qualifica e possono essere "degradati" a scali regionali, se non vengono rispettate due condizioni. La prima è un requisito di efficienza gestionale. L'aeroporto deve essere «in grado di dimostrare il raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario anche tendenziale» oltre ad assicurare «adeguati indici di solvibilità patrimoniale». Il secondo requisito è ancora più vago: lo scalo deve essere in grado «di esercitare un ruolo ben definito all'interno del bacino, con una specializzazione dello scalo e una riconoscibile vocazione dello stesso, funzionale al sistema aeroportuale di bacino da incentivare». Gli scali che garantiscono la continuità territoriale sono esentati dal rispetto di queste due condizioni.

Tempi di attuazione e oneri per i gestori
La dimostrazione dei requisiti per meritarsi la qualifica di scalo nazionale parte da subito. Entro tre mesi dall'entrata in vigore del Dpr, i gestori devono produrre la "dimostrazione" del rispetto delle due condizioni, inviandola all'Enac e al ministero delle Infrastrutture. Se la dimostrazione non è convincente viene data una seconda possibilità: entro i successivi tre mesi, i gestori devono presentare un piano industriale di orizzonte triennale, corredato da un piano economico finanziario, che dimostri di centrare gli obiettivi.
Enac e Infrastrutture faranno la verifica «in ordine alla sussistenza delle prescritte condizioni o alla fondatezza dei menzionati piani». In caso di esito positivo, «gli aeroporti e sistemi aeroportuali coinvolti nel processo sono definitivamente riconosciuti di interesse nazionale».
Ma non è finita. Dopo tre anni, l'"esame" si ripete. E chi non ha mantenuto quello che ha promesso rischia il declassamento. «Il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, avvalendosi dell'Enac - si legge nello schema di Dpr - verifica la realizzazione delle prescritte condizioni, anche i a fini della revisione, con successivo provvedimento, della rete d'interesse nazionale, vagliando, in caso di mancata realizzazione, se la stessa è dipesa o meno da cause imprevedibili e non imputabili a responsabilità dei gestori». Dopo può arrivare la bocciatura: «In assenza di tali cause, gli aeroporti sono considerati di interesse regionale».

Alle Infrastrutture il ruolo di controllore
Sarà il ministero delle Infrastrutture a vigilare sull'attuazione dei requisiti e delle condizioni indicate nel Dpr, «promuovendo, a tal fine, le intese con altre amministrazioni ed enti competenti in ordine agli interventi di comune interesse».

I numeri del piano
Nel 2013 il sistema aeroportuale italiano ha movimentato 144 milioni di passeggeri, muovendo un volume di risorse stimato in 100 miliardi di euro. Secondo il piano approvato dal governo nel settembre scorso, l'attuale volume del traffico aereo raddoppierà nel 2035 (cinque anni in più rispetto alle stime iniziali). Nel periodo 2014-2030 il piano stima invece una crescita media annua del 3,3%, fino ad arrivare a 250 milioni di passeggeri nel 2030 e con tasso di crescita media più elevato (4,4% l'anno) per il traffico internazionale.

Gli investimenti necessari
La crescita stimata dal piano aeroporti è condizionata al potenziamento degli scali. Il corposo documento approvato da Palazzo Chigi mette al primo posto la condizione che «vengano redatti, o adeguati, i masterplan degli aeroporti, con riferimento al quadro dei requisiti di ruolo e relazioni con le altre modalità di trasporto definito dal disegno della rete nazionale». Gli interventi già pianificati devono essere «puntualmente realizzati». Inoltre, «attraverso l'adeguamento dei diritti aeroportuali» va «agevolata la sostenibilità economico-finanziaria degli investimenti». Importante anche il quadro di regole. Il piano chiede di «salvaguardare le aree di espansione degli aeroporti nell'ambito degli strumenti urbanistici delle regioni e degli enti locali».

L'Italia nelle network europee
Numerosi scali aeroportuali italiani fanno parte delle reti Ten-T europee. Più in dettaglio: la rete «Core Network» include gli 11 scali di Bergamo-Orio al Serio; Bologna, Cagliari, Genova, Milano Linate, Milano Malpensa, Napoli, Palermo, Roma Fiumicino, Torino e Venezia.
Fanno invece parte della «Comprehensive Network» i 22 scali di Alghero, Ancona, Bari, Bolzano, Brescia, Brindisi, Catania-Comiso emergency runway, Firenze, Foggia, Forlì, Lamezia Terme, Lampedusa, Olbia, Pantelleria, Pescara, Pisa, Reggio Calabria, Roma Ciampino, Trapani, Treviso, Trieste e Verona.

L'Iter del Dpr
Lo schema di Dpr deve ricevere l'intesa dalla conferenza Stato-Regioni. Un primo incontro tecnico è stato fissato per il l'inizio di dicembre.


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