Lavori Pubblici

Federcostruzioni: sistema casa-edilizia giù del 2,2%, più investimenti

Mauro Salerno

Presentato al Saie il rapporto sulla filiera da 400 miliardi con 2,7 milioni di occupati: tengono solo le produzioni con uno sbocco all'estero

Un calo del 2,2% nel 2014 dopo il -5,5% del 2013, in aggiunta all'ulteriore caduta dell'1,5% già preventivata per il 2015. Ancora due anni di passione per la filiera dell'edilizia, il sistema casa-infrastrutture rappresentato da Federcostruzioni che presenta oggi in apertura del Saie il rapporto sull'andamento della produzione e le prospettive di mercato per i prossimi mesi.
Al Salone dell'edilizia di Bologna (22-25 ottobre), dopo le stagioni segnate dalle batoste di mercato degli ultimi anni, ci sarebbe voglia di tornare a sorridere: pure perché la Fiera festeggia 50 anni di attività. Ma non è facile trovare le condizioni per farlo. Anche guardando alle ultime mosse messe in campo dal governo per far ripartire il settore, con il decreto Sblocca Italia e una legge di Stabilità piuttosto avara in materia di nuovi investimenti. «Continua il paradosso - del vorrei ma non posso», dice il presidente di Federcostruzioni Rudy Girardi». Le costruzioni hanno riacquistato un peso all'interno del dibattito sulla crescita economica, «ma almeno fino a questo momento le risorse rese disponibili per il riavvio del settore sono assolutamente lontane dalle quantità necessarie».

È con questo quadro che deve fare i conti un sistema produttivo che vale oltre 400 miliardi di euro e più di 2,7 milioni di occupati. Un universo produttivo che insieme alle imprese edili abbraccia settori ad alta tecnologia (si pensi al comparto elettrotecnico) e sistemi produttivi di consolidata tradizione capaci comunque di garantire un surplus della bilancia commerciale di 28,5 miliardi nel 2013: «un risultato rilevante - si sottolinea nel rapporto - perché corrisponde al ben il 70% del saldo della bilancia commerciale dell'intera economia italiana».

Il punto è proprio questo. A nutrire speranze di risalita (o quanto meno di tenuta) in un mercato che a fine 2015 avrà cumulato una perdita del 27,1% rispetto alla produzione 2009 sono solo le imprese con uno sbocco all'estero. Il 2013 si è chiuso con segni negativi per tutti i comparti produttivi, compresi tra il -1,2% delle tecnologie meccaniche per l'edilizia al -20% della vendita di macchine movimento terra. Il 2014 riserverà una caduta meno rovinosa, ma solo per le aziende più vocate all'estero. Come la produzione di metalli (-2,7% nel 2013), la ceramica (-1,4%), la produzione di macchine per i cantieri (-2,8%): tutti settori in grado di collocare non meno della metà dei loro prodotti sui mercati di oltreconfine.

Anche l'estero, segnala il rapporto, comincia a scricchiolare. Per questo, «diviene essenziale una ripresa del settore delle costruzioni nel suo complesso e non solo limitatamente agli investimenti in riqualificazione, unico comparto a registrare performance positive». Insomma, bisogna ricominciare a investire sui cantieri e non solo quelli legati alla casa. E' questo il messaggio che arriva da Bologna.


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