Lavori Pubblici

Difesa del suolo, investimenti da 7 miliardi attraverso i fondi europei

Giuseppe Latour

Il sottosegretario Delrio: La lotta al dissesto è la priorità assoluta del Governo insieme al tema della scuola

Gli investimenti per la difesa del suolo passeranno, nei prossimi anni, dalla moneta dei fondi europei, sia attraverso il Fondo di sviluppo e coesione (Fsc) che attraverso il Fondo di sviluppo regionale (Fesr): si parla di sette miliardi in tutto, incluso il cofinanziamento regionale. E' questo il dato più interessante emerso martedì mattina nel corso degli Stati generali sul dissesto idrogeologico a Roma. Organizzati dall'unità di missione guidata da Erasmo D'Angelis, sono stati l'occasione per fare il punto sul piano straordinario immaginato per il nostro paese tra il 2015 e il 2020.

Ad aprire i lavori è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, che parte da due affermazioni di principio molto rilevanti. Anzitutto, "la lotta al dissesto è la priorità assoluta del Governo insieme al tema della scuola". Ed è una priorità talmente significativa, da giustificare una seconda affermazione: "Oggi non abbiamo un problema di disponibilità finanziarie su una prospettiva di medio lungo periodo".

Questo passaggio si lega alla questione delle risorse, della quale parla il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti. "Ci sono 2,3 miliardi fermi nelle contabilità speciali degli ex commissari che non sono stati spesi e che dovremo investire nei prossimi mesi". È il denaro che sarà mobilitato tramite lo Sblocca Italia e la legge di stabilità: al momento sono stati impiegati circa 300 milioni. I restanti due miliardi andranno investiti nel corso del 2015. "A questi vanno aggiunti i soldi dei fondi europei: si tratta di cinque miliardi di fondi ai quali vanno sommati 2 miliardi di cofinanziamento regionale". Sette miliardi totali che saranno attivati fino al 2020, nell'ambito della nuova programmazione europea.

Concretamente, questo vuol dire che il progetto è di aprire migliaia di cantieri per la difesa del suolo: "Per adesso ne abbiamo attivati 300, ma programmiamo nei prossimi 6-7 anni di arrivare a quota 7mila", spiega il capo dell'unità di missione Erasmo D'Angelis, che fa anche il punto sugli interventi più importanti in arrivo: "Stiamo sbloccando il Seveso, il Sarno, il Bisagno, il Tagliamento, Pompei, l'Arno". Una corsia preferenziale sarà dedicata agli investimenti nelle grandi aree metropolitane. "Per le città metropolitane partirà un piano che ci consentirà di ridurre il rischio investendo circa 800-900 milioni di euro. Avrà una corsia preferenziale, perché in queste città viva la maggior parte degli italiani".

Iniziative che vengono salutate con soddisfazione dal presidente dell'Ance Paolo Buzzetti: "E' finita l'epoca della rimozione collettiva del problema, il piano nazionale contro il dissesto idrogeologico deve essere la priorità dell'azione del Governo dei prossimi mesi per la sicurezza e la crescita economica. Tenere per cinque anni nel cassetto 2,4 miliardi di risorse già stanziate per la manutenzione e mai spese è stata una responsabilità gravissima, ora dobbiamo poterli spendere". Durante la prossima programmazione bisognerà invertire la rotta.


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