Lavori Pubblici

Il piano aeroporti colma uno dei più gravi ritardi del settore logistico

Giorgio Santilli

L'iter fra regioni e comuni non sarà facile ma il ministro Lupi ha ottenuto caparbiamente un primo risultato

L'adozione da parte del governo del piano nazionale aeroporti, a cinque anni dalla prima rivoluzionaria proposta One Works-Enac, è certamente una buona notizia perché contribuisce a colmare uno dei più gravi (fra i tanti) ritardi di pianificazione del settore infrastrutturale e logistico. Inutile dire che gli altri grandi paesi europei ne hanno uno fin dall'inizio del secolo, quando si mise a fuoco anche in Europa il ruolo glocal degli scali, cerniera fondamentale fra l'economia globale e quella territoriale. E si capì pure che programmare i flussi, superando la frammentazione campanilistica, era un'esigenza di sopravvivenza in una competizione che premia anzitutto chi accorpa (e redistribuisce) grandi numeri. Si capì, inoltre, contro ogni tentazione coprorativa dei singoli segmenti del trasporto, quello che a noi è dovuto venire a spiegare Mister Hogan: che l'intermodalità ferro-scali è fondamentale se vogliamo tornare ad alimentare gli aeroporti.

Tutto questo in Italia 15 anni fa non si è capito. E neanche adesso, forse, se l'eccellente lavoro iniziale di Giulio De Carli ha richiesto cinque anni e quattro governi per essere approvato, perdendo non pochi pezzi per strada. Tradotto: ancora una volta la politica (anche quella "tecnica") in questo Paese ha clamorosamente rallentato, anziché favorire, i processi di modernizzazione. Diamo atto a Maurizio Lupi di aver finalmente ottenuto caparbiamente un primo risultato e tifiamo perché possa arrivare in porto, sapendo che l'iter fra regioni e comuni non sarà facile. Ci sarà modo di dare una valutazione del piano nel merito quando sarà possibile vederlo nei dettagli. Oggi conviene ricordare che la pianificazione non è fine a se stessa e che è invece funzionale a realizzare (nel senso di portare a conclusione) opere prioritarie lasciando da parte quelle dietro cui si celano rendite di posizione non utili alla crescita.

Lo ricordiamo perché non possiamo negare la preoccupazione che ci crea - dopo un'estate passata ad ascoltare da Draghi, Visco, Renzi, Padoan eccetera che la priorità assoluta è per l'Italia rilanciare gli investimenti soprattutto infrastrutturali - il fatto che, messo a punto un interlocutorio decreto sblocca-Italia, ora che c'è da dare continuità sostanziale con la legge di stabilità, sul tema investimenti sembra caduto improvvisamente il silenzio. Sarebbe un altro pessimo modo per dare enfasi agli annunci roboanti e poi lasciare le cose appena all'inizio.


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