Lavori Pubblici

Pagamenti, botta e risposta Governo-Ance. Buzzetti: costruttori non sono imprese di serie B

Giuseppe Latour

Per il premier le risorse per saldare gli arretrati ci sono, ma il saldo degli investimenti è bloccato dal patto. Guerra di cifre: per Renzi sono 2-3 miliardi. Le stime Ance parlano di 11 miliardi

Botta e risposta tra l'Ance e Palazzo Chigi. Il Governo, in una nota, ha ricostruito la vicenda dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione che, secondo i piani, avrebbero dovuto essere completamente evasi entro il 21 settembre scorso. I tecnici del premier Matteo Renzi hanno spiegato che il plafond dedicato agli investimenti, a causa dei vincoli europei, è destinato a rimanere congelato, andando in parallelo rispetto al resto. Secondo i costruttori si tratta di un declassamento per le imprese edili, che così vengono messe a un livello inferiore rispetto al resto delle aziende.

La ricostruzione di Palazzo Chigi parte dai debiti di parte corrente. E spiega che, in base al meccanismo di certificazione e alla convenzione con Cassa depositi e prestiti, tutti i creditori sono stati messi nelle condizioni di ricevere il denaro. Poi, passa al conto capitale. Si legge: «Rimangono fuori da questo computo solo quella quota parte di debiti della Pa su investimenti (stimati tra i due e i tre miliardi di euro) per i quali i soldi ci sono, ma il problema è il rispetto del 3% sul deficit. In altri termini, le risorse ci sono, ma rimane il problema di rispettare il patto di stabilità e non sforare il 3%. Gli unici debiti non pagabili al momento sono questi».

Alla nota del Governo risponde così il presidente Ance, Paolo Buzzetti: «Gli imprenditori delle costruzioni non possono essere considerati di serie B. Se l'impegno del Governo è di pagare tutti non si può escludere un unico settore industriale a causa dei vincoli del patto di stabilità». Insomma, non basta derubricare gli investimenti a questione secondaria.

I costruttori, comunque, attaccano ma non affondano il colpo. E non dicono nulla della stima al ribasso del conto capitale: secondo l'Ance, sarebbero 11 miliardi solo per le costruzioni su 15 totali. Buzzetti, così, ammette che qualcosa di positivo c'è: «Il Governo riconosce che i pagamenti degli investimenti sono bloccati dal rispetto del 3% sul deficit, ma non indica ancora come intende procedere per risolvere anche questa parte del problema». Servirebbe una riforma del patto di stabilità. «Abbiamo apprezzato gli sforzi fatti con la firma del protocollo del Mef ma senza una riforma strutturale del patto di stabilità c'è poco da fare e con la situazione attuale ci troveremo un nuovo accumulo di arretrati».

Buzzetti, poi, conclude: «L'Europa ci ha già detto che i vincoli del patto di stabilità non possono essere un ostacolo per pagare le imprese. E sono convinto che una soluzione si debba concordare a livello europeo consentendo così di pagare anche le spese per infrastrutture senza necessariamente incorrere in sanzioni. Il G20 e il Fondo Monetario ieri hanno chiesto ai Paesi europei sforzi maggiori sulle infrastrutture per intervenire con efficacia sulla crescita, ma se tagliamo gli investimenti e non paghiamo le opere che riusciamo a mettere in cantiere, questa esortazione rimarrà certamente inascoltata e l'economia non potrà ripartire».


© RIPRODUZIONE RISERVATA