Lavori Pubblici

Pagamenti, le imprese aspettano ancora 10 miliardi dalla Pa

Massimo Frontera

Icostruttori dell'Ance a Bruxelles per denunciare la questione ancora irrisolta dei pagamenti pregressi. Buzzetti: «Decidere con l'Europa misure ad hoc»

Il pagamento alle imprese di costruzione per i lavori eseguiti è ancora un problema irrisolto. Sui 19 miliardi di pagamenti mancanti denunciati dall'Ance a partire dal 2012, infatti, le imprese hanno visto finora 8 miliardi. Un altro mezzo miliardo è in viaggio, grazie a norme ad hoc. Per altri 10 miliardi non c'è al momento una soluzione: nessuna risorsa è stata stanziata finora, nessuno spazio finanziario è stato concesso o previsto per liberare pagamenti in conto capitale.

In occasione del seminario "Late payment information campaign" promosso Bruxelles dalla Commissione europea (Dg Impresa), l'Ance è tornata a sollevare la questione, sollecitando soluzioni strutturali alle autorità politiche dell'Unione. A supporto della richiesta, l'Ance ha portato l'ultimo bilancio sui pagamenti pregressi, illustrati a Bruxelles dal presidente Paolo Buzzetti in qualità "rapporteur" sul tema (incarico ricevuto dall'ex vicecommissario europeo Antonio Tajani).

«Con l'approvazione della direttiva Ue pagamenti e la ratifica da parte dell'esecutivo italiano si sono compiuti innegabili passi in avanti per risolvere il problema dei ritardati pagamenti che per primi abbiamo sollevato 4 anni fa - ha premesso Buzzetti nell'incontro - ma bisogna ancora trovare una soluzione strutturale per i pagamenti in conto capitale, che al momento sono i più penalizzati». Il timore dei costruttori è che dopo lo slancio che ha portato allo stanziamento di ingenti risorse e all'emanazione di veicoli normativi ad hoc (Dl 35/2013), il problema sia stato accantonato e - si teme - rimosso. Il timore è avvalorato dal fatto che il decreto Sblocca Italia - ricordano i costruttori - ha stanziato 300 milioni destinati al pagamento di somme in conto capitale, a fronte di un pregresso stimato ancora in 10 miliardi.

Ance: sbloccare il patto di stabilità
La soluzione suggerita dai costruttori è di un'intesa da concordare a Bruxelles per evitare l'impatto dei pagamenti pregressi sul patto di stabilità. «Se non si decide con l'Europa un allentamento ad hoc del patto di stabilità con una misura una tantum non risolveremo il problema - attacca Buzzetti -. Lo sa bene anche il governo italiano che nel protocollo di luglio scorso firmato dal ministro dell'economia, Padoan, aveva posto attenzione, su nostra istanza, al problema dei pagamenti in conto capitale. Ma finora nonostante le buone intenzioni nulla è accaduto».
Non solo. L'Ance suggerisce anche di fissare un limite temporale massimo per l'emissione dei Sal, di modificare le norme del codice appalti sulla cessione dei crediti prosoluto e anche di riformare le regole sulla perenzione dei fondi per infrastrutture.

Le cause dei mancati pagamenti
Il suggerimento dei costruttori ha le sue basi nelle segnalazioni raccolte dal centro studi dell'Ance inviate dalle imprese associate. Nell'ultima rilevazione condotta a ottobre, il patto di stabilità continuava a essere la causa di gran lunga più ricorrente dei mancati pagamenti denunciati dalle imprese (82%), seguita dal mancato trasferimento di fondi tra amministrazioni (56%) e dalle lungaggini procedurali (46%). La mancanza di risorse nelle casse dell'ente è solo al quarto posto (45% di segnalazioni).

I tempi di pagamenti, situazione in miglioramento
C'è poi l'altro fronte: quello del ritardo dei pagamenti, all'origine dell'enorme pregresso fin qui accumulato. Dopo l'entrata in vigore in Italia - il primo gennaio 2013 - delle più vincolanti norme europee, la situazione è andata leggermente migliorando; e i numeri dell'Ance fanno pensare che si sta uscendo, sia pure, senza troppa fretta, dalla patologia. In occasione delle rilevazioni effettuate a maggio e ottobre dal centro studi dell'associazione, il ritardo medio è passato da 160 giorni registrati a maggio 2013 a 146 giorni (registrati a ottobre 2013 e confermati a maggio 2014) fino ad arrivare ai 119 giorni dell'ottobre 2014. Il trend resta comunque troppo graduale. «A questi ritmi - dice l'Ance- serviranno ancora 5 anni per raggiungere gli standard europei».

Il «vizietto» del ritardo è sempre dietro l'angolo
Le amministrazioni cercano costantemente di aggirare l'obbligo di pagare a 30 o, secondo i casi, a 60 giorni. Anche in questo caso l'Ance ha stilato una classifica delle scuse più gettonate che sono state segnalate dalle imprese. Al primo posto c'è la richiesta di accettare, in sede di contratto, tempi di pagamento oltre i 60 giorni (55%). Altre amministrazioni chiedono all'impresa di ritardare l'emissione dei Sal o l'invio delle fatture (45%). Altre ancora chiedono all'impresa di rinunciare agli interessi di mora in caso di ritardo (42%).

Daniel Crespo (Commissione Ue): Gli Stati devono far rispettare le regole Ue
«La fine della campagna (sul ritardo dei pagamenti, ndr) non è la fine del nostro impegno - ha tenuto a precisare il direttore generale della Dg impresa, Daniel Calleja Crespo -. Ci aspetta ancora un lavoro intenso per ridurre i ritardi dei pagamenti» in Europa. «Spetta però agli stati membri - ha aggiunto - ora che la direttiva è in vigore in tutta Europa da marzo 2013, aiutare le pmi assicurando il rispetto e la corretta applicazione della normativa».
Secondo i dati Intrum Justitia, citati dalla Commissione europea, la media Ue dei giorni necessari per effettuare i pagamenti da parte delle Pa alle imprese europee risulta scesa dai 65 del 2012 ai 58 del primo trimestre 2014, e da 52 a 47 per quelli tra imprese. Sono però aumentati i costi, con debiti non pagati saliti a 360 miliardi nel 2014, pari a +10 miliardi rispetto al 2012. I dati relativi all'Italia - riferiti alla globalità delle imprese - parlavano di 165 giorni per la Pa e di 94 giorni per le imprese, con una stima di 2,6% di giro d'affari totale perso per il 2014 a causa dei ritardi dei pagamenti.


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