Lavori Pubblici

Dissesto idrogeologico, obiettivo 9 miliardi di euro di spesa dal 2014 al 2020

A.A.

Audizione al Senato del ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti: «Dobbiamo sbloccare i due miliardi incagliati e prevederne altri sette nei Fondi coesione 2014-20. Eliminare la burocrazia»

In materia di prevenzione al dissesto idrogeologico lobiettivo del governo è anzitutto spendere velocemente i circa due miliardi di euro di risorse programmate neglio anni scorsi e rimaste bloccate, e poi prevedere nuove risorse dal Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 per circa nove miliardi di euro, di cui 5,5 miliardi dalla quota statale del Fsc (l'ex Fas, il fondo statale per le aree svantaggiate) e 2,5 miliardi dalla quota regionale.
Lo ha detto al Senato (nell'audizione del 21 ottobre) il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti. «Dobbiamo semplificare drasticamente le procedure, eliminare la burocrazia, per evitare che i cavilli blocchino opere indispensabili per il territorio».


«Su una cosa - ha detto Galletti - siamo tutti d'accordo: le cause dell'attuale condizione di dissesto idrogeologico vanno ricercate, oltre che dagli effetti dipendenti dai cambiamenti
climatici, negli errori progettuali che hanno condotto, molto spesso, alla regimentazione e all'intubamento dei corsi d'acqua - si pensi, per stare sull'attualità, ai fiumi Seveso, a Milano,
e Bisagno, a Genova - e nell'eccessivo consumo di suolo dovuto alla speculazione edilizia e all'urbanizzazione senza regole che hanno trasformato radicalmente la morfologia dei suoli».


«Per quanto concerne in dettaglio l'aspetto finanziario - ha spiegato al Senato Galletti - l'azione del governo segue due linee di intervento: il recupero di risorse assegnate a partire dal 1998 a
vari livelli di governo, finalizzate al dissesto idrogeologico e non ancora utilizzate, e la programmazione di nuove risorse a valere sul nuovo ciclo del fondo per lo sviluppo e la coesione
2014-2020».

Galletti spiega: «A giugno di quest'anno, le risorse programmate, ma non ancora completate, avviate a cantiere ammontavano a 2 miliardi 312 milioni di euro, di cui 308 milioni per gli interventi programmati prima del 2009, 785 milioni per i piani operativi regionali e un miliardo e 219 milioni provenienti dagli accordi di programma 2009-2010».
Poi, «in sede di programmazione dei fondi per lo sviluppo e la coesione 2014-2020 - sulla base delle indicazioni degli interventi immediatamente cantierabili che soddisfano i requisiti della legge 147 del 2013 - per un importo complessivo stimato in circa 7 miliardi di euro», il ministero dell'Ambiente «ha fatto una richiesta di oltre 4,5 miliardi con previsione di cofinanziamento regionale del residuo importo di circa 2,5 miliardi di euro». «È stato inoltre richiesto - aggiunge il ministro - un importo di circa 1 miliardo e 100 milioni di euro per interventi di difesa del suolo coordinati con infrastrutture verdi».

«A queste somme - ha proseguto il Ministro dell'Ambiente - si aggiunge la richiesta di 138 milioni di euro previsti per gli interventi di difesa del suolo inseriti negli accordi di programma sottoscritti con le regioni del centro-nord nel 2010, che, ad oggi, non sono stati stanziati con delibera Cipe e sono stati solo in parte già anticipati per l'importo di 50 milioni di euro con risorse di bilancio proprie del ministero dell'ambiente».
«La nuova programmazione settennale, legata al nuovo ciclo dei fondi di sviluppo e coesione 2014-2020, sarà articolata attraverso un sistema di accordi di programma-quadro fra lo stato
e le singole regioni, con una governance che prevede, anche per i prossimi anni, i presidenti delle regioni come commissari di governo. Ciò - aggiunge il ministro - garantirà la necessaria
trasparenza e operatività, sia nella fase di messa a punto degli accordi di programma - con particolare riferimento alle attività di raccolta, validazione e selezione dei progetti, monitoraggio
finanziario e tecnico - sia nella fase di gestione».

Poi, conclude Galletti, «con la riforma delle autorità di bacino e l'istituzione dei distretti idrografici, che il governo considera una priorità, si punta a rafforzare il ruolo delle autorità dei bacini idrografici come punto di riferimento per la ricerca e lo studio tecnico e tecnologico svolto nelle diverse sedi scientifiche, interne ed esterne alla pubblica amministrazione, in stretta collaborazione e integrazione con l'Ispra, e, quindi, come autorità di validazione della
progettazione degli interventi contro il rischio idrogeologico».


© RIPRODUZIONE RISERVATA