Lavori Pubblici

Consiglio di Stato: resta a Maltauro (commissariata) l'appalto dell'Expo

Mau.S.

Sospesa la sentenza del Tar Lombardia che aveva annullato l'assegnazione, accogliendo il ricorso presentato dalla società giunta seconda in gara

Resta a Maltauro l'appalto sulla Architettura di servizio di Expo 2015. Il Consiglio di Stato ha accolto, in via cautelare, l'istanza di Expo e ha sospeso la sentenza del Tar Lombardia che aveva annullato l'assegnazione,accogliendo il ricorso presentato dall'impresa Pellegrini, società giunta seconda in gara . L'udienza per la trattazione nel merito è fissata per il 18 dicembre. L'appalto, al centro di un'inchiesta dei pm di Milano,è stato commissariato sulla base dei nuovi poteri affidati all'Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone .

Secondo il Consiglio di Stato, IV sezione, «le pur gravissime ipotesi accusatorie formulate dalla Procura della Repubblica di Milano in relazione allo svolgimento della gara non comportavano automaticamente l'invalidità della procedura e dell'aggiudicazione, legittimando soltanto la facoltà di risoluzione del contratto d'appalto da parte dell'Ente committente». Inoltre, «sussisteva la situazione di pericolo paventata da Expo 2015» che a seguito della sentenza del Tar si trovava di fronte a un'alternativa: o risolvere il contratto d'appalto già in corso, con conseguente irrecuperabile ritardo nell'esecuzione dei lavori indispensabili per lo svolgimento di Expo 2015; oppure mantenere fermo il contratto stesso, restando però esposta al rischio di essere condannata a un'ingentissima somma per risarcimento danni in favore dell'Impresa Pellegrini, giunta seconda nella gara d'appalto.

Anche le recenti norme che hanno affidato più poteri all'Autorità Anticorruzione, con la possibilità di chiedere il commissariamento di singoli appalti, dimostrano, secondo il Consiglio di Stato, che il legislatore si è posto proprio il problema che si è determinato con Maltauro: quali siano gli effetti, su un appalto già aggiudicato, dell'avvio di indagini penali per gravi reati che si presumono commessi durante la gara, ma che non sono ancora sfociate in una condanna definitiva e quindi non sono tali da causare automaticamente l'invalidità dell'aggiudicazione. Uno nodo che il legislatore ha sciolto con una scelta - quella della possibilità di "commissariamento" dell'impresa appaltatrice - tale da conciliare l'esigenza di portare avanti la realizzazione dell'opera pubblica e la necessità di estromettere dalla gestione dell'impresa i presunti responsabili di illeciti, almeno fino alla conclusione del procedimento penale. E proprio queste nuove norme confermano l'impossibilità, in un caso come quello esaminato, di pervenire ad annullamento dell'aggiudicazione, mentre appartengono all'esclusiva responsabilità dell'Ente appaltante le scelte sulla possibile risoluzione del contratto di appalto.


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