Lavori Pubblici

Grandi (lente) opere, per realizzarle ci vogliono 14,6 anni:3,6 in più di 4 anni fa

Mauro Salerno

Sei mesi in più per i microcantieri. Delrio: tempi enormi semplificheremo il codice appalti per adeguare le nostre regole agli standard europei

Si allungano i tempi per la realizzazione delle opere pubbliche. Non che qualche anno fa si andasse proprio di corsa, ma ora le cose sono peggiorate. E non è difficile immaginare che abbia pesato la crisi economica e di liquidità della pubblica amministrazione, stretta tra mancanza di risorse e vincoli di bilancio. Fatto sta che oggi per realizzare una grande opera (importo sopra i 100 milioni di euro) ci vogliono almeno 14,6 anni, vale a dire 3 anni e mezzo in più (con un aumento del 33%) rispetto al 2009 quando la media era di 11 anni.

È questo il dato che balza più agli occhi tra quelli contenuti nel rapporto sui I tempi di attuazione e di spesa delle opere pubbliche realizzato dal Dipartimento per lo Sviluppo e la coesione economica della Presidenza del Consiglio che ha analizzato lo stato di oltre 35mila opere (35.651) in corso di realizzazione in Italia. Anche le piccole opere viaggiano più a rilento di qualche hanno fa: il tempo medio per portare a termine un cantiere al di sotto di un milione di euro è cresciuto di 6 mesi (+19%) rispetto a quattro anni prima.

Le opere sotto il milione di euro si concludono in media in 3,8 anni mentre tra 5 e 10 milioni se ne impiegano 7,8 e tra 20 e 50 milioni 10,7. A livello di tipologia i tempi più lungi sono per i progetti di trasporto, i più complessi, con una media di 6,8 anni mentre i più rapidi sono gli interventi di edilizia con 3,7 anni e quelli di difesa del suolo con 4 anni.

«Tra i 14 e i 15 anni per realizzare una grande opera è un tempo enorme, ci sono già stati miglioramenti con alcuni provvedimenti del Governo e semplificheremo il codice degli appalti
per renderlo più simile alla normativa europea», ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, commentando i dati del rapporto. Giuseppe Mele (Confindustria) ha segnalato «il ruolo centrale della progettazione», intesa non solo in senso strettamente «tecnico». Dunque, includendo in questa attività anche le fasi di informazione, formazione del consenso e valutazione della bancabilità di un'infrastruttura. «Senza fare questo tipo di valutazioni - ha sottolineato Mele - sarà difficile proporre progetti validi e produttivi, ad esempio per conquistare i fondi europei del Piano Juncker di cui si discute in questi giorni»

«Nella prossima rilevazione, tra tre anni, questi dati saranno migliori stiamo lavorando per avere più semplicità, trasparenza e rendicontazione», ha spiegato Delrio. «Il tema delle opere pubbliche è fondamentale per questo siamo già intervenuti sulla conferenza de servizi, sui bandi e sulla centralizzazione delle competenze. Serve poi più disciplina amministrativa: io non do più deroghe, se dici che un'opera è strategica e non hai iniziato nemmeno la progettazione preliminare non ci saranno più risorse».

Delrio ha poi sottolineato che il Governo «ha sbloccato l'80% del patto di stabilità, fatto che permetterà ai Comuni che hanno pulito i bilanci di investire».

Un altro punto su cui il rapporto insiste è che il peso della burocrazia è molto importante. In particolare, l'attenzione si è focalizzata sui «tempi di attraversamento delle fasi», cioè i tempi che intercorrono nel passaggio da una fase a quella successiva (ad esempio da un progetto preliminare al definitivo, oppure dall'aggiudicazione all'avvio dei lavori) che «rappresentano in media il 42% della durata complessiva di un'opera»: circa 2 anni dei 4,5 medi dalla progettazione alla conclusione dei lavori, arrivando fino al 61% se si esclude la fase di cantiere. Per quanto riguarda la spesa, dal rapporto emerge sia che la chiusura dei cantieri non combacia con la fine della vita economica dell'opera, visto che finiti i lavori mediamente resta «ancora da spendere poco meno del 30% del costo totale», sia che i profili di spesa sono «spesso ottimistici» e «fortemente rimodulati nei periodi successivi».

Il rapporto indica come il potenziamento di alcuni strumenti possa migliorare la situazione come un controllo maggiore sui progetti, una maggior operatività alle conferenza di servizi, l'utilizzo di centrali di committenza e il rafforzamento dei sistemi di sorveglianza.


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