Lavori Pubblici

Speciale Infrastrutture/2: dov'è finita la priorità investimenti?

Giorgio Santilli

Nella legge di stabilità ci saranno al massimo la proroga dei bonus per le riqualificazioni e qualche limitata risorsa per le infrastrutture

È finita un'estate il cui leitmotiv è stato il rilancio degli investimenti: da Mario Draghi a Ignazio Visco, da Matteo Renzi a Pier Carlo Padoan a Jean Claude Juncker, tutti hanno enfaticamente auspicato - sia pure con varianti di non poco conto - che gli investimenti tornassero rapidamente a crescere per fare da traino a una ripresa che non c'è, in Europa e men che meno in Italia. E tutti hanno proposto qualche soluzione.

Abbiamo vissuto nell'attesa e nelle promesse governative di uno sblocca-Italia risolutivo, che risolutivo non si è rivelato. E ora abbiamo conferma di un clamoroso cambiamento di clima - come se in estate si fosse scherzato - non solo dal fatto che Renzi ha smesso da tempo di parlare di "sblocca Italia", quasi che ne fosse deluso lui stesso, ma anche dal fatto che in modo ancora più bizzarro si è smesso di parlare di investimenti nella discussione rumorosa che sempre porta alla legge di stabilità. Ci saranno al massimo - dicono i bene informati - la proroga dei bonus fiscali del 50% per le ristrutturazioni in casa e del 65% per il risparmio energetico e qualche altra limitata risorsa per le infrastrutture.

Un pareggio, se va bene, difendendo faticosamente quel che già c'era ed evitando un arretramento che sfocerebbe nel grottesco (con la riduzione dei bonus fiscali). Ma l'ipotesi che le nuove politiche per gli investimenti possano dare un contributo decisivo nell'ultimo scorcio del 2014 e nel 2015 all'uscita dalla recessione sembra davvero tramontata. Speriamo di essere smentiti da una legge di stabilità che dirotti almeno una parte degli 11 miliardi previsti grazie ad uno sforamento rispetto agli obiettivi di deficit al rilancio degli investimenti pubblici, ma le probabilità che questo accada sono scarse.

Ci si può aspettare qualche miglioramento sostanziale dal passaggio parlamentare dello sblocca-Italia che sta entrando nel vivo alla Camera, con l'avvio delle votazioni in commissione Ambiente? Si può sperare che la commissione guidata da Ermete Realacci possa dare un'anima al decreto, ritrovando quel filo di sviluppo innovativo che il provvedimento, ricco ma eccessivamente frammentato, sembra aver smarrito. E si può sperare che il Parlamento ridia un dignitoso aspetto al decreto sui nodi della trasparenza e della concorrenza, riducendo deroghe, super commissari, trattative private senza freni, in house e capendo che abbiamo bisogno di un modello ordinario semplificato ed efficiente di realizzazione di opere pubbliche e non di un'estensione di regimi straordinari ed eccezionali che in passato hanno prodotto solo opere non finite, corruzione, clientelismo e scarsa condivisione.

Questo salto di qualità può ancora avvenire, per esempio reintroducendo fra le semplificazioni edilizie quel "regolamento edilizio unico" che sembrava essere la sola norma a dire in sé, con chiarezza, quale fosse la strada da seguire fra tante piccole scorciatoie senza respiro: eliminare con un taglio netto quei poteri dilaganti della pubblica amministrazione (soprattutto locale) che servono solo a segmentare, rallentare, occupare spazio.


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