Lavori Pubblici

Realacci: basta grandi opere, è ora che il Governo riveda le priorità

Mauro Salerno

«Torino-Lione ok solo se si chiude il Frejus. Av Brescia-Padova? Meglio quadruplicare. Orte-Mestre, Tirrenica, Roma-Latina sono una presa in giro»

Ermete Realacci, presidente della commissione Lavori Pubblici della Camera, esponente renziano, voce di peso nel Pd quando si tratta di discutere di ambiente e infrastrutture la mette così. «Il combinato disposto del fallimento della Brebemi e l'emergenza sul dissesto idrogeologico ci fanno capire che è l'ora di cambiare l'ordine delle priorità di investimento». Basta grandi opere, più manutenzione del territorio. Un mantra ripetuto anche dagli architetti e in qualche misura dai costruttori, ma che pronunciato da Realacci assume la forma di un messaggio diretto al Governo, e in particolare al titolare delle Infrastrutture Maurizio Lupi.

Realacci, nel Governo c'è un deficit di strategia politica nel campo delle Infrastrutture?

Secondo me sì. Ora ci stiamo concentrando sul dissesto idrogeologico. Ma non ci dimentichiamo che da noi ogni volta che c'è un terremoto si registra a un alto numero di vittime perché abbiamo un patrimonio edilizio che è assolutamente inadeguato ad affrontarli. Eppure la legge di stabilità arriva alla Camera confermando l'ecobonus ma senza estenderlo come era prima ai lavori di messa in sicurezza sismica degli edifici. Mettiamo che è stata una svista. Ma è una svista sintomatica, perché in Italia la prevenzione sismica è uno dei problemi principali.

Sul dissesto idrogeologico però un piano è stato fatto. Ci sono i fondi revocati e la corsia preferenziale nelle procedure di gara previste dallo sblocca Italia
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Va riconosciuto che su questo il Governo segna un cambio di passo rispetto al passato. Ha istituito l'ìunità di missione sul dissesto idrogeologico. E ha provato ad accelerare la spesa di risorse che sono rimaste ferme finora. Ci sono 4 miliardi di euro che non sono stati utilizzati. In più c'è l'impegno a utilizzare grosso modo un miliardo all'anno dei nuovi fondi comunitari per la manutenzione del territorio. Ora si tratta di riuscire a spenderli, mandano in cantiere lavori che si trascinano da anni.

Invece sulle grandi opere, questo cambio di passo non c'è?

Sulle grandi opere nello sblocca Italia c'è una "paghetta": 500 milioni nei primi tre anni, come ha sottolineato anche la Banca d'Italia in audizione. Ma la verità è che le grandi opere pubbliche non sono in questo momento una priorità per l'Italia. tranne alcune eccezioni.

Quali?

Sono una priorità sicuramente l'accelerazione della ferrovia Napoli-Baria e e le metropolitane.

La Torino-Lione?

S e mi si dice che viene chiuso il tunnel del Frejus e quello diventa l'unica via di attraversamento merci va bene. Se mi dicono che il Frejus rimane aperto per i Tir e questo diventa solo un raddoppio dico che non sta in piedi. In un sistema democratico c'è diritto anche a fare cose sbagliate se il percorso è stato rispettato: la Tav si giustifica solo se diventa "la" modalità di attraversamento merci delle Alpi. In Liguria in una corretta scala di priorità il Terzo Valico e la Gronda vengono molto al di sotto di una corretta gestione del territorio. Sull'alta velocità Brescia-Verona-Padova: il quadruplicemento della linea esistente è la cosa più razionale da fare.

In sintesi basta grandi opere.

Diciamola così: mentre 10 anni fa ero convinto come adesso che il Ponte di Messina era una bufala, se mi avessero chiesto quale autostrada poteva reggere l'investimento privato avrei detto la Brebemi: un'autostrada situata in un'area fortemente produttiva e spesso congestionata. Invece oggi sappiamo come è messa. E se non regge la Brebemi vuol dire che tutte le altre grandi opere sono una presa in giro: è una presa in giro l'Orte-Mestre, lo è la Tirrenica, la Roma Latina. Prendiamone atto invece di spendere denaro e forze intellettuali in queste opere. Ristabiliamo le priorità. Nella manutenzione del territorio c'è la possibilità di un rilancio dell'occupazione e dell'economia a breve molto superiore a quella delle grandi opere.

Il progetto della Orte-Mestre è stato da poco riapprovato dal Cipe.

Quando sento parlare della Orte Mestre mi cadono le braccia. È un progetto paragonabile alla centrale elettrica di Porto Tolle. Si sapeva da anni che non sarebbe servita a niente. Ciononostante un ministro del mio partito, tanto per non fare nomi Flavio Zanonato, un anno e mezzo fa disse che era una priorità. Adesso la nuova dirigenza dell'Enel anziché chiedere una mancia ogni anno per le centrali ha detto che non farà Porto Tolle e ne chiude altre 22 di vecchie centrali. Cioè prende atto della mutazione di uno scenario. Questo sforzo lo si deve fare anche per gli altri settori. In particolar modo per l'edilizia che un settore anticiclico per eccellenza, quello in cui abbiamo perso più posti di lavoro. A patto di non sbagliare bersaglio.


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