Lavori Pubblici

Corruzione, Cantone chiede al prefetto di Roma di commissariare il Mose

Mauro Salerno

Sistema corruttivo diffuso. La nomina di Mauro Fabris a nuovo presidente del Consorzio Venezia Nuova non è di rottura con il passato. Inviata la richiesta al prefetto di Roma

Un «sistema corruttivo diffuso, ramificato e consolidato». Che non è possibile considerare superato dagli ultimi cambi al vertice del Consorzio Venezia Nuova a seguito delle dimissioni dell'ex presidente Giuseppe Mazzacurati, finito al centro dell'inchieste della Procura di Venezia. Con questi motivi il presidente dell'Autorità nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone ha proposto al prefetto di Roma il commissariamento dei lavori di esecuzione del progetto Mose, intervento da 5,5 miliardi per la realizzazione delle paratie mobili necessarie a difendere Venezia dall'erosione dovuta al fenomeno dell'acqua alta (fotogallery del cantiere ).

La lettera con la richiesta di commissariamento è stata inviata al Prefetto lo scorso sette novembre . Ed è stata individuata la prefettura di Roma come competente in quanto a Roma ha sede il ministero delle Infrastrutture considerato alla stregua di stazione appaltante, in quanto titolare della concessione affidata senza gara al Consorzio Venezia Nuova. Il commissariamento del Mose è possibile grazie a una modifica intervenuta in sede di conversione del decreto legge 90/2014 che ha esteso la possibilità del regime controllato ai concessionari e ai general contractor delle opere pubbliche. La norma prevede l'intervento di uno o più commissari straordinari incraicati di un commissariamento "parziale" dell'azienda. L'obiettivo è portare a termine l'appalto, o in questo caso la concessione, "incriminati" accantonando gli eventuale utili «in un fondo speciale, in funzione degli eventuali interventi (quali confische o risarcimenti) che potrebbero essere disposti a seguito dell'accertamento penale».

Nella lettera Cantone ricostruisce i risultati dell'inchiesta veneziana sulla maxi-opera in ballo da circa 40 anni e al momento in fase di avanzata realizzazione Laguna. L'inchiesta ha portato alla decapitazione dell'ex Consorzio Venezia Nuova (dimissione di Giuseppe Mazzacurati) e dell'impresa di costruzioni Mantovani (che ha anche chiesto un risarcimento di 37 milioni per danni di immagine all''ex presidente Piergiorgio Baita). Cantone ricostruisce anche la fitta rete di rapporti intessuta con il Magistrato alle Acque di Venezia che avrebbe dovuto controllare i lavori e con le amministrazioni centrali capaci di garantire «un contatto diretto con il Cipe, preposto a deliberare i finanziamenti».

Per Cantone le nuove nomine in seno ai vertici del Consorzio (Mauro Fabris presidente, Hermes Redi, direttore generale) non bastano a evitare la necessità di commissariare i lavori. Per l'ex magistrato, presidente dell'Anac, non si tratta di «un'effettiva novità sul piano della governance». «Resta invariato - scrive Cantone - tutto il quadro societario, a cui partecipano (ancora oggi) tutte le società coinvolte dalle indagini giudiziarie e i cui vertici sono stati raggiunti da ordinanze cautelari». Di Più. Per Cantone, la nomina di Fabris «non appare orientata a a esprimere una chiara volontà di rottura rispetto al passato». Dunque, resta solo il commissariamento.


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