Lavori Pubblici

Assimpredil: «Edilizia a Milano giù del 30%. Non basta lo Sblocca Italia»

Nel settore dell'edilizia in provincia di Milano, di Lodi e in Brianza c'è una situazione di "emergenza"; dal settembre 2008 ad oggi è stata persa il 30 per cento della capacità produttiva sia in termini di imprese sia di lavoratori, sono scomparse 3.500 imprese edili e usciti dal settore 60mila occupati.
Lo ha detto il presidente di Assimpredil Ance Claudio De Albertis aprendo i lavori dell'Assemblea annuale dell'Associazione, che raggruppa le imprese di costruzione delle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza.
Per De Albertis, «su un punto si può essere tutti concordi: se non riparte il settore delle costruzioni non riparte il Paese. Gli interventi tattici messi in campo dal governo e le misure assunte non bastano e non ci convincono».

La questione del pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione - ha aggiunto De Albertis - «non è una situazione risolta, nonostante certi annunci».

«Le prospettive per il dopo Expo - ha proseguito il presidente di Assimpredil - sono molto critiche. Negli ultimi anni il nostro territorio ha visto una pesante crisi nel mercato privato ed è stato invece
interessato da consistenti investimenti in lavori pubblici, ma l'indotto non è rimasto alla nostra economia».
«Siamo preoccupati - ha proseguito De Albertis - per il futuro del dopo Expo: se passasse una visione miope di disinvestimento in questo territorio l'area metropolitana ridurrebbe fortemente
la sua attrattività e la sua concorrenzialità, ma il Paese perderebbe la sua locomotiva economica». Occorre quindi denunciare «con forza questo rischio».
I costruttori chiedono un piano strategico che affronti tutti gli aspetti in una visione generale di medio e lungo periodo: un «vero Piano Industriale Paese di settore». Lo hanno fatto Germania, Francia, Gran Bretagna: e noi? «L'Italia, purtroppo, non ancora», ha osservato De Albertis.

«Bisogna capire - ha proseguito il presidente di Assimpredil - che il primo volano per il rilancio dell'economia è il territorio ed è un errore depotenziarne il ruolo. Territorio vuol dire investimenti per la qualità degli ambienti di vita e di lavoro, vuol dire infrastrutture, tutela dei beni ambientali e
monumentali, vuol dire case, scuole e luoghi di lavoro. Puntare sul territorio vuol dire uscire dalla crisi».
Se la politica economica degli ultimi anni ha avuto come priorità l'apertura dei mercati con politiche export-led, oggi l'attenzione deve essere data al sostegno al mercato interno che
vede le costruzioni come attore economico primario per via dell'indotto generato in ben l'80% dei settori economici».

De Albertis ha ricordato che «da settembre 2008 ad oggi il nostro settore ha perso il 30% Nel Comune di Milano in tre anni la superficie lorda di pavimento oggetto di concessioni edilizie si
è contratta del 50%. Meno cantieri per la nuova costruzione e per la riqualificazione. E' il futuro che ci preoccupa».


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