Lavori Pubblici

Ndrangheta sempre più presente al Nord, dalle grandi opere ai mini-cantieri

A.A.

In 12 anni 869 persone indagate e 322 rinviate a giudizio, l'82% delle quali è stata condannata in primo grado - Edilizia e locali notturni i settori in cui la presenza è più capillare

La 'Ndrangheta è sempre più presente al Nord, specie nei settori dell'edilizia e dei locali notturni. Nei procedimenti avviati a Milano tra il 2000 e il 2012, i casi di infiltrazione 'ndranghetista hanno raggiunto il 74% dei casi. Uno su dieci ha coinvolto imprenditori, uno su 40 professionisti, tra medici, avvocati e commercialisti.
E' quanto emerge dalla ricerca «Espansione della criminalità organizzata nell'attività di impresa al Nord», promossa dalla Camera di commercio di Milano in collaborazione con Assimpredil Ance, Centro Nazionale di Prevenzione e Difesa Sociale, Dipartimento di Studi Giuridici 'Angelo Sraffa' dell'Università Bocconi di Milano e Banco Popolare.

«La 'Ndrangheta - spiega Alberto Alessandri, a capo del gruppo di lavoro che ha condotto l'analisi - ha soppiantato tutti gli altri gruppi e può fornire servizi, prestazioni e capitali a un prezzo evidentemente molto inferiore a quello di altri fornitori o di banche e intermediari finanziari. Molto spesso sono gli stessi imprenditori che la cercano a causa della crisi, ma il vantaggio ottenuto si rivela di breve durata poiché la criminalità si insinua creando condizioni stabili di concorrenza sleale che vanno a colpire l'intero settore economico».

In dodici anni sono stati 869 i soggetti indagati nell'ambito dei 64 procedimenti penali aperti presso la Procura della Repubblica di Milano per il reato di associazione di tipo mafioso anche straniera (art. 416 bis c.p.). 322 persone sono state rinviate a giudizio e, nell'82% dei casi, condannate in primo grado. Uno su 4 è stato accusato di aver organizzato o promosso il crimine, ma la stragrande maggioranza dei casi, il 72%, riguarda persone che vi hanno preso parte.

In un caso su dieci si tratta di imprenditori collusi, ovvero persone che in origine avevano avviato un'impresa legale per fini legittimi, che poi hanno deciso di aumentare i propri introiti collegandosi alla criminalità organizzata. In questo senso, il settore più colpito è quello legato all'edilizia, un caso su due, soprattutto per il movimento terra, per il 15% quello dei bar e locali notturni,
per il 12% i servizi finanziari e postali, e in circa un caso su venti lo smaltimento abusivo dei rifiuti.


«Non si tratta esclusivamente di fatti legati alle grandi opere - spiega Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano - anzi. E' più facile che il radicamento vada nei gangli periferici, tocchi le piccole imprese in subappalto».
I recenti fatti di cronaca ne sono un esempio. «Non vi è dubbio - ha aggiunto Pomodoro - che l'attività di riforma legislativa, soprattutto quella che va nella direzione di rivedere del reato di riciclaggio e auto riciclaggio e le altre forme di aggressione dal punto di vista legislativo possano essere molto utili e bisogna sempre aggiornarle alla realtà dei tempi. E' inoltre molto importante che ci sia un impegno complessivo da parte dello Stato e della società per aggredire le forme di criminalità che, purtroppo, sono ormai molto diffuse nel territorio».

Tra le misure di prevenzione patrimoniali antimafia, sono stati 55 i decreti di confisca esaminati. In un caso su due hanno colpito immobili, nel 22% dei casi conti correnti e, in un caso su sei, sedi o rami di azienda e quote societarie/azioni.

«Sempre più per via della crisi - spiega Alberto Meomartini, vice presidente della Camera di
commercio di Milano - le imprese sono sempre più spesso permeabili alle attività della criminalità organizzata. Per questo credo che sia fondamentale facilitare il dialogo creando un punto di riferimento nelle associazioni di categoria ai quali le imprese potranno rivolgersi. Ed è in questo senso che le camere di commercio lombarde, d'intesa con le associazioni Libera e Transparency nei prossimi giorni apriranno degli sportelli che fungeranno da punto di contatto per gli imprenditori in difficoltà. Questo - conclude - è un problema che richiede il coinvolgimento di tutti perché la dimensione che sta assumendo è tale che è un vero e proprio allarme».


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