Lavori Pubblici

Torino-Lione, Renzi in campo: «Voglio un report in 24 ore a Palazzo Chigi»

Alessandro Arona e Maria Chiara Voci

Dopo l'audizione dei vertici Fs telefonata alle 7,45 del premier al senatore Pd Stefano Esposito: «La prossima settimana ci vedremo per fare il punto» - Oggi conferenza stampa No-Tav

Anche il premier Renzi scende in campo sulla vicenda degli extracosti della Torino-Lione. Dopo l'audizione di ieri, dei vertici delle Ferrovie, in Commissione Lavori Pubblici al Senato, questa mattina alle 7,45 il Presidente del Consiglio ha telefonato a Stefano Esposito, il senatore piemontese che per primo – dopo aver letto il contenuto di un articolo pubblicato il 24 ottobre sulle pagine del Sole 24 ore – si è mosso per chiedere chiarezza sulle cifre.
«Renzi era in partenza per l'Australia – ha scritto Esposito sul suo profilo Facebook, conclusa la telefonata – e mi ha chiamato per chiedermi la mia posizione sul tema dei costi Tav. Gli ho illustrato sinteticamente quanto avvenuto nelle ultime due settimane. Mi ha chiesto entro oggi una nota puntuale e mi ha dato appuntamento, al suo rientro in Italia, tra martedì e mercoledì per fare il punto e chiarire quanto avvenuto». Prosegue ancora nel suo post Esposito: «Dopo la pessima giornata di ieri, questo segnale di attenzione mi conferma di aver fatto bene a non arrendermi alla superficialità sui costi della Torino-Lione. Non posso che ringraziare il presidente Renzi».

Nello staff di economisti scelti dal premier Renzi a Palazzo Chigi si contano alcuni "esponenti No-Tav su basi economiche", studiosi cioè che in passato più volte hanno denunciato un insufficiente bilancio benefici-costi di un'opera come la Torino-Lione: tra questi Yoram Gutgeld, che definì negli anni scorsi le nuove linee ad alta velocità «opere faraoniche, miliardarie e inutili»; e Roberto Perotti (Bocconi), che sul Sole 24 Ore scrisse, riferendosi alla Torino-Lione: «Che cosa sarebbe più utile per l'immagine del Paese: ripulire i treni utilizzati da milioni di turisti stranieri o fare una galleria di dubbia utilità a costi esorbitanti? (…) Nonostante i loro eccessi, gli ambientalisti hanno ragione: deturpare una vallata per ridurre le emissioni dell'1% al costo di 16 miliardi è un buon investimento per le imprese appaltatrici, ma non per il Paese».

Ieri, nel corso dell'audizione , ciò che è emerso, al termine di un animato e confuso dibattito, è che i costi della Torino-Lione, pur non raggiungendo la cifra dei 12 miliardi (sovrastimata dalle Ferrovie nel Contratto di Programma 2012-2016), saranno tuttavia da aggiornare rispetto alle cifre ufficiali di 8,5 miliardi dichiarate da Ltf, dal ministero dei Trasporti e anche da fonti della Commissione europea.
«Il costo definitivo della tratta internazionale della Torino-Lione - ha infatti spiegato Marcello Messori, presidente di Fs - non è ancora determinabile». Dovrà subire – hanno aggiunto i tecnici di Rfi – rispetto alle stime iniziali 2012 (gli 8,5 miliardi), una "rivalutazione monetaria", con tasso da concordare tra Italia e Francia.
Rivelazioni che oggi saranno al centro di una conferenza stampa convocata a Torino dal Movimento No Tav. Che si prepara, con cifre e dossier, a rincarare la dose contro la realizzazione dell'opera.

Da parte sua, l'ad di Ferrovie Michele Mario Elia ha ieri confermato in Senato, fin nei dettagli, i numeri riportati dal nostro giornale il 24 ottobre: nel contratto di programma Rfi 2012-2016 (firmato con il ministero delle Infrastrutture l'8 agosto scorso) il costo riportato per la tratta internazionale Torino-Lione ("costo a vita intera", come per tutte le opere del contratto) è di 11.977 milioni, quasi 12 miliardi, e non gli 8,5 fino ad allora ufficialmente indicati da Ltf. Di questi 12 miliardi, 6.953 milioni sono la quota a carico dell'Italia (58%). «Non si tratta però di un aumento di costo - ha detto Elia - ma semplicemente del metodo che la nostra legislazione ci impone di applicare per il costo di tutte le opere, e cioè quello del "costo a vita intera", adeguato alla variazione dei prezzi nell'intero arco di realizzazione dell'opera».
Solo stime, dunque; proiezioni. Che però sono state scritte in un atto ufficiale. E che contribuiscono a confondere non poco le acque.

«Il progetto per la parte italiana - ha comunque specificato il direttore investimenti di Rfi, Maurizio Gentile – dovrà ora essere approvato dal Cipe. Inoltre ci sarà nei prossimi mesi una certificazione dei costi di partenza del 2012 fatta da un advisor terzo e ci sarà entro febbraio una richiesta ufficiale di finanziamento alla Ue, per i fondi Ten-T. Solo dopo questi passaggi potremo avere maggiore chiarezza sulle cifre. In sede di risposta al bando europeo, dovremo elaborare un progetto di rivalutazione monetaria, secondo un tasso di revisione aggiornato e concordato con la Francia».


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