Lavori Pubblici

Piano Juncker, inviate le proposte italiane: valgono 40 miliardi di euro

Alessandro Arona

Rispettata la scadenza posta dalla task force europea - Ora la selezione dei progetti dei vari paesi, a dicembre l'ok del Consiglio europeo - Ruolo chiave sarà svolto dalla Bei

Vale 40 miliardi di euro, e non i 10 prudenzialmente indicati dal Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan due settimane fa, il pacchetto di progetti italiani inviati a Bruxelles per concorrere al Piano Juncker da 300 miliardi.
La task force nazionale per gli investimenti, infatti, coordinata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze con l'indirizzo della Presidenza del Consiglio (e che vede la partecipazione di Cassa Depositi e prestiti e i ministeri dello Sviluppo, delle Infrastrutture, dell'Istruzione e dell'Ambiente), ha presentato alla task force europea (Commissione Ue e Bei) una selezione di progetti per una «richiesta di finanziamento pari a oltre 40 miliardi di euro». E' stata così rispettata la scadenza, fissata dalla task force europea per il 14 novembre, entro cui tutti i Paesi della Ue sono tenuti a trasmettere le relative proposte di finanziamento.

«Si tratta - commenta un comunicato del ministero dell'Economia - di un importante e concreto step dell'iniziativa avviata nel semestre di presidenza italiana della Ue dal Ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, in qualità di Presidente di turno dell'Ecofin, con l'obiettivo di rilanciare la crescita economica dell'Unione».

L'idea è nata infatti nell'Ecofin informale di Milano di metà settembre, ufficializzata nel Consiglio formale dei ministri finanziari del 12 ottobre: raccogliere a livello europeo progetti d'investimento, attivabili nel triennio 2015-2017, in cinque aree identificate a livello europeo: innovazione, energia, trasporti, infrastrutture sociali e tutela delle risorse naturali. Ruolo chiave nell'operazione sarà svolto dalla Bei, la Banca dell'Unione europea, ma non è chiaro se e con quali strumenti innovativi, e se dopo un ulteriore aumento di capitale, dopo quello da 10 miliardi di euro effettuato nel 2012 dopo il Consiglio europeo del 29 luglio dello stesso anno.

Fonti della task force europea spiegano solo che i progetti degli Stati membri, sulla cui base sarà costruito il PIano Juncker, saranno sia progetti privati, sia in partenariato pubblico-privato, sia pubblici.
Nei progetti privati potrebbero esserci i finanziamenti alla ricerca e alle Pmi, gli investimenti per la banda ultralarga.
Sul fronte del partenariato pubblico-privato parliamo di infrastrutture in project financing o altre forme di Ppp. Qui il ruolo della Bei è fondamentale nei finanziamenti a lungo termine, quasi impossibili da trovare sul mercato.
Infine le opere pubbliche: nel pacchetto italiano ci saranno la messa in sicurezza delle strade, l'efficientamento energetico degli edifici, le nuove tratte ad alta velocità ferroviaria.
Su questo fronte la novità potrebbe essere - spiegano fonti a Bruxelles - il finanziamento diretto della Bei allo Stato italiano. La banca europea, forte della sua tripla A, si approvvigiona sui mercati a tassi molto bassi, più o meno quelli dei bund tedeschi, e agli stessi tassi fornisce prestiti ai suoi "clienti". Su un pacchetto selezionato di progetti, dunque, l'Italia potrebbe trovare le risorse, anziché nelle aste di Bot e Ctz, da prestiti Bei. Soldi che andranno naturalmente restituiti, ma con tassi di interesse pari a quelli della Germania.

Il comunicato del ministero dell'Economia parla di «richieste di finanziamento» per 40 miliardi di euro, quindi nel caso dei progetti privati o in partenariato pubblico-privato l'ammontare degli investimenti potrebbe essere molto più alto. L'effetto leva dei finanziamenti Bei è in media pari a 3: per un euro di prestito Bei si attivano investimenti per tre euro.

Con il contributo della Presidenza del Consiglio la task force nazionale, che oltre al Mef coinvolge il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dei Trasporti, il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Scientifica, il Ministero dell'Ambiente, il Ministero della Sanità e la Segreteria del Cipe, ha effettuato la ricognizione dei progetti italiani assistita della Cassa Depositi e Prestiti.

Nella selezione dei progetti, si è tenuto conto delle priorità nazionali, individuando le operazioni che per struttura, piano finanziario e stato di avanzamento risultano essere compatibili con le procedure previste dalla BEI per accedere al finanziamento.
«La task force nazionale - spiega l'Economia - che diventa così un gruppo stabile di lavoro e che potrà essere allargata ad altre amministrazioni, seguirà ora le fasi successive dell'iter dei progetti in ambito europeo a partire dalla predisposizione delle richieste di finanziamento».

«Oltre alle principali opere infrastrutturali, materiali e immateriali - spiegano dal dicastero di via XX Settembre - come ad esempio il piano per la banda ultra larga e importanti assi stradali e autostradali, sono stati presentati programmi di investimento per la prevenzione del rischio idrogeologico, per il finanziamento delle PMI, per l'interconnessione e l'efficientamento energetico, per il piano ‘la buona scuola'».


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