Lavori Pubblici

Scarsa la partecipazione di pubblico (e della politica) al Saie di Bologna

Giuseppe Latour

L'edizione di quest'anno della fiera Bolognese delle costruzioni chiuderà con bilancio di presenze migliore del 2013 ma senza però forti segnali di speranza per il settore

Meglio dell'anno nero del 2013, ma non si può ancora dire che il paziente sia completamente guarito. L'edizione 2014 del Saie di Bologna va in archivio lanciando qualche segnale positivo sullo stato di salute del settore e, allo stesso tempo, dando chiare indicazioni di problemi strutturali che restano ancora ben radicati. Lo confermano anche gli espositori: a camminare in giro per i padiglioni durante i quattro giorni della fiera bolognese ci si imbatte in sentimenti contrastanti. Qualcuno è deluso, qualcuno è piuttosto soddisfatto, tutti dicono che le edizioni più affollate sono solo un ricordo lontano.

La fiera è partita mercoledì scorso circondata da un ottimismo rinnovato, dopo che il 2013 aveva fatto segnare una delle sue annate peggiori. All'apertura il presidente di Bologna Fiere, Duccio Campagnoli ha parlato di «sfida ottimistica e propositiva al paese». I numeri davano l'idea di un certo movimento: 1.400 aziende, 21 centri di ricerca e università, 9mila persone iscritte ai corsi di formazione. E, soprattutto, otto membri del Governo attesi a testimoniare la loro vicinanza al settore. Con il passare delle ore, qualcuna di quelle promesse è stata mantenuta, altre meno. A partire dalla vicinanza della politica: all'inizio era stata annunciata la presenza del premier Matteo Renzi al taglio del nastro. Il primo ministro ha dato forfait ed è stato sostituito dal responsabile dell'Ambiente, Gian Luca Galletti.

Ma il termometro più attendibile dell'esito della fiera è la testimonianza degli espositori. Per loro la manifestazione è andata avanti a sussulti. Le presenze sono chiaramente oscillate in maniera pesante: mercoledì, ad esempio, già nel primo pomeriggio buona parte dei padiglioni era poco più che deserta. Più vivaci le altre giornate, anche se per alcuni settori l'interesse è stato piuttosto scarso. La zona dedicata ai serramenti, nel pomeriggio di giovedì, appariva desolata. «Abbiamo raccolto qualche contatto, ma niente di particolare - spiegano dalla Tecnolegno, azienda produttrice di infissi di Perugia -. Certo, non è niente rispetto all'anno scorso, quando non è arrivato davvero nessuno». A pochi metri da lì, altri prodotti incassavano un entusiasmo decisamente maggiore: è il caso dei settori "Green habitat" e "Smart building". «A noi la partecipazione è sembrata buona - dicono da Somfy, azienda che realizza sistemi per la casa domotica -. C'è molto interesse per le nuove tecnologie».

Di certo, però, le edizioni migliori sono lontane. «Ricordo il Saie a metà degli anni Novanta. Rischiavi di metterci ore per entrare nel parcheggio. Stamattina la mia macchina era la terza in totale», racconta un espositore di Fbm, azienda produttrice di laterizi. E anche la vocazione internazionale del settore sembra solo un auspicio. Alla vigilia veniva accreditata la presenza di 120 buyer stranieri. Eppure, un paio di stand di aziende cinesi apparivano quasi costantemente vuoti. A parlare è la Sentai Wpc di Anhui, nei pressi di Shanghai, azienda che realizza pavimentazioni da esterni in legno e materiali plastici: «Il nostro mercato principale, in Europa, è quello tedesco. Vorremmo allargarci anche in Italia, per questo veniamo qui da diversi anni, così come partecipiamo a fiere in tutto il mondo. Ma devo dire che le ultime due edizioni non sono andate bene». Il motivo? «Parliamo solo inglese e questo sembra un grosso problema».


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