Lavori Pubblici

Spesa Ue al 62%, 14 piani fuori target - Delrio: faremo di tutto per non perdere fondi

Alessandro Arona

Nella media centrato l'obiettivo (62,2 su 62,5), ma non per nove Regioni e quattro Pon - Da spendere 17,6 miliardi entro il 2015 - La Ue approva l'Accordo 2014-20, per l'Italia 32 miliardi di fondi strutturali e 20 di co-finanziamento nazionale

L'Italia ha centrato di un soffio gli obiettivi di spesa sui programmi europei Fesr-Fse 2007-2013 (fondi strutturali) al 31 ottobre 2014, il 62,2% del totale rispetto al target del (autofissato dall'Italia in vista di quello europeo del 31 dicembre) del 62,5%.
Ma la data ultima per rendicontare l'intera spesa, il 31 dicembre 2015, si avvicina, e su un totale "programmato" pari a 47,747 miliardi di euro (cifra aggiornata ad oggi, Fesr-Fse e co-finanziamento italiano) ne restano da spendere 17,6 miliardi, pena la revoca dei finanziamenti non spesi.
Entro fine 2014, inoltre, come ogni anno in base alla regola dell'n+2, dovranno essere spesi 3.091 milioni di euro, pena il "disimpegno" (la revoca) della quota di fondi assegnati a quella data, per i programmi, regionali e statali, che non hanno rispettato i target.

Rispetto al 31 dicembre 2013 - ha ricordato Delrio - il livello di spesa media dell'Italia è salito dal 53 al 62,2%, per le aree convergenza il livello è salito dal 48 al 57,8%, per quelle competitività dal 63 al 71,9%.

Ma i conti si fanno programma per programma, e non come media nazionale
, o per aree. E qui cominciano i problemi. Al 31 ottobre 2014, infatti, sono ben 14 (su 53 totali) i piani a non avere centrato l'obiettivo, 11 regionali e quattro statali.
Non ce l'ha fatta la Basilicata, che fino al 2013 era stata una delle poche regioni del Sud a rispettare i target: 68,3% di spesa sul Por Fesr su 77,9% di obiettivo (uno scarto notevole), e 74,3% sul Por Fse su 79,1% di target.
Ce la fa invece la Campania, anche se per il "rotto della cuffia": 39,2% su 31,8% sul Por Fesr: si tratta però di obiettivi tenuti bassi per non perdere fondi, ma alla fine del 2015 bisognerà risalire, come per tutti, al 100%. Sul Por Fse, inoltre, la Campania di ferma al 67% su 70,2% di target, obiettuvo considerato "superato entro la soglia di tolleranza".
Non ce la fa la Calabria sul Por Fse, 63,1% su 71,9 di target, mentre supera di poco l'obiettivo sul Por Fesr (43,7 su 43,0).

Niente da fare per il Por Fesr Sicilia, la cui spesa si ferma al 48,3% su un obiettivo Ue del 60,4%, mengre supera il target sul Por Fse (70,4 su 66,4%).

Fuori target anche il Lazio, sia per il POr Fesr (67,8 su 74,7% di target) che per il Por Fse (66,7 su 74,7).

A sorpresa male anche la Provincia autonoma di Bolzano sul Por Fse, 59,3 contro 71,7%, e quella di Trento (67,2 su 73,7%).

Fuori target anche il Por Fesr Sardegna (59,4 su 74,5%) e il Por Fse della Valle d'Aosta (65,5 su 71,8%).

Non hanno centrato gli obiettivi di spesa anche quattro programmi nazionali: Pon Attrattori culturali (33,4% su 70,1), dove è assai probabile un disimpegno a fine anno; Pon Energie (55,8 su 73,8%); Pon Istruzione (55,1 su 60,5%); Pon Sicurezza (69,2 su 73,9%). Mentre recupera e si mette in linea (dopo il ridimensinamento) il Pon Reti (infrastrutture), fermo al 40,8% di spesa a fronte però di un target di 37,4% (resta però sempre la difficoltà di centrare il 100% alla fine del 2015).

«Rischiamo ancora di perdere quei 7-8 miliardi di euro di cui abbiamo parlato nei mesi scorsi - ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, titolare della delega ai fondi europei - anche se ora sono un po' più fiducioso. Siamo al 62%, entro fine anno dobbiamo arrivare al 70%. Stiamo facendo una severa riprogrammazione, per spostare risorse su progetti che possano fare spesa a breve. E' chiaro però che se a metà 2015 ci trovassimo ancora molto indietro faremo di tutto per non perdere i fondi europei 2007-13» anche utilizzando strumenti come i progetti sponda o altri artifici contabili sempre utilizzati nelle programmazioni precedenti - ha fatto capire rispondendo a una domanda - «sempre che siano strumenti legali, naturalmente».

NUOVA PROGRAMMAZIONE 2014-2020: APPROVATO L'ACCORDO CON L'UE

Delrio ha presentato anche l'Accordo di partenariato con la Commissione europea per la programmazione 2014-2020, approvato a Bruxelles il 29 ottobre. L'Italia avrà a disposizione
44 miliardi di euro di risorse europee (di cui 32 miliardi per Fesr-Fse, i fondi strutturali), di cui 22,2 alle regioni del Sud (l'Italia è il secondo Stato membro UE per dotazione di bilancio, dopo la Polonia, che avrà 75 miliardi; seguono la Spagna con circa 28 miliardi, la Romania 23, l'Ungheria e la Croazia circa 22 miliardi, il Portogallo 21, la Repubblica Ceca 19).

Le risorse comunitarie per l'Italia per le politiche di coesione (si tratta di circa 351 miliardi a livello europeo, su un totale di 1.050 miliardi di euro di bilancio 2014-2020) sono distribuite così tra i diversi fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE):

1) Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) – 20,6 miliardi;
2) Fondo sociale europeo (FSE) – 10,4 miliardi;
3) Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) – 10,4 miliardi;
4) Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) – 0,537 miliardi.
A questi sono da aggiungere 1,1 miliardi della cooperazione territoriale europea e 567 milioni della Garanzia Giovani (YEI).

Ai fondi comunitari si affianca il cofinanziamento nazionale (vale solo per i fondi strutturali, Fesr-Fse), che per la programmazione 2014-2020 ammonta a soli 20 miliardi di euro, pari in media al 38% del totale, meno del tradizionale 50% degli anni passati. Nelle regioni del Sud che in questi anni hanno registrato ritmi di spesa inferiori (Calabria, Campania, Sicilia) il confinanziamento scende dal 50 al 25% (comunque superiore al minimo previsto dalla Ue, il 20%), mentre resta al 50% per Puglia e Basilicata.
Per i Pon per le regioni Convergenza (meno sviluppate) il co-finanziamento sarà al 25% (tranne per Pon scuole e lavoro che sono a 45%), mentre gli altri Pon hanno tutti il 50%: di regola è più alto il co-finanziamento nelle regiooni che hanno meno fondi europei. Infatti i Por delle regioni Competitività e Transizione hanno il 50%.

Questi numeri hanno ovviamente scatenato polemiche, soprattutto nelle regioni del Sud apparentemente più penalizzate, ma il sottosegretario Delrio ha spiegato che «il governo farà una programmazione parallela per il co-finanziamento», metterà cioè da parte altri 7,4 miliardi di euro, a valere sui fondi coesione (Fsc, ex Fas) e Pac (i co-finanziamenti 2007-13 tolti dai programmi Ue per non perderli), per utilizzarli quando serve "in aggiunta" al co-finanziamento nazionale ufficialmente inserito nei Por e Pon.
«Non vogliamo fissare target di spesa impossibili, mettendo al massimo i co-finanziamenti - ha proseguito Delrio - per evitare poi di perderli». Ma grazie a questi fondi accantonati «se il programma spende, il governo garantisce che il co-finanziamento ci sarà». «Abbiamo abbassato il co-finanziamento per aiutare le regioni più in difficoltà, non per penalizzarle», spiegano da suo staff.


«Non vogliamo mettere da parte risorse che poi non si spendono - ha aggiunto Delrio - ma per i progetti strategici che sono in grado di spendere, questo è un impegno del governo, le risorse non mancheranno. C'è un altro fondo parallelo, a valere su Pac e Fse, da cui all'occorrenza attingeremo». Si tratterà appunto di altri 7,4 miliardi di euro.

A loro volta, i quattro Fondi sono focalizzati su 11 obiettivi tematici (OT):
1. ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione (rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'innovazione) – 3,7 miliardi;

2. agenda digitale (migliorare l'accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, nonché l'impiego e la qualità delle medesime) – 2,1 miliardi;

3. competitività dei sistemi produttivi – 7,8 miliardi;

4. energia sostenibile e qualità della vita (sostenere la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori) – 3,9 miliardi;

5. clima e rischi ambientali (promuovere l'adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi) – 2,3 miliardi;

6. tutela dell'ambiente e valorizzazione delle risorse culturali e ambientali (tutelare l'ambiente e promuovere l'uso efficiente delle risorse – 4,4 miliardi;

7. mobilità sostenibile di persone e merci (promuovere sistemi di trasporto sostenibili ed eliminare le strozzature nelle principali infrastrutture di rete) – 2,4 miliardi;

8. occupazione (promuovere l'occupazione sostenibile e di qualità e sostenere la mobilità dei lavoratori) – 4,3 miliardi;

9. inclusione sociale e lotta alla povertà (promuovere l'inclusione sociale, combattere la povertà e ogni forma di discriminazione) – 4 miliardi;

10. istruzione e formazione (investire nell'istruzione, formazione e formazione professionale, per le competenze e l'apprendimento permanente) – 4,1 miliardi;

11. capacità istituzionale e amministrativa (rafforzare la capacità istituzionale e promuovere un'amministrazione pubblica efficiente nell' erogazione di servizi) – 1 miliardo.

Su 42,6 miliardi di fondi Fesr, Fse e Feasr, i Por (piani regionali) avranno una spesa totale di 30,441 miliardi, mentre i Pon (piani nazionali) una spesa di 12,2 miliardi (parliamo solo della quota europea, senza cofinanziamento). Tra i principali il Pon Imprese e competitività (1.776 milioni), quello Scuola (1.615 mln), Politiche attive per l'occupazione (1.181 mln), Infrastrutture e reti (1.383 mln), Iniziativa occupazione giovani (1.135), Inclusione (827 mln), Sviluppo rurale (963), Ricerca e innovazione (926).
Per il Pon Città metropolitane, che è al debutto, 588 milioni di fondi Ue, che dovrebbero salire a circa un miliardo con il cofinanziamento (sui co-finanziamenti programma per programma non sono stati forniti dati dettagliati né da Palazzo Chigi né dal Dps).



FONDI STRUTTURALI 2007-2013, I DATI SULLA SPESA

Fondi Ue al 31 ottobre 2014: tabella 1

Fondi Ue al 31 ottobre 2014: tabella 2

Fondi Ue al 31 ottobre 2014: tabella 3

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