Lavori Pubblici

Anisig: sbloccare il miliardo fermo al Cipe per la difesa del suolo

Alessandro Lerbini

Mauro Buzio (Associazione delle imprese specializzate nelle indagini geognostiche): E' prioritario far decollare il programma di interventi del 2009 rimasto inattivato

Sbloccare un miliardo di euro fermi al Cipe per gli interventi di difesa del suolo. A chiederlo è l'Anisig, l'Associazione nazionale delle imprese specializzate nelle indagini geognostiche. Gli eventi calamitosi che hanno colpito Genova e la Liguria rendono urgente e necessaria la definizione di un piano di programmazione annuale degli investimenti per la mitigazione del dissesto e, secondo l'Anisig, il contestuale sblocco dei finanziamenti fermi al Cipe dal 2009 comporterebbe un'immediata ricaduta positiva in termini occupazionali anche sulla filiera delle costruzioni, in un momento drammatico per tutto il comparto, alle prese con una crisi strutturale senza precedenti.

«Da quando si è insediato - osserva Mauro Buzio, presidente Anisig - l'attuale governo ha acceso i riflettori sul problema senza però a oggi dare seguito ad alcuna iniziativa concreta, il rischio è che per l'ennesima volta si dirottino tutti gli sforzi economici sull'ultima emergenza trascurando la situazione generale. Il ministero dell'Ambiente all'inizio dell'anno in corso ha chiesto alla Regioni un aggiornamento della situazione di dissesto, azione che però non ha prodotto ancora nulla. Nuovi accordi di programma con le Regioni vanno assolutamente attivati con urgenza, altrimenti continuiamo a parlare sempre e solo di emergenza. Occorre investire sulla programmazione degli interventi e sulla cultura della prevenzione".

A quattro anni dall'approvazione da parte del Cipe dei finanziamenti per oltre un miliardo di euro da destinare a circa un migliaio di interventi già programmati sull'intero territorio nazionale nelle aree dissestate e a rischio idrogeologico, i fondi solo in minima parte ancora messi a disposizioni degli enti locali.

Per l'Anisg, senza entrare nella valutazione economica e sociale che la mancata azione di prevenzione determina sui territori colpiti dai disastri naturali, è assolutamente prioritario far decollare il programma di interventi fortemente voluto allora dal Ministero dell'Ambiente in coordinamento con le Regioni, le cui risorse destinate, dopo un poco decoroso balletto di tagli e riassegnazioni a cura dei Ministri dell'Economia che si sono nel frattempo succeduti, rimangono ancora inspiegabilmente inattivate, ed utilizzate solo per alcuni interventi in Sicilia, nel Lazio e in Campania, mentre tutto il Centro-Nord è ancora fermo al palo. Solo la Lombardia ha anticipato i fondi prendendoli dai propri capitoli di bilancio.

«L'accelerazione nella realizzazione degli interventi già previsti - conclude Buzio - servirebbe da una parte a dare avvio a un'azione di sistemazione programmata del territorio, dall'altra creerebbe un meccanismo virtuoso che, oltre a ridurre l'incidenza della cassa integrazione nel settore delle PMI, ridarebbe impulso all'indotto dell'edilizia e ottimismo alla forza lavoro impiegata con risvolti positivi su consumi e gettito fiscale».


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