Lavori Pubblici

Ance: con Tfr in busta paga imprese a rischio default

«Inserire in busta paga il 50% del Tfr sarebbe una misura impropria e autolesionista. Ci auguriamo resti soltanto un'ipotesi, un esercizio teorico di politica economica, probabilmente con il suggerimento occulto dei sindacati, destinato a restare lettera morta», lo sostiene Ugo Cavallin, presidente di Ance Venezia, l'associazione dei costruttori edili, commentando una delle voci più ricorrenti sulle prossime misure del governo.

«È noto a tutti - spiega il presidente Cavallin - che il Tfr costituisce per le imprese una fonte importantissima di finanziamento e di liquidità. In un periodo come l'attuale dove, a causa dell'atteggiamento di totale chiusura delle banche, l'accesso al credito continua a rimanere proibitivo se non addirittura precluso, sottrarre queste risorse alle imprese, soprattutto medie piccole, significa metterle deliberatamente a fortissimo rischio di default».

«Nel settore dell'edilizia - continua Cavallin - gli effetti sarebbero oltretutto più negativi. Gli oneri sociali a carico delle imprese sono più alti di 10 punti percentuali rispetto agli altri settori industriali: uno stipendio di circa 1.500 euro al mese ne costa all'impresa oltre 4500!».

«Se l'obiettivo è quella di aumentare il reddito delle famiglie con l'effetto indiretto di far ripartire i consumi, la soluzione esiste e da tempo lo andiamo sostenendo: bisogna ridurre il costo del lavoro, liberandolo da quegli oneri impropri che gravano su di esso in misura esorbitante», conclude Cavallin.


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