Lavori Pubblici

No Tav: costi alle stelle sulla Torino-Lione, usiamo i fondi per piccole opere

Maria Chiara Voci

Conferenza stampa il giorno dopo l'audizione di Fs - «Analisi costo-benefici dell'economista Remy Prud'Homme mostra un saldo negativo di 32 miliardi» - «La Ue non ci darà i fondi richiesti»

«Il costo di 12 miliardi per il tunnel internazionale della Torino-Lione, inserito all'interno del Contratto di Programma 2012-2016 di Rfi, è un valore reale, a cui si è arrivati seguendo le regole di legge. Tutte le opere sono soggette a una rivalutazione, che non si basa sull'inflazione, ma su fattori come la revisione prezzi, gli oneri finanziari, gli adeguamenti progettuali e gli eventuali imprevisti. Per questo, anche il Cipe, quando approverà il progetto definitivo, dovrà seguire la legge e basarsi sulla medesima cifra dei 12 miliardi, che è quella rivalutata "a vita intera". L'errore è continuare a sostenere che il valore ufficiale dell'infrastruttura sia di 8,5 miliardi».
Il giorno dopo l'audizione dei vertici delle Ferrovie alla Commissione Lavori Pubblici del Senato e nel giorno in cui lo stesso premier Matteo Renzi, in partenza per l'Australia, ha telefonato al senatore del Pd Stefano Esposito per chiedere una relazione aggiornata su quanto sta accadendo sul fronte della Torino-Lione, la parola è passata ai tecnici e agli esperti del Movimento No Tav. Che in queste settimane hanno studiato a fondo il "caso extracosti", che hanno stilato un proprio contro-dossier e che hanno atteso il giorno successivo all'appuntamento parlamentare prima di controbattere, punto per punto, nel corso di una conferenza stampa convocata la mattina del 12 novembre a Torino, alle argomentazioni di Ferrovie, Ministero, Ltf.

«I calcoli effettuati da Rfi – spiegano Alberto Poggio, Roberto Vela e Paolo Prieri, che animano il Presidio Europa - considerano una rivalutazione annua del 3,5%. Non si tratta di un tasso strampalato, che arriva da chissà dove. Basti pensare che il medesimo indice è utilizzato anche nell'analisi costi-benefici stilata dall'Osservatorio di Mario Virano, che oggi lo contesta, così come nel progetto definitivo di Ltf».

Al contrario, secondo quanto comunicato dall'amministratore delegato delle Ferrovie, Michele Mario Elia, «i costi esposti nel contratto di programma per la Torino-Lione sarebbero solo delle stime prudenziali, a cui si è arrivati applicando un tasso che oggi appare alto rispetto alla realtà».
A fornire, tuttavia, man forte ai No Tav, che ieri non hanno lesinato gli affondi, ci sono le parole pronunciate, sempre durante l'audizione di martedì, da Marcello Messori, presidente di Fs, che di fronte ai parlamentari ha ammesso che, se non è di 12 miliardi, il costo definitivo della tratta internazionale della Torino-Lione non è neppure di 8,5, in quanto non ancora determinabile, visto che rispetto alle stime iniziali del 2012 dovrà subire una "rivalutazione monetaria", con tasso magari non del 3,5% ma da concordare tra Italia e Francia. In seconda battuta, il presidente ha anche detto che sull'aspetto dei ricavi attesi dall'infrastruttura, l'analisi costi/benefici ufficiale, stilata da chi promuove la linea ad alta capacità, «non è più aggiornata rispetto all'andamento attuale del mondo».

Dal canto loro, Poggio, Vela e Prieri hanno presentato una contro-analisi costi benefici, aggiornata al maggio 2014 e stilata dall'economista francese Remy Prud'Homme. Che rivelerebbe come anziché ricavi, la Torino-Lione potrebbe addirittura condurre, una volta in esercizio, a perdite per 32 miliardi. «La stessa Ltf – controbatte però l'esponente di Forza Italia, Osvaldo Napoli – ha comissionato alla Bocconi l'attualizzazione dell'analisi costi-benefici ufficiale. Mi stupisce che Messori non lo sappia».

Infine, secondo il Movimento, a mentire sul fronte del Tav sarebbe anche l'Europa. «Non ci sono i soldi per pagare la Torino-Lione – concludono gli oppositori -. E' matematicamente impossibile che la Commissione possa decidere di destinare all'opera i 3,4 miliardi che l'Italia, con la Francia, si appresta a chiedere entro il 26 febbraio. Le risorse complessive disponibili ammontano a 26 miliardi ma, considerando i vincoli, la fetta per opere come la Torino-Lione scendono a 5,5 miliardi. Peccato che l'Italia voglia chiedere 3,4 miliardi per la Tav e altrettanti per il tunnel del Brennero. Senza tener conto che a concorrere ci sono altre opere».

«Il governo Italiano ha davanti a sé una stupenda occasione - concludono i No Tav - anziché lasciarlo ingoiare dall'inutile Tunnel di Base della Torino-Lione, usi questo fiume di denaro per le piccole opere veramente utili agli italiani».


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